Asti, alla Fondazione Guglielminetti il dialogo ritrovato nelle pitture di Gigi Quaglia e Annibale Bianchi foto

Si è svolta sabato 12 presso la sede della Fondazione Eugenio Guglielminetti l’inaugurazione della mostra “Gigi Quaglia (1915-2004) e Annibale C. Bianchi (1920-2013) il dialogo ritrovato”.

L’esposizione è il risultato di un lungo lavoro di preparazione, iniziato dai due artisti a partire dagli anni ’70 ma mai portato a termine per questioni di reciproca riservatezza.

Il dialogo tra i due pittori viene ora riproposto dai rispettivi eredi, in collaborazione con la Fondazione Guglielminetti, mediante un’esposizione progettata dalla curatrice Marida Faussone. Due sale, ciascuna dedicata a un artista, ripercorrono parallelamente l’evoluzione stilistica degli autori mediante trenta opere, appartenenti a un lungo periodo che va dagli anni ’60 al Duemila, rivelandone le differenze e i punti di contatto.

La sala dedicata a Gigi Quaglia ospita quindici delle opere prodotte tra il 1985 e il 2004. L’arte di Quaglia mostra forti legami con la corrente espressionista, riscontrabili nella sua ardita mescolanza di materiali diversi e nella sua attenta ma personalissima ricerca formale. Allievo di Anacleto Laretto e dello scultore Antonio Rossetto, già a partire dagli anni ’30 Gigi Quaglia conseguì numerosi riconoscimenti in tutto il Nord-Italia. Nel secondo dopoguerra realizzò gli importanti cicli di “macchine” e di “combustioni”.

La sua esperienza artistica si snoda intorno a tematiche di grande attualità quali la violenza dei conflitti e l’inquinamento ecologico. Questi motivi si fondono alla sua grande sensibilità per i cambiamenti nell’arte europea e alla sua attenta ricerca espressiva sull’utilizzo dei materiali.

Una profonda irrequietezza traspare dalla magmatica contorsione delle forme che ne caratterizza le opere e da un peculiare utilizzo dei colori, irrequietezza ulteriormente sottolineata da un originale utilizzo dell’affresco, mediante il quale l’artista conferisce ai suoi quadri un aspetto lacerato e frammentario. Le più recenti opere dell’autore – focalizzate sullo studio di Via San Martino – costituiscono un’ulteriore testimonianza della sua continua, informale ricerca espressiva.

La sala dedicata ad Annibale Carlo Bianchi accoglie opere già dei primi anni ’60. Bianchi condusse i suoi primi studi presso l’Antica Certosa di Valmanera, sede della futura Arazzeria Scassa. Successivamente, frequentò gli ambienti culturali torinesi, entrando in contatto con numerosi artisti e critici e organizzando diverse mostre personali. Soggiornò in Francia, in Spagna e negli Stati Uniti, entrando in contatto con altre tendenze visive a partire dalle quali concepì i suoi studi successivi.

Al 2016 risale la sua prima mostra postuma, realizzata dalla Fondazione Guglielminetti. Il percorso di crescita artistica dell’autore viene tracciato partendo dalle tavole realizzate con carte macerate a tempera. Questa tecnica si svilupperà, negli anni ’70, in una personale interpretazione del collage di matrice cubista – caratterizzata dall’accostamento di ritagli di giornali e tecnica pittorica. Nella grande attenzione di Bianchi per lo studio delle forme e dei colori si rivelano la sua grande cultura e la sua profonda sensibilità per i cambiamenti nell’arte internazionale.

La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre il venerdì, il sabato e la domenica dalle 16 alle 18. Per informazioni è possibile inviare una mail a fond.eugenioguglielminetti@gmail.com o visitare il sito www.comune.asti.it.