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Trasporto pubblico e tagli dei treni, Gabusi: “Non lasciamo a piedi nessuno”

Secondo l'assessore regionale ai trasporti l'utenza è sovrastimata

“Non lasciamo a piedi nessuno”.
Lo ha evidenziato più volte Marco Gabusi, assessore ai trasporti della Regione Piemonte, durante la seduta del Consiglio regionale dello scorso martedì 8 settembre in risposta in modo particolare a due interrogazioni, una sull’organizzazione del Trasporto Pubblico Locale in vista dell’avvio dell’anno scolastico e l’altra sui tagli al servizio ferroviario che riguardano anche la cancellazione di alcune corse sul territorio astigiano (tagli alla Asti-Acqui).

Sul primo punto Gabusi ha risposto alla consigliera Francesca Frediani (M5S) che poneva l’attenzione sul trasporto pubblico locale per il trasporto studenti a partire dal 14 settembre. In modo particolare la richiesta riguardava la modalità di conteggio dei posti, seduti e in piedi, per garantire la massima sicurezza.

Un discorso molto ampio che interessa aree diversificate tra loro, dall’area metropolitana del capoluogo, alle aree più periferiche e rurali.

E’ stato ribadito che metropolitana, tram, treni locali, bus urbani e suburbani da lunedì 14 settembre  potranno raggiungere una capienza massima dell’80%, calcolata sulle singole capienze complessive indicate per ogni mezzo dalla carta di circolazione.

Gabusi ha evidenziato che si arriverà a regime probabilmente a ottobre: “L’importante sarà tararci man mano aggiornando il servizio in funzione dell’utenza che avremo a bordo e  di cui non si ha ancora la certezza”

Il consigliere Sean Sacco nella sua interrogazione si è concentrato, invece, sulla forte riduzione del servizio ferroviario tra cui anche alcune corse al mattino, importanti per gli studenti. Il consigliere pentastellato ha chiesto: “Quale stategia o programma di intervento intende applicare la Regione perchè si torni ad un’erogazione del servizio al 100% e addirittura potenziato per garantire la sicurezza a pendolari, a fronte di un contratto di servizio con Trenitalia che non ha subito modifiche di compenso?”

La risposta di Gabusi si è incentrata sul nodo dell’utenza, definitiva sovrastimata e sulla differenza tra sogno e realtà dei fatti.

“Sono circa 900 milioni i mancati introiti da bigliettazione per marzo, aprile e un pezzo di maggio – entra subito nel dettaglio l’assessore regionale – Riduzione di introiti che è continuata anche nei mesi successivi. Ad oggi il rinnovo degli abbonamenti studenti sono in numero molto più basso dell’anno scorso. Gli utenti sono meno di cosa ci si aspettava sia per lo smart working che per la paura del contagio: un 40% in meno e si stima un 100.000 viaggiatori al giorno a fronte di 155.000 dell’anno scorso”.

Ad oggi è attivo l’84% dei servizi di trasporto, ma garantisce Gabusi “C’è un dialogo continuo e costante con Trenitalia per implementare il servizio in base all’utenza, tenendo conto che un treno soprattutto se diesel che impiega la stessa quantità di tempo per effettuare la corsa e andare a Lingotto a rifornisri, non può lavorare con 10, 12 e 15 utenti”.

La riduzione del servizio è quindi una risposta alla mancata utenza: “Bisogna capire qual è il sogno e cosa ci si può permettere con cosa abbiamo in bilancio e lo hanno ben capito gli stessi sindaci interessati come quelli di Bra e Cavallermaggiore”.

“Non significa neppure che non si tiene la schiena dritta con Trenitalia – continua Gabusi – ma il bilancio regionale non permette di mantenere un servizio con pochi utenti. Il contratto di servizio non è sostenibile dal bilancio regionale. Le risorse a cui attingere bastano solo per coprire i primi mesi dell’anno”.

Ma non è tutta colpa del Covid evidenzia ancora Gabusi.

“Bastano i numeri dello scorso anno per capire che alcune linee sono sovradimensionate per l’utenza che hanno. E’ giusto garantire il trasporto pubblico e il diritto alla mobilità ma con un prezzo aderente alla realtà. Se porta una persona è difficile definirlo pubblico”. 

“Bisogna lavorare per la tutela del trasporto pubblico locale – ha concluso Gabusi – ma non con proroghe continue, ma con un contratto di servizio ferroviario duraturo, di almeno dieci anni. E’ necessario investire su quelle linee che hanno utenza come la Torino-Milano e la Torino-Cuneo altrimenti la situazione sarebbe troppo onerosa per il bilancio pubblico”.