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Coldiretti rilancia con la Docg Terre Alfieri

Dopo le difficoltà di questi mesi post Covid, il settore vitivinicolo piemontese accoglie con soddisfazione la diciottesima Docg, l'ottava dell'Astigiano

“L’istituzione della Docg Terre Alfieri, sono il compimento di un lungo percorso fatto dal Piemonte e dall’Astigiano in particolare”. A due giorni dal via libera del Comitato vini nazionale, il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio, sottolinea l’impegno e la sinergia fra tutti gli addetti del comparto nell’affermazione della vocazione del territorio all’altissima qualità.

“E’ passato poco più di un anno – sottolinea Diego Furia, direttore Coldiretti Asti – da quando, con i nostri produttori di Terre Alfieri, festeggiavamo il decennale dall’istituzione della denominazione di origine controllata. La Docg è stata ottenuta in virtù dell’aver dimostrato che le caratteristiche qualitative intrinseche del Terre Alfieri sono oggi superiori rispetto alla media di quelle degli analoghi vini Doc, per effetto dell’incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici. Per questo dobbiamo ringraziare i 48 produttori di uve fra cui i 37 che oggi vinificano per circa 250 mila bottiglie. Una citazione particolare deve anche essere evidenziata per il nostro Centro Studi Vini del Piemonte (ha sede a San Damiano d’Asti) che ha prodotto le rilevazioni e i risultati analitici e organolettici per ottenere la “G” attraverso la modifica del disciplinare”.

Il vino Terre Alfieri Doc viene prodotto nelle tipologie bianco Arneis e rosso Nebbiolo. Le rese produttive sono particolarmente restrittive, sia per la produzione ad ettaro, sia nella trasformazione dell’uva in vino. Ad esempio, per potersi fregiare in etichetta della menzione aggiuntiva “Vigna”, il vigneto di nuovo impianto, tra il terzo anno ed il settimo, deve avere una resa di uva per ettaro di 63 quintali per l’Arneis e 52,50 per il Nebbiolo.

“Terre Alfieri” interessa i territori dei comuni di Antignano, Celle Enomondo, Cisterna d’Asti, Revigliasco, San Damiano, San Martino Alfieri, Tigliole, in provincia di Asti, e parte dei comuni di Castellinaldo, Govone, Magliano Alfieri e Priocca in provincia di Cuneo.

Si tratta dunque tra i non molti esempi di docg “interprovinciale”, che tiene conto, al di là dei confini amministrativi, delle caratteristiche ampelografiche del territorio e della sua storia vitivinicola.

“Possiamo dire – rileva il responsabile del Centro Studi Vino, Secondo Rabbione – che anche questi territori abbiano da oggi il loro Barbaresco. Il nuovo disciplinare, contiene anche altre novità, frutto di una lunga sperimentazione, come ad esempio i rinnovati parametri del titolo alcolometrico volumico totale minimo al consumo, l’acidità totale e l’estratto non riduttore”.

E’ prevista la nuova tipologia di “Terre Alfieri” Arneis superiore, anche con la menzione aggiuntiva vigna, ottenuta con un periodo minimo di invecchiamento di mesi 6, a decorrere dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve. E’ stata introdotta la tipologia “Terre Alfieri” Nebbiolo superiore, anche con la menzione aggiuntiva vigna, ottenuta con un periodo minimo di invecchiamento di mesi 12, a decorrere dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, di cui almeno 6 in botti di legno. E’ poi contemplata la nuova tipologia di “Terre Alfieri” Nebbiolo riserva, anche con la menzione aggiuntiva vigna, ottenuta con un periodo minimo di invecchiamento di mesi 24, a decorrere dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, di cui almeno 12 in botti di legno. Infine, per il “Terre Alfieri” Arneis nella versione normale sono stati eliminati i quattro mesi di affinamento.

“Era il 2006 – commenta Beppe Guido, dell’azienda vinicola “Pescaja”, capo fila dei produttori Terre Alfieri – quando ci trovammo io, il professor Vincenzo Gerbi, il vice direttore di Coldiretti Asti Luigi Franco, il tecnico Ilario Malandrone e i produttori Beppe Cauda e Vincenzo Bossotti. La mia intuizione di realizzare un marchio collettivo che identificasse questo territorio, possiamo dire essersi rivelata vincente. Aver ottenuto in undici anni la Doc e la Docg penso si possa considerare un guinness dei primati”.

“In questi mesi di estrema difficoltà per il settore vitivinicolo, stretto nella morsa fra la crisi economica post Covid e i timori per la carenza di manodopera per l’ormai imminente vendemmia – conclude Reggio –, possiamo sicuramente accogliere e festeggiare con soddisfazione la diciottesima Docg piemontese, l’ottava per la provincia di Asti”.

LE 8 “MERAVIGLIE” DOCG DELLA PROVINCIA DI ASTI
– Alta Langa
– Asti e Moscato d’Asti
– Barbera d’Asti
– Barbera del Monferrato Superiore
– Brachetto d’Acqui
– Nizza
– Ruché di Castagnole Monferrato
– Terre Alfieri