Cashback di Stato spostato ancora, come risparmiare online

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Conte non è ancora riuscito ad avviare il cashback di stato che è stato rimandato ad un decreto Mef attuativo.

Il premier Giuseppe Conte ne ha fatto un cavallo di battaglia. L’Italia necessita un cambiamento epocale dall’uso del contante (che copre oltre l’80% delle transazioni) al pagamento con moneta elettronica per dare una risposta incisiva al nero e al sommerso che ne erode l’economia. Già ipotizzato per la scorsa legge di bilancio e nuovamente un mese fa, il “cashback (l’incentivo al pagamento tramite carta di credito o bancomat).

“Win-win”, questo sarebbe il modello più probabile per il bonus consumi: il consumatore acquista e incassa una percentuale di quanto speso. Il commercio si rianima soprattutto nei piccoli esercizi e l’economia ritorna a prendere una boccata d’aria dopo la catastrofe dei 34 milioni di presenze in meno e dei 7 miliardi persi secondo Confesercenti. Il fisco recupera gettito perché finalmente si esce dal torpore storico del pagamento in contanti perché si sa, si evade e si ricicla con il denaro contante.

A differenza di questo governo molto lento, risparmiare online è già possibile da molto tempo, ne sono un esempio i codici sconto Amazon che permettono di ottenere una riduzione di prezzo sul noto portale di compravendite online, inserendo semplicemente un codice segreto sul carrello. Tanto basta per incentivare le vendite online, fare risparmiare l’utente ed evitare pagamenti in “nero”. Il cashback di stato punta proprio a questo, una rivoluzione sui pagamenti digitali offline.

Per la misura sarebbero pronti 3 miliardi, certo non abbastanza ma perlomeno un punto di partenza. I meccanismi si fanno più immediati e semplici. Abbandonate le idee della restituzione di una percentuale dell’Iva come credito d’imposta o di una detrazione per l’anno successivo, la direzione attuale mira al rimborso diretto nelle tasche del consumatore. Del resto, la via era già segnata dalle scelte dei colossi del settore tecnologico. Apple Card e le app di fintech (Revolut infatti ora ha aggiunto il cashback) dimostrano che il futuro è chiaro. È necessario che lo Stato rimborsi direttamente una determinata percentuale della spesa sostenuta e in tempi rapidi se non immediati. Ovviamente il tutto deve sottostare ad una soglia massima. L’ipotesi più semplice sarebbe l’impiego di una carta o l’accredito diretto sul conto corrente. Più complicato sarebbe utilizzare il cassetto fiscale cui attingere nella dichiarazione dei redditi.

Il passaggio è storico: sbagliare non è permesso. Lo chiede la situazione di emergenza, la ripresa e la stessa necessità di attingere al meglio al Recovery Fund. Riprovarci di nuovo sarebbe molto più complicato. Già troppe volte l’Italia ha perso questo passaggio per il futuro. Secondo le statistiche il paese è infatti restio all’uso delle carte. Il Cashless Society Index Ambrosetti 2019 ci condanna: Danimarca, Finlandia e Svezia sono al top della classifica con indici superiori a 7 (il massimo è 10) seguiti da Belgio, Regno Unito e Paesi bassi. L’Italia è solo a 3,68 davanti a Grecia, Ungheria, Croazia, Bulgaria e Romania.

La politica italiana ne ha bisogno. Se ogni paese ha trovato la sua soluzione per ridurre le transazioni in contanti, adottando perlopiù un mix di incentivi e obblighi, l’Italia si distingue da sei anni con una legge che obbliga ma non sanziona quanti non installano il Pos o impongono limiti minimi di spesa. A dicembre l’M5S ne richiamava il ridisegno nel decreto fiscale inserito nella manovra. Tante sono le zavorre: dall’inizio di luglio gli esercenti e i professionisti sono obbligati ad accettarli al costo di un sostanzioso 30% di crediti d’imposta sulle commissioni addebitate sulle transazioni. Le multe per i furbetti però dove sono?

L’incognita aperta è quella dei settori per i quali sarà applicato il cashback di Stato. I più papabili saranno bar e ristoranti con l’aggiunta dei negozi di abbigliamento e gli esercenti dei centri cittadini, per le attività di diverso genere presenti in determinati luoghi e probabilmente il “b2b” delle forniture agricole. Tale misura dovrebbe durare fino a dicembre. Certo sarebbe necessaria una svolta strutturale, il cittadino dovrebbe abituarsi al concetto di utilizzo della carta. Lo richiede l’equità fiscale, la tracciabilità di ogni importo potrebbe convenire a tutti. L’economia sommersa va fatta emergere e c’è la necessità di recuperare il divario tra chi ha sempre pagato e chi ha intascato a discapito di clienti e cittadini. La soluzione c’è, l’Italia deve imparare ad amare un po’ meno le banconote.

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