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“Paure e responsabilità nella Casa comune: la necessità di andare oltre il proprio egoismo”

Alcuni studenti dell’ITIS Artom, allievi di quarta e di quinta della prof.ssa Cristina Adriano, hanno svolto dei temi sulle paure e responsabilità verso la Casa comune di Papa Francesco. Ecco le riflessioni di Edoardo Zotta, della classe IVAE.


Paure e responsabilità nella casa comune

Laudato si’ mi Signore per sora nostra madre terra la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba” scriveva San Francesco d’Assisi. Terra, “casa comune”, ricorda Papa Bergoglio, che “è anche come una sorella con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”.
Al passo coi tempi, l’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco pone un accento grave e urgente sulla questione ambientale in quanto fonte di angoscia ed infelicità per l’uomo e in particolare per i giovani, i quali sono destinati a subirne gli effetti a lungo termine.
Il pensiero espresso dal Pontefice, con un inno a Dio e alla fratellanza tra l’uomo e il creato segno dell’amore di Dio, si focalizza sui temi ambientali, da sempre al centro dei discorsi del Papa argentino sin dalla messa di inizio pontificato, quando, citando proprio San Francesco d’Assisi, raccomandò di “avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo” come compito che non riguarda solamente i cristiani ma che riguarda tutti.

Lo stesso titolo dell’Enciclica riprende un’espressione molto utilizzata dal Santo nel suo Cantico delle Creature, in cui si apprezza Dio tramite l’amore verso le sue creature e la Natura.
L’amore per l’ambiente, la natura, infatti, secondo Papa Francesco, è espressione stessa della fede: il “giardino” in cui viviamo non ci è affidato perché lo sfruttiamo, ma perché lo coltiviamo e lo custodiamo con rispetto.
L’inquinamento è visto nell’opera come fonte di male non solo dall’Uomo verso il creato, ma anche dell’Uomo verso sé stesso.
Sempre più evidenti e terribili sono, infatti, le manifestazioni della scarsa cura verso l’ambiente, contro cui è indispensabile prendere provvedimenti a livello non solo politico ed internazionale, ma anche morale.

Nell’Enciclica viene data importanza ai benefici dati dalle “esperienze in natura” per i giovani, in quanto il contatto rispettoso con l’ambiente è in grado di dare una diversa prospettiva delle cose tramite cui si può apprezzare il creato e, quindi, la vita stessa.
Al contrario, la scarsa empatia con la Natura e uno scarso rispetto degli equilibri climatici ed ecologi da essa stabiliti, conducono l’Uomo e in particolare i giovani ad avere paura, a provare indifferenza verso il vero valore della vita e angoscia per un futuro soggetto a cambiamenti negativi, anche climatici, potenzialmente distruttivi dell’Uomo, della sua moralità e del mondo.
Al tempo stesso il riferimento al tema dei cambiamenti climatici quale “problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche” è una delle principali sfide attuali per l’umanità. Se “il clima è un bene comune, di tutti e per tutti”, l’impatto più pesante della sua alterazione colpisce i più poveri, poiché coloro “che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi“. Il Papa denuncia, infatti, “la mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle” come “segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile”.

Ed allora il concetto di responsabilità richiamato da Papa Francesco è un chiaro invito rivolto alla società (ed alle istituzioni) di agire con un comune senso civico nel rispetto delle regole di vivere comune che dovrebbero essere alla base di ogni comunità: rispetto per la Terra come rispetto del prossimo, perché la Terra è la nostra “casa comune” ed è ciò che lasceremo ai nostri figli.
Ciò comporta, inevitabilmente, la necessità di cambiare gli attuali stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere il riscaldamento globale o, almeno, le cause umane che lo producono o lo aumentano: la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta proprio alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessa soprattutto a causa dell’attività umana.

Per questo motivo si deve abbandonare la logica «usa e getta» a causa della quale si tende a dare per scontate le risorse che abbiamo generando la cultura dello scarto. Così come è fondamentale, da parte degli Stati, far sì che il sapere e le conoscenze tecniche siano a disposizione di tutti e non vengano sfruttate dai più potenti a danno delle popolazioni più deboli.
Queste tematiche diventano ancora più attuali oggi che ci troviamo ad affrontare l’emergenza sanitaria più grave dell’ultimo decennio che evidenzia, ancora di più, la necessità di andare oltre il proprio egoismo per realizzare il benessere della collettività nella cura della “casa comune”.

Edoardo Zotta classe IVAE Itis Artom di Asti


 

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