Le Rubriche di ATNews - Il Cerchio Magico

Il Cerchio magico: il 26 maggio scorso…

Il 26 maggio scorso, a Minneapolis, in seguito alla morte di George Floyd, cittadino afroamericano ucciso la sera prima da un ufficiale del dipartimento di polizia di Minneapolis che si è inginocchiato sul suo collo per 8 minuti e 46 secondi soffocandolo, è iniziata prima negli USA e poi in tutto il mondo un’ondata di proteste paragonabile solo a quella del movimento per i diritti civili di Martin L. King.

Ciò che colpisce di queste proteste, paragonabili al #metoo per portata culturale e al #marchforourlives per la forza spontanea in grado di scatenare, tocca una delle questioni irrisolte più importanti della vita civile americana e non solo: il razzismo strutturale. In gioco, infatti, non c’è una semplice battaglia culturale sull’uguaglianza delle persone (sulla quale – a parole – siamo tutti abbastanza concordi), ma sulla sostanziale differenza quando si tratta di accesso alle opportunità e garanzia di equo trattamento davanti alla legge.
Solo per fare un esempio relativo alla Florida: stesso crimine (rapina a mano armata), stesso tribunale, stesso giudice, stessa storia criminale (precedenti minori), un ragazzo bianco di 19 anni ha ricevuto una condanna a 2 anni di prigione, mentre un ragazzo nero di 21 anni a 26 anni di prigione. Una difformità abnorme!

Ascoltando le testimonianze di migliaia di persone di colore emerge una assuefazione all’ingiustizia, che porta le madri a dover insegnare ai figli a non reagire ai soprusi, soprattutto della polizia, per evitare conseguenze peggiori. Eppure sembra che la morte di Floyd abbia rappresentato la famosa goccia oltre la quale non si può tornare indietro.

Alcuni effetti concreti sono già evidenti: la maggioranza dei membri del consiglio comunale di Minneapolis ha annunciato l’intenzione di sciogliere il dipartimento di polizia e investire nella sicurezza pubblica su base comunitaria. La riforma della polizia è considerato il primo e più importante esito atteso dai manifestanti, ovviamente anche uno dei più criticati da parte di chi teme uno smantellamento delle forze dell’ordine che porti al caos, ma dalla scelta di Minneapolis è evidente che la proposta è decisamente più complessa e convincente: una forza di polizia davvero al servizio della comunità!

Un aspetto che sto trovando interessante è anche l’uso che si sta facendo dei social in questo momento. Se all’inizio si era proceduto all’ormai consueto utilizzo di hashtag (in particolare #blacklivesmatter), presto ci si è resi conto dei limiti di questo approccio e ci si è orientati a restituire alla comunità afroamericana il protagonismo nel condurre mediaticamente la campagna. Così moltissime celebrità bianche hanno “ceduto il microfono” ad attivisti afroamericani, offrendo i loro account instagram, facebook e twitter affinchè i milioni di follower che li seguono venissero raggiunti da informazioni e testimonianze dirette.

È una iniziativa interessante, perché non esiste riconoscimento che non passi dal consentire che chi è implicato in prima persona parli per sé: che si tratti di neri, minoranze religiose, donne o altro.
Questo tempo post-lockdown sembra segnato dal grande bisogno di giustizia e da una nuova disponibilità a coinvolgersi attivamente, speriamo che questa onda sappia incanalare le proprie forze nelle vie democratiche per arrivare a produrre un vero e stabile cambiamento.

Paola Lazzarini

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