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Il Tri-angolo di Mengozzi: Il pianoforte… con viti, bulloni e gomme

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Quarto appuntamento del 2020 con la rubrica mensile che arricchisce le proposte per i lettori di Atnews.it.

 

Il pianoforte… con viti, bulloni e gomme
Nel corso dei secoli il desiderio di poter usufruire di sonorità inedite ha sempre spinto i compositori ad esplorare le potenzialità insite negli strumenti musicali. Di pari passo gli strumenti musicali evolvevano oppure venivano dismessi in favore di altri più espressivi, più efficienti. È ad esempio il caso del pianoforte, che in breve tempo andò a soppiantare il clavicembalo.

Il XX secolo è stato un grande laboratorio per la sperimentazione musicale e, anche per quanto riguarda il pianoforte, si è assistito ad un significativo impulso innovativo. Alcuni compositori, come Prokofiev e Bartòk, valorizzarono l’aspetto percussivo del pianoforte; altri, come Debussy, riuscirono a smaterializzarne e trasfigurarne il timbro. Altri ancora fecero ricorso all’elettronica. Charles Ives indagò i risultati derivanti da una accordatura inusuale dello strumento, che contemplava microintervalli. Il compositore Conlon Nancarrow esplorò invece il mondo del “player piano”, una pianola meccanica che grazie a schede perforate esegue i brani senza bisogno dell’esecutore: in tal modo i limiti insiti in una umana performance vennero trascesi.

Un ulteriore modo per estrapolare nuove sonorità dal vecchio pianoforte era però quello di compiere su di esso gesti inediti, ad esempio pizzicare le corde oppure eseguire glissandi sopra di esse.
Le prime sperimentazioni di azioni fisiche tali da sollecitare direttamente le corde con le mani risalgono ai primi decenni del secolo. Fu Henry Cowell il pioniere di questo genere.
Impossibile poi non citare un altro celebre compositore americano, John Cage, autore di brani di grande fascino in cui tra le corde del pianoforte venivano inseriti oggetti metallici come viti e bulloni, gomme e carta. Lo strumento così approntato viene denominato “pianoforte preparato” ed è in grado di produrre sonorità davvero distanti da quelle comunemente associate allo strumento. La preparazione richiede estrema accuratezza poiché gli oggetti, per determinare il suono immaginato dal compositore, devono essere sistemati con millimetrica precisione.

In conclusione, è bene ricordare che in questo articolo sono stati trattati soltanto alcuni fra i numerosi tentativi di reinterpretazione del pianoforte ideati nel corso del Novecento. Non è dato sapere se il futuro sarà ulteriormente dispensatore di sperimentazioni parimenti elevate dal punto di vista artistico, oppure se la tecnologia andrà a sostituire totalmente gli strumenti musicali.

Fabio Mengozzi

“Il Tri-angolo di Mengozzi” prende spunto da un intervento sul nostro quotidiano del musicista astigiano di fama internazionale Fabio Mengozzi, compositore, pianista, direttore d’orchestra e docente di musica, in seguito ai fatti di Corinaldo (clicca QUI).

L’obiettivo della rubrica è quello, sempre nel massimo rispetto delle scelte musicali di tutti, di fornire con nozioni semplici un punto di vista alternativo da quello che offrono ogni giorno i media, di educare ed indirizzare i giovani alla musica profonda, spirituale, in modo da ampliare le possibilità di scelta nell’ascolto della musica.

 

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