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Cinghiali, situazione fuori controllo: anche CIA Asti sollecita l’intervento della Regione Piemonte

Tra le proposte la sterilizzazione

Dopo l’ennesimo incidente automobilistico causato dalla presenza di cinghiali sull’autostrada, Cia – Agricoltori Italiani con il suo presidente nazionale Dino Scanavino, ha rilanciato la sua proposta di modifica alla legge 157/92 che regola la materia, su cui è mobilitata anche attraverso il progetto “Il Paese che Vogliamo”.

“Una riforma radicale, già presentata a Camera e Senato, nata dopo il sostanziale flop delle misure tampone adottate negli ultimi anni” spiega Cia che videnzia come i cinghiali, che sono passati da una popolazione di 900 mila capi in Italia nel 2010 ai quasi 2 milioni di oggi (+111%), creano danni milionari all’agricoltura (circa 50-60 milioni di euro l’anno). E non solo: il proliferare di questi animali aumenta il rischio di malattie (in aumento in Europa i casi di Peste Suina Africana), provoca incidenti stradali sempre più frequenti – circa 10mila ogni anno – e minaccia la sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane.

“Per questo è necessario riscrivere e aggiornare la legislazione sulla fauna selvatica, ormai obsoleta e totalmente carente sia sul piano economico che su quello ambientale. Per invertire la rotta, la proposta normativa lanciata da Cia: sostituire il concetto di ‘protezione’ con quello di ‘corretta gestione’, non delegare all’attività venatoria le azioni di controllo della fauna selvatica, ma prevedere la possibilità di istituire personale ausiliario; rafforzare l’autotutela degli agricoltori e garantire il risarcimento integrale dei danni subiti”.

Antonello Murgia, presidente di ATC1 Nord Tanaro ed ATC2 Sud Tanaro, interviene sul tema con una proposta concreta supportata anche dalla Cia di Asti.

“Nella nostra regione la presenza di caprioli e cinghiali è ormai un fenomeno incontrollato – dice Antonello Murgia – e l’abbattimento non è una soluzione perché i cacciatori sono sempre meno. Soprattutto in Piemonte, la media anagrafica non è bassa e per 10 appassionati dell’arte venatoria che scompaiono, c’è un solo nuovo giovane che vi si avvicina.” Inoltre, tra i limiti c’è la modalità stessa della caccia: certo non viene praticata allo scopo di eradicare una specie.

Murgia propone di conseguenza di valutare l’ipotesi della sterilizzazione degli animali: “In USA e in Inghilterra la pratica si sta sviluppando. Esistono farmaci specifici, riproducibili sotto forme di mangime. Procurati questi, non servirebbe altro che piazzare le mangiatoie. Dopotutto è consuetudine ormai sterilizzare gli animali domestici, parliamo di una pratica normale e diffusa. Non vedo perché non dovrebbe essere accettabile quando si parla di animali selvatici.”

Per la sperimentazione serve un territorio sufficientemente ampio in cui collocare gli animali. “Dopo aver loro somministrato i farmaci, trascorso un tempo sufficiente, li si catturerebbe nuovamente per verificarne le condizioni – precisa Murgia – le sostanze fanno in modo che i cinghiali non si riproducano per un tempo di 4 anni. Questo garantirebbe un maggiore controllo. Inoltre, ci si potrebbe concentrare solo sulle aree critiche del Piemonte. Non è qualcosa che possiamo fare con le nostre risorse, ci vuole un progetto regionale che prenda atto di questa situazione e dia il via alla sperimentazione.”

Anche la Cia di Asti sollecita l’intervento immediato della Regione Piemonte: “E’ urgente un impegno forte delle istituzioni – commenta il presidente Alessandro Durando – chiediamo che si convochi al più presto un tavolo di confronto regionale con tutte le parti interessate tra cui la sede torinese dell’Istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta”.