Lettere al direttore

Angela Quaglia risponde a Coppo e Rasero: “Un po’ più di educazione e un po’ meno di presunzione non guasterebbero”

Riceviamo e pubblichiamo


E’ noto che quando non si hanno argomenti si ricorre all’insulto: una costante, ormai, da parte del Sindaco.
Forse sarebbe bene che si rileggesse il regolamento del Consiglio Comunale e lo facesse rileggere anche al vicesindaco, che “straparla” di “modo furbetto” rispetto alla conduzione del Consiglio di qualche giorno fa.
Ricapitoliamo i fatti, cercando di non annoiare.

Da mesi ci si riunisce solo online, senza interrogazioni e interpellanze, anche se, da regolamento, queste andrebbero sempre previste.
Ora, durante il lockdown, la minoranza – per senso di responsabilità – ha accettato questa prassi. Tuttavia, quella che doveva essere un’eccezione temporanea, dovuta alla difficoltà del momento, è diventata nei mesi a venire una regola permanente.
E, quel che è peggio, il tutto senza fornire alcuna spiegazione: tant’è che quando è stato chiesto, da parte di un consigliere di minoranza, perché ancora non ci fossero le interrogazioni in discussione, la risposta è stata: “Perché l’Amministrazione ha deciso così”.
Ora, finora ci sono state due sedute del consiglio comunale per l’elezione del Presidente. Ebbene, la prima volta, non si è arrivati all’elezione del Presidente perché, a fronte della pregiudiziale sollevata dal consigliere Cerruti, il Sindaco si è innervosito e, come per magia, la maggioranza si è dissolta.
Mancando il numero legale non si è potuto procedere.

La seconda volta, lunedì, si pensava che le discussioni interne alla maggioranza fossero ormai superate e che il sistema di voto scelto fosse sicuro e collaudato.
Si è scoperto invece che, al momento del voto, alcuni consiglieri (anche di maggioranza) per problemi tecnici non riuscivano a votare.
Ha un bel dire, il Sindaco, che la stessa piattaforma viene usata per votare “i bilanci di alcune multinazionali”. Sarà anche così, ma intanto i soci o gli amministratori delle multinazionali sono (devono essere!) identificabili con certezza prima di ogni seduta assembleare o di CdA. In Consiglio Comunale, invece, molti consiglieri spengono la webcam (magari anche per problemi di connessione), il che non consente di sapere quante persone stiano effettivamente partecipando. E ciò nonostante gli inviti, più volte ripetuti dalla sottoscritta, a rendersi riconoscibili.
La richiesta di effettuare consigli in presenza, in luoghi adeguati e con tutte le precauzioni del caso continua ad essere interpretata come un “capriccio” della minoranza quando invece è un preciso diritto, specialmente quando si debba votare il Presidente o si debbano discutere argomenti di forte attualità (come i problemi relativi alla scuola Jona), sulla quale, ad esempio, perfino un semplice ordine del giorno presentato dalla minoranza è stato liquidato dal Sindaco come un argomento sul quale ci si sarebbe pronunciati alla fine.
Non è neppure vero che i tecnici informatici non ci fossero più, intorno alla mezzanotte. Sono usciti dal palazzo comunale dopo di noi consiglieri!
Credo che un po’ più di educazione e un po’ meno di presunzione non guasterebbero per ricondurre il dibattito politico su binari più adeguati al massimo consesso cittadino.
E sarebbe meglio se Sindaco e vicesindaco si occupassero “seriamente” di alcune problematiche invece di limitarsi ad annunciarle ( campo nomadi, ad esempio!). Il tempo delle promesse è passato… quello delle risposte, però, non sembra essere ancora arrivato.

Con viva cordialità
Angela Quaglia- cons. com. CambiAMO Asti