Ad Asti gente sulle strade come al corteo del Palio: l’inafferrabile illogicità delle misure anticovid

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Gente assiepata sulla strada per guardare transitare il Giro d’Italia: non ci sarebbe nulla di male tranne il fatto che oggi il bollettino dei contagiati sfiora quota 20mila livello nazionale, e a marzo, con solo un quarto dei contagi giornalieri, si urlava ai carri armati nelle strade e alla legge marziale.

Certo i numeri di oggi non sono paragonabili a quelli di questa primavera; gran parte dei contagiati sono asintomatici anche se gli ospedali incominciano ad andare in affanno. Ma forse quello che che abbiamo veramente imparato è la convivenza con il virus: oggi il bollettino dei contagiati, il numero dei morti o di quelli in terapia intensiva non è un deterrente per nulla, fa parte della nostra quotidianità. E’ un vulcano pronto ad eruttare sulle cui pendici noi viviamo: così è, cosi dobbiamo accettarlo. Se questo fatalismo sia giusto o meno non sta a noi deciderlo: ma storicamente tutte i fatti che nascono come tragedie finiscono come routine.

Certo fa sorridere e pensare come oggi migliaia di persone erano assembrate per strada, mentre da domani notte le vie del centro saranno off limits per chiunque. Sembra di vivere dentro un romanzo kafkiano: facciamo misure anti assembramento quando non servono, perché non possiamo fare altro, perché l’economia non potrebbe reggere un altro lockdown e si dovrebbe scegliere tra il morire di fame o di Covid.

Sono misure illogiche, perché forse illogico è il periodo che stiamo vivendo: allarmismo nei titoli di giornale ma alla fine al virus ci siamo abituati, eccome. Non sappiamo se ci sarà un nuovo lockdown, come e con quali modalità. Ma una proverbio dice che “la storia si ripete due volte: la prima in tragedia, la seconda in farsa”. Noi stiamo percorrendo pericolosamente questa seconda china. “Non c’è né Coviddi” dicevano. Forse nella bestialità di certe affermazioni saremmo stati più onesti con noi stessi.

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