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Nuova area industriale a San Paolo Solbrito? Il polo “logistico” della discordia

Posti di lavoro o tutela del paesaggio? Questo il centro della discussione che vede coinvolti diversi attori tra amministrazioni locali, Regione Piemonte e associazioni ambientaliste. Da una parte chi vede opportunità  occupazionali, dall’altro lo scempio ambientale.
Cerchiamo di ripercorrere lo stato dei fatti.

Secondo quanto emerso da una recente interrogazione consigliare presentata dal consigliere regionale Daniele Valle lo scorso 6 novembre, la società di Asti Ruscalla Renato S.p.a. intende acquisire all’interno del Comune di San Paolo Solbrito un’area di 120.000 mq (circa 16 campi da calcio) per la realizzazione di un nuovo polo logistico.

L’interrogazione evidenzia diverse criticità che sono state riprese dal Circolo Legambiente Valtriversa. Prima di tutto la vocazione dell’area stessa. Si tratta di un‘area agricola suddivisa tra numerosi proprietari.

Secondo Valle alcuni dei proprietari affittano a coltivatori diretti o sono essi stessi coltivatori diretti, che hanno dunque in questi terreni un interesse economico per le loro aziende. Valle fa riferimento alla stessa legislazione regionale per cui è necessario evitare il consumo di suolo con particolare riferimento alle aree agricole (legge n. 67 del 1970 “Tutela e uso del suolo”) e trovare misure per il riuso e la riqualificazione dell’edificato (legge n. 16 del 2018 “Misure per il riuso, la riqualificazione dell’edificato e la rigenerazione urbana).

In altre parole come evidenzia Legambiente “si poteva scegliere un’area industriale in disuso, di cui abbiamo innumerevoli esempi sparsi in tutti i comuni dell’Astigiano, ma purtroppo molti sindaci non censiscono i capannoni non utilizzati, preferendo accettare la costruzione di nuove strutture che portano in dote importanti oneri di urbanizzazione. Optare per una zona già industrializzata, o comunque già destinata, porta alcuni innegabili vantaggi rispetto alla conversione di un’area agricola”.

“Il luogo prescelto ai confini estremi del comune di San Paolo Solbrito – continua Legambiente – sembra identificato non tanto perché è collegato con strade importanti, o perché si trova a breve distanza dai principali esercizi commerciali che dovrà alimentare, ma solo perché si ritiene più facilmente acquisibile l’area, più facilmente modificabile il piano regolatore, più facilmente superabili le proteste dei pochi vicini”.

Su questo non è tardata la replica del primo cittadino di San Paolo Solbrito, Luca Panetta, che spiega anche la finalità d’uso dell’area: “Si tratterebbe di un capannone di stoccaggio alimenti surgelati i quali in seguito vengono caricati e portati a destinazione nei vari negozi, quindi nulla di produttivo o inquinante. Il polo si realizzerebbe a ridosso della Mercegaglia quindi in area già industrializzata che non va a intaccare nessuna viabilità cittadina e nessun centro residenziale visto che l’ingresso sarebbe dalla provinciale che va ad Asti. Il tutto è ancora in fase di studio perché naturalmente ci sono organi superiori ai comuni che devono dare il parere e il benestare.

polo logistico san paolo solbrito

Altro nodo cruciale è il tema dell’occupazione.

Secondo quanto evidenzia Panetta “Dopo essere stati contatti, ci siamo ampiamente documentati e visti i relativi progetti abbiamo deciso di capire se era cosa fattibile, questo perché nella proposta l’azienda assumerebbe 200 persone circa del nostro territorio, visti i tempi dove molte famiglie non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena ci sembra cosa non da poco”.

Legambiente ribatte che “comprende perfettamente i problemi occupazionali, non è sfavorevole ai poli logistici, ma ritiene che prima di pensare a consumare prezioso suolo agricolo si debbano valutare tutte le alternativa plausibili: nel nostro caso ad esempio alcune aree industriali potenzialmente disponibili. Legambiente ricorda inoltre che spesso nel passato non solo le promesse fatte in sede di contrattazione con le Amministrazioni non sono state compiutamente realizzate, ma anche che in parecchi casi l’apertura di un nuovo polo logistico ha coinciso con la chiusura di altri, e l’occupazione complessiva è aumentata ma solo di poche decine di unità, mentre gli impiegati ed operai venivano trasferiti di provincia o regione”.

L’interpellanza regionale di Valle, rimbalzata da Legambiente, inoltre pone l’accento sulla vendita dei terreni sfavorevole per i proprietari. “Risulterebbe che ad oggi gli appezzamenti vengano valutati dall’impresa ad un prezzo 5-6 euro al metro quadro pari a due volte il normale valore agricolo o più, mentre se l’area diventasse tra pochi anni industriale e logistica i valori subirebbero un incremento di almeno 5 volte, passando da 5 ad almeno 25 Euro al metro quadro. Un ottimo ritorno per l’imprenditore, l’opposto per chi vende”.

Addirittura Valle evidenzia che “alcuni proprietari riferiscono che sia stata loro paventata la possibilità di un esproprio dei loro terreni, a fronte di una imminente variante che il Comune starebbe considerando con la Regione Piemonte”.

Anche su questo arriva pronta la risposta del sindaco Panetta. “La prima fase interlocutoria con i proprietari dei terreni è risultata positiva alla vendita per 80%. Ringrazio di cuore il sindaco di Villanova D’Asti Christian Giordano che fin dal primo momento si è reso disponibile a rinunciare a parte dello sviluppo territoriale stabilito dalla precedente variante strutturale per favorire posti di lavoro. A mio modesto parere penso che se ogni qualvolta si presentino occasioni di lavoro date da aziende che hanno voglia di investire sui nostri territori e noi le gettiamo via per guardare il nostro orticello non andremo mai da nessuna parte, sarebbe una sconfitta non per il territorio ma per la nazione Italia”. 

La vicenda ha tutti gli ingredienti per diventare una vera e propria querelle che occuperà il dibattito pubblico nei prossimi mesi. Quali saranno gli esiti della vicenda? Ancora presto per stabilirlo. Intano però il sindaco mette le mani avanti proponendo un referendum. “E’ intenzione dell’amministrazione comunale chiedere il parere definitivo ai cittadini di San Paolo Solbrito tramite un referendum nel caso in cui il progetto sia fattibile”.

Foto fonte pagina facebook https://www.facebook.com/sanpaolosolbrito/