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Asti, Gruppo Uniti si può: “Ennesimo pasticcio su Asp e AEC e il tempo stringe”

Riceviamo e pubblichiamo.


Nel Consiglio Comunale dello scorso del 21 dicembre ancora una volta l’Amministrazione ha taciuto sulle sue volontà rispetto alla risoluzione della questione Aec. Facciamo un piccolo ripasso.

Nel 2015 il Comune aveva affidato ad Asp senza gara i servizi di Teleriscaldamento e Illuminazione Pubblica, imponendo ad Asp di realizzarli mediante la costituzione di una nuova azienda, che per l’appunto è Aec, Asti Energia e Calore. Poi del Teleriscaldamento come tutti sappiamo non si è fatto nulla, invece l’Illuminazione pubblica è davvero passata ad Aec, anche se ad oggi manca ancora il collaudo degli impianti.

Nel frattempo era però stato fatto un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione che, lo scorso 8 luglio, ha definitivamente dichiarato illegittimo l’affidamento diretto da parte del Comune ad Asp (e quindi ad Aec) del Teleriscaldamento e di tutti gli altri servizi non contenuti nella gara del 2001: quindi, anche se non viene espressamente detto, anche l’illuminazione pubblica potrebbe essere passibile della stessa illegittimità.

Qui entrano in gioco le dichiarazioni di Rasero, che ha sempre detto di volersi adeguare al responso della delibera, forte anche di un parere del dottor Falduto che addirittura si spingeva a dire che tutta la gara del 2001 era illegittima. Tutta la determinazione della Giunta sembra sparita a partire dall’8 luglio, quando essa ha chiesto una proroga di 120 giorni per dare risposta ad Anac sulle sue intenzioni vista la necessità di ottenere altri pareri legali. Soprassediamo su molte cose che renderebbero questo testo troppo tecnico e poco comprensibile, ma scadendo i 120 giorni di proroga l’8 gennaio, ci aspettavamo finalmente di poter sapere in che modo la giunta intende dare seguito alla delibera Anac.

INVECE NIENTE. NIENTE DI NIENTE. SILENZIO ASSOLUTO, AD ESCLUSIONE DEL SOLITO FUMO NEGLI OCCHI DELLA SERIE: “STIAMO LAVORANDO, STIAMO TRATTANDO, LE COSE SEMBRANO GIRARE AL MEGLIO, A BREVE SAPREMO QUALCOSA”.

La maggioranza ha approvato una relazione – secondo noi passibile di illegittimità – in cui sostanzialmente si dice che su Aec si vedrà in seguito cosa fare perché non sono ancora arrivati i pareri necessari. Inoltre la delibera contiene secondo noi è una vera e propria delega in bianco alla Giunta. Sono questi i due aspetti che ci fanno ritenere che la delibera sia illegittima: il Testo unico in materia di società partecipate (Tusp), infatti, dice che le decisioni devono essere motivate secondo principi di convenienza economica e sostenibilità finanziaria e che titolare delle decisioni è il Consiglio Comunale. La maggioranza invece con questa delibera ha fatto proprio il contrario, delegando la Giunta a fare qualcosa di non definito.

Il clima della seduta è stato reso ancora più surreale dal fatto che il giorno 16 dicembre è stata recapitata a tutti i Consiglieri Comunali, al Sindaco ed alla Giunta una lettera dal Cda di Asp in cui si davano degli indirizzi, previo parere specialistico, relativamente a proposte che negli anni passati proprio il Consiglio Comunale aveva indicato per risolvere il problema Aec. Si trattava di un lavoro fatto dal Cda di Asp proprio in seguito alla procedura di razionalizzazione dello scorso anno, che andava secondo noi recepito in questa delibera. Pensate un attimo: nella delibera approvata l’amministrazione dice che non sa ancora dire cosa farà su Aec perché mancano i pareri. Peccato che un parere importante sia giunto pochi giorni prima e non se ne voglia tenere conto!

Vediamo perché secondo noi era importante recepire il contenuto della lettera. Il consiglio Comunale, in passato, aveva delineato due vie: la prima era l’acquisto da parte di Asp soltanto del ramo d’azienda di Aec relativo all’illuminazione pubblica; la seconda prevedeva un acquisto con incorporazione a seguito di fusione. Nella lettera ricevuta dal Cda di Asp si trovano grandi passi avanti rispetto a quelle proposte. Si dice, infatti, che occupandosi Aec della sola Illuminazione Pubblica, non si può parlare di “acquisto del ramo d’Azienda” e, di conseguenza, l’unica strada percorribile, checché ne dica il Sindaco, è quella dell’incorporazione per fusione di Aec in Asp.

Nel testo inviatoci dal Cda di Asp vengono anche segnalati pro e contro dell’operazione e -cosa importantissima- i punti ancora da risolvere per poter dare corso alla fusione, il cui maggiore sembra essere la mancanza del collaudo. Collaudo su cui, nel puro stile di questa amministrazione, si sente dire che è in arrivo, mancano pochi giorni, manca qualche firma: ma intanto deve ancora arrivare, con tre anni di ritardo.

Ancora, un passaggio fondamentale delle lettera è quello in cui si dice che il valore di acquisto delle azioni di Aec ora di proprietà della Società Iren Energia deve avvenire “al valore nominale”.
Stranamente il Sindaco durante l’intervento in Consiglio Comunale ha dichiarato che le trattative in corso vertono proprio sul valore dell’acquisto. A questo proposito sorgono spontanee due domande:

1. Ma che valore possono avere le azioni di una società che rischia di NON ESSERE PIÙ GESTORE DI NESSUN SERVIZIO visto l’intervento di ANAC?

2. Perché la collettività dovrebbe farsi carico di rischi d’impresa di un soggetto privato?
Purtroppo pare non essere così per il Comune di Asti, per Asp e per i soci privati di Asp, che da mesi dibattono e si muovono per trovare una soluzione che faccia tutti contenti. E il contendere nasce proprio dal valore da assegnare alla “scatola vuota” per rifondere gli investitori che vogliono recuperare i soldi sborsati avendo acquistato il “pacchetto” Asta in Aec a valore nominale.

E allora sarebbe bello sapere quanto “balla” fra la cifra indicata dal Cda di Asp e quanto vorrebbero i soci privati per “tirarsi su una costola” da un investimento sbagliato e seppellire una vicenda iniziata male e finita peggio! Peccato che le leggi ferree del mercato, alle quali è tanto affezionato il nostro economista Sindaco, prevedano anche “il rischio d’impresa” che, in questo caso, non deve essere pagato da Asp, quindi dal Comune e quindi dagli astigiani. Sia ben chiaro che se la “scatola vuota” sarà pagata più del dovuto daremo battaglia nelle sedi dovute.

Insomma non se ne viene fuori poiché la Delibera di razionalizzazione approvata dalla maggioranza non ha affatto definito una conclusione della vicenda, ma di fatto rimanda ad un prossimo ennesimo provvedimento.

L’unica cosa certa è che la Delibera, in modo che ribadiamo essere a nostro parere illegittimo, stabilisce maggiori poteri della Giunta a discapito del Consiglio Comunale, a cui non solo spetta per legge l’ultima parola in questa vicenda, ma spetta soprattutto la fissazione dei metodi, della strada e dei tempi in cui questa operazione deve essere conclusa.

Così il tempo passa e per Asp a problemi si sommano sempre nuovi problemi; ci riferiamo al mancato rinnovo dei patti parasociali e dei contratti dei servizi erogati al Comune (raccolta rifiuti, spazzamento, gestione parcheggi, trasporti), ci riferiamo all’assetto societario di Asp ovvero al ruolo dei soci privati rispetto al Socio pubblico di maggioranza, il Comune, sempre che la decisione ultima dell’economista Rasero non sia quella di diventare socio di minoranza.

In attesa della prossima puntata non possiamo non rilevare quanto spessa sia la coltre di nebbia che avvolge il Sindaco e la sua Giunta.

Su tutto ciò poi incombe quanto espressamente indicato dal collegio dei REVISORI dei CONTI
che, come ha ribadito perentoriamente il Presidente del Collegio durante quest’ultima surreale
seduta del Consiglio Comunale di Asti del 2020, IN ASSENZA DELLA SOTTOSCRIZIONE
ENTRO IL 31 GENNAIO 2021 DEI CONTRATTI DI SERVIZIO BLOCCHERANNO I

PAGAMENTI DAL COMUNE AD ASP DAL 1 FEBBRAIO. Di conseguenza si potrebbe bloccare l’erogazione dei servizi.
BEL RISULTATO, SINDACO, DOPO OLTRE TRE ANNI DI INCONCLUDENTI TRATTATIVE.

Il Gruppo Consiliare UNITI SI PUÒ
Michele Anselmo – Mauro Bosia