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Il Cerchio magico: la fine di questo anomalo anno scolastico…

E anche questo anomalo anno scolastico sta arrivando alla fine.
Sembrava che questi mesi di didattica a distanza dovessero durare in eterno e invece eccoci qui a contare i giorni che ci separano dal termine e, anche se manca l’euforia dei saluti, degli abbracci e delle ore di scuola finalmente rilassate, la sensazione di fondo è la stessa. Anche quest’anno è andato, finalmente!
Certo per alcuni ci sono gli esami ancora ad attenderli, con le incertezze decuplicate vista la situazione attuale, ma per la gran parte degli studenti il traguardo è ormai vicino.
Talmente vicino che si comincia a pensare concretamente alla ripresa autunnale e a come gestirla. Leggendo le linee guida ammetto che quella che mi ha lasciata più perplessa è l’obbligo della mascherina tutto il giorno fin dalla prima elementare. Per fortuna alle mie perplessità ha dato parole e senso un intervento del pediatra Tommaso Montini, che ha messo in evidenza (in un post su Facebook) quale sarebbe la vera misura necessaria:
“Io credo che piuttosto che demolire la scuola completamente, quest’anno potrebbe essere il caso di rispettare alla lettera le regole che già abbiamo.
“Quali regole?”
Semplice: il bambino malato non può entrare in classe.
Perché il “problema” è che il “bambino malato”, non è quello con la febbre!
Ma quello che tossisce, che ha il nasino che cola, che starnutisce, che ha “i muchi”!
Quello che da sempre andato a scuola “tanto non ha la febbre”!!
Mascherine o non mascherine, un colpo di tosse o uno starnuto “impallina” una intera classe!
La soluzione quindi non è cercare di tappare un nasino che respira, ma non avere un colpo di tosse in classe!
La soluzione è non avere una manina che asciuga un nasino gocciolante e poi va a toccare tutto!
Ma per rispettare alla lettera questa regola serve un impegno politico importante!
Un banale raffreddore, quello che ha il nasino che cola, non dura 24-48 ore come abbiamo voluto considerare nel passato, ma circa 7-10 giorni!
Una flogosi delle prime vie respiratorie con tosse, persiste per una media di 10 giorni! Ma anche di più.
Significa che se per un banale raffreddore un bambino non può andare a scuola per almeno 7-10 giorni, la mamma o il papà non possono andare a lavorare per circa 10 giorni!”

Allora, a partire da questa sensatissima riflessione derivano a mio parere almeno due conseguenze: la prima è sostenere le famiglie affinchè possano far restare i bambini a casa da scuola per tutti i giorni necessari al pieno ricovero, ma la seconda è non disperdere completamente le competenze acquisite in termini di didattica a distanza per evitare che bambini e ragazzi semplicemente raffreddati (ma a casa!) non perdano troppo del programma eseguito in classe.
Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, ma sarebbe utile che chi è chiamato a prendere decisioni sui bambini avesse almeno una idea precisa di cosa sia un bambino, di quali esigenze fisiche ed emotive abbia e di quali siano le dinamiche scolastiche. Questo consentirebbe di restare sul piano del possibile, senza pretendere di introdurre cambiamenti impraticabili che – infallibilmente disattesi – diventerebbero immediatamente nuovi capri espiatori da immolare.
Quest’anno scolastico sta terminando, abbiamo tre mesi per aiutarci e aiutare i bambini a interpretare e dare un nome a ciò che abbiamo vissuto chiusi in casa, con un PC come unica finestra sul mondo. Sarebbe bello che le previsioni degli psichiatri sui disturbi post traumatici di questa generazione venissero disattese, molto dipenderà da quanto noi adulti sapremo farci carico di costruire una nuova normalità davvero possibile per tutti.

Paola Lazzarini

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