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Asti-Acqui Terme: perché il servizio ferroviario continua a essere dimezzato?

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Mentre si fa sempre più aspro il dibattitto tra opinione pubblica e istituzioni sul futuro della Alba-Alessandria, il trasporto ferroviario del sud della Provincia viaggia a ritmo ridotto, anzi dimezzato.

La Asti-Acqui Terme risente infatti dei recenti tagli al numero dei convogli, che la portano a essere servita non più da quattordici coppie di treni, ma solo da sette, passando da un cadenzamento orario a uno biorario. E si tratta purtroppo soltanto dell’ultimo di una serie di disagi che hanno esasperato in questi mesi i pendolari del sud della Provincia. Dopo una sospensione totale del servizio durante il periodo di lockdown (mentre sulle altre linee si era per lo più optato per una riduzione del numero di treni), il servizio sulla Asti-Acqui ha ripreso lo scorso 19 maggio (una delle ultime tra tutte le linee del Piemonte a essere ripristinata) con alcuni bus sostitutivi.

Di lì a pochi giorni la circolazione dei treni sembrava aver segnato un ritorno alla normalità, che però si è rivelato l’ennesimo sogno a occhi aperti. Dal 15 giugno fanno nuovamente la loro comparsa i pullman sostitutivi e ci rimangono fino al 2 agosto. Stando al cambio d’orario ufficiale avvenuto lo scorso 8 giugno, a partire dal 31 agosto sulla linea avrebbero dovuto effettuare servizio 28 treni, ma poi all’aggiornamento d’orario del 29 agosto la brusca marcia indietro che ha confermato di fatto quelli esistenti e cancellato gli altri. Ora sono in tanti a chiedersi il perché di una simile scriteriata decisione e soprattutto che ne sarà del futuro della linea. I più preoccupati (e penalizzati) sono i lavoratori e gli studenti diretti ad Acqui, dove la prima corsa del mattino arriva a destinazione alle 8:12. Come fare a raggiungere le scuole e i luoghi di lavoro in tempo utile senza la corsa delle 7:32, soppressa di punto in bianco e senza motivo?

Non va meglio nemmeno per i pendolari diretti ad Asti e a Torino, che si sono visti cancellare il convoglio in arrivo ad Asti alle 6:44. Ma i tagli finiscono inevitabilmente per influenzare in negativo il settore turistico, visto che sulla linea il sabato e la domenica non circola alcun treno. E se è vero il detto che mal comune è mezzo gaudio, una piccola “consolazione” per i pendolari c’è perché la Asti-Acqui non risulta essere l’unica linea bistrattata da recenti modifiche: anche la Savigliano-Saluzzo, la Bra-Cavallermaggiore, la Fossano-San Giuseppe e la Cuneo-Ventimiglia lamentano forti perdite di treni, che a giudicare da quanto scritto finora sembrano essere diventati per qualcuno più un peso che un aiuto per le comunità che rimangono così sempre più private di mezzi di trasporto.

 

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