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Il Giro del mondo “via terra” di Lars e Sasha: da Montemagno e Auronzo di Cadore al Sud est asiatico fotogallery

Il sogno di arrivare in Australia via terra non si è concretizzato a causa dell’emergenza Covid 19, ma le possibilitá di riprendere da dove avevano lasciato non mancheranno di certo.

Lars Orazzo, 23 anni astigiano di Montemagno e Sasha De Zordo, 26 anni di Auronzo di Cadore (Belluno) ci hanno portato, attraverso i racconti sui social e sul loro canale Youtube “DTW-Dreaming the world”, in una dimensione diversa da quella che viviamo nel quotidiano, fatte di imprevisti lungo il percorso, simpatici siparietti ma soprattutto storie vissute e capacitá di adattamento ad ogni circostanza. I due ragazzi sono rientrati nelle rispettive abitazioni a fine marzo, riabbracciati dalle famiglie, con lo zaino un po’ più pesante ma la testa più leggera.

Lars, tu intraprendi questa avventura assieme al tuo amico Sasha De Zordo, conosciuto in Inghilterra anni prima. Com’è nata l’idea di mollare tutto e partire per questo viaggio?
L’idea è nata circa due anni fa, sapevamo che ci sarebbe voluta una notevole preparazione per compiere questa esperienza. Ci sono stati diversi fattori per cui si è voluti partire, in primis gli ultimi mesi a Guildford (città a sud di Londra, dove Lars e Sasha hanno lavorato tre anni in un ristorante) sono stati difficili e mi avevano svuotato di motivazioni, non mi mancava niente però mi sembrava di andare avanti per inerzia. Poi nel 2018 ho fatto il mio primo viaggio fuori Europa, in Thailandia, in cui ho staccato la spina da problemi e pensieri, e lì io e Sasha abbiamo capito che la voglia di conoscere nuovi posti, nuove culture era diventata talmente gigante che sarebbe stato veramente un peccato tenere tutto questo in un cassetto.

Questa avventura è cominciata il 15 luglio 2019, partendo dal Veneto e attraversando l’Est Europa: Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. C’è un paese tra questi che ti porti maggiormente nel cuore?
Si, ti dico l’Ungheria senza pensarci, in modo particolare Budapest. Mi ha colpito molto l’atmosfera e la modernità della città poi oltre a quello, nell’ostello in cui pernottavamo, abbiamo conosciuto tre ragazzi stranieri (un francese, un messicano e una ragazza russa) con cui abbiamo legato e trascorso quattro giorni bellissimi. Un momento stupendo che non potrò mai dimenticare è stato quando io e Sasha abbiamo cucinato per tutti i ragazzi dell’ostello, ma anche le uscite serali, i racconti e le risate con una bottiglia di vino a farci compagnia e il Danubio illuminato sullo sfondo. Nonostante i pochi giorni passati insieme, con questi tre ragazzi ho avuto subito la sensazione di conoscerli da una vita, ed infatti manteniamo tuttora i contatti.

Dopo l’Europa dell’Est approdate nei Paesi Baltici: Lituania, Lettonia ed Estonia. Molte persone vedono queste tre nazioni come una cosa sola. Sei d’accordo o hai trovato differenze?
Prima di tutto ci terrei a consigliare, a chi si imbatterà a girare per Vilnius, la Repubblica di Uzupis, che non è niente di meno che un area molto piccola con una costituzione propria, un proprio esercito, un proprio governatore, il tutto all’interno della città… una cittá nella cittá. Riguardo alle differenze, a Riga e Vilnius ho notato probabilmente più freddezza nella gente mentre a Tallin, forse perchè più turistica, ho trovato più cordialità e apertura, quindi riassumendo ti dico che i tre paesi hanno più somiglianze nelle vicende storiche mentre nel sociale come strutture ho trovato molte differenze.

Il viaggio verso la Russia inizia con non poche difficoltà. Ci spieghi cos’è successo?
Siamo partiti da Tallin e all’arrivo al confine con la Russia non ci sono stati problemi. I problemi sono subentrati al momento dei controlli, il pullman si ferma e sale un poliziotto, prende i passaporti di tutti passeggeri, guarda che siano tutti in regola e dopo quaranta minuti torna sul bus e ci dice che è tutto a posto e possiamo ripartire. Dopo cento metri veniamo fermati a un’altra dogana per un controllo dei passaporti, io a quel punto non ci volevo credere, pensavo fosse una barzelletta e in più ero stanchissimo perché stavamo viaggiando di notte. Per riassumere molto la vicenda siamo arrivati alla stazione dei bus di San Pietroburgo dopo la bellezza di sei controlli passaporti e tre ore di attesa.

Meglio la grande metropoli russa o i villaggi più piccoli a livello di ospitalità?
Ho preferito i villaggi e le cittadine più piccole alle grandi metropoli per un discorso di cultura e di approccio con il turista, a Ekaterimburg (confine via terra tra Europa e Asia) siamo stati ospitati da una ragazza russa, abbiamo conosciuto i suoi amici e abbiamo mangiato tutti insieme. A Mosca ho perso la mia carta d’imbarco e ho avuto difficoltà con la burocrazia russa quindi è stato difficile godersela, in quanto in Russia l’inglese non è molto parlato e anche a San Pietroburgo ho notato poca attenzione nei confronti dello straniero.

Così come siete entrati, anche ad uscire dalla Russia non sono mancate le difficoltà. Come avete fatto a raggiungere la Mongolia?
Mi ricordo perfettamente il giorno, 18 settembre 2019, eravamo a Ulan Udé, nella Siberia meridionale e il nostro visto scadeva quel giorno. Sapevamo che a causa della disorganizzazione della burocrazia russa non saremmo riuscito a rinnovare il visto, alla stazione dei treni non abbiamo trovato né treni, né bus. Per fortuna un signore automunito ci ha gentilmente concesso un passaggio fino al confine terrestre tra Russia e Mongolia per duecento chilometri di strada, salutato e ringraziato il nostro salvatore con compenso. Con fortuna riusciamo a entrare in Mongolia insieme a una famiglia e percorriamo altri trecento chilometri che ci avrebbero condotti in direzione della capitale mongola Ulan Bator ma alle 21 circa buchiamo, non solo, nel montare la gomma di scorta ci accorgiamo che anch’essa è bucata quindi ci ritroviamo a dover spingere l’auto fino a una pompa di benzina dove ripariamo la ruota. Arriviamo nella capitale, stanchissimi, alle 4 del mattino dopo un viaggio estenuante di 13 ore, ma da eleggere senza dubbio come il più incredibile della mia vita.

Com’è stata l’esperienza in Mongolia?
Sono stato un mese e posso dire che tra tutti i 16 paesi toccati con mano, la Mongolia mi ha aperto un mondo in quanto autentica, priva di turismo, qualità in questo caso che ti permette di apprezzare le cose che non ti aspetti e godere dei tramonti più straordinari. Le condizioni sono difficili, il trasporto pubblico è carente, le strade sono pressoché inesistenti rendendo pericoloso noleggiare un’auto, anche fare l’autostop è difficile perché possono passare davvero poche macchine. Nel deserto del Gobi siamo tornati indietro di 1000/2000 anni, ci sono nomadi e pastori che cacciano il cibo, abbiamo mangiato lo yogurt di cammello e poi abbiamo provato l’Airag, una bevanda tipica di quelle zone, molto alcolica, derivante dal latte di giumenta fermentato. L’unica cosa che prendono in qualche villaggio sono le verdure, non reperibili nel deserto. Particolare anche il modo in cui viene scaldato e cucinato il cibo: Ogni ger (tipica tenda mongola) è fornita di una stufa alimentata da letame secco, non ci sono padelle diverse per ogni pietanza da cucinare, ma si cucina tutto in una enorme ciotola di metallo.

Saltata la Cina, vi inoltrate a ridosso del subcontinente indiano passando dalla prima tappa: Il Nepal.
Del Nepal mi ha colpito soprattutto un episodio capitato in un sentiero un po’ sterrato, dove ai lati si trovavano queste grandi risaie verdi. In questa stradina in salita a ridosso di una collina vicino a Kathmandu, si trovavano un gruppo di bambini che ci guardavano sorpresi, stupiti nel vedere due turisti lì e mi ricordo che questo gruppo ci ha chiesto di fare una foto tutti insieme da tenere come ricordo. Ma quello che mi ha emozionato di più è stato quando uno di questi bambini mi ha chiesto di dargli un abbraccio, mi ha sorpreso di come un bimbo di 6 anni abbia trovato la gioia in un abbraccio da parte di uno sconosciuto, ho ancora i brividi a raccontarlo.

Poi l’immenso subcontinente Indiano.
L’India è stato il paese, a livello economico e sociale, più povero che abbia mai visto. Mi trovavo a Nuova Delhi e vedevo gente dormire nella spazzatura, ragazzini mezzi nudi che intrattenevano la gente in macchina ferma allo stop con balletti, al fine di ricevere una moneta. Un’altra scena clamorosa che mi ha fatto pensare e capire quanta fortuna abbiamo nelle nostre vita è stato vedere le macerie di un edificio a terra con un contorno di spazzatura e sporcizia, e in mezzo a queste macerie, un bambino, scalzo e pieno di polvere addosso, che faceva volare un aquilone di carta con un sorriso e una gioia sul suo viso travolgente. Ci tengo a dare anche qualche consiglio a chi vuole intraprendere un viaggio in India, nazione con dei pro ma anche molti contro, parlo soprattutto del Nord dell’India, la parte più incasinata del Paese. Senza dilungarmi troppo sconsiglio alle donne di viaggiare in India da sole ma sempre in gruppo, possibilmente accompagnate da ragazzi, in quanto ho saputo di storie veramente terribili, hanno una mentalità piuttosto barbara purtroppo. Il secondo consiglio riguarda chi viaggia in India via terra. Quello che mi sento di dire è di non fidarsi dei taxi, in quanto ti porteranno in uffici abilitati per venderti biglietti a prezzi altissimi per fregare i turisti. Il vero ufficio adibito per i turisti si trova nella stazione principale di Nuova Delhi vicino al binario 1 chiamato BUREAU TOURISM CENTER. Piuttosto che usare i taxi usate i Tuc tuc in modo da non venire fregati.

Grazie per questi preziosi consigli. Avviamoci nella parte finale della vostra avventura: Partiamo con il Laos.
Parto dicendo che nel Laos ho apprezzato molto la cucina, variegata e salutare, aspetto fondamentale per due backpackers che camminano tutto il giorno macinando chilometri. Detto questo, del Laos mi ha colpito la calma dei Laotiani, molto tranquilli in ogni azione quotidiana, la gente fa la coda ma non si agita, al ristorante non fa rumore, l’unico suono che puoi sentire è il cucchiaino che batte contro la tazzina del caffè e automaticamente impari a pazientare e aspettare il tuo turno senza ostacolare le altre persone. Un aneddoto del Laos riguarda gli ultimi giorni, in cui io e Sasha abbiamo deciso di imboccare una stradina nel bel mezzo della natura che portava in un villaggio (Nong Khiav) le cui case erano fatte con le canne di bambù . Lí abbiamo trovato una coppia di ragazzi austriaci, poi siamo arrivati nei pressi del villaggio e lì ci ha accolto un uomo, il quale parlava un ottimo inglese, che ci porta a pescare sul fiume Mekong. Al termine della pesca, decisamente soddisfacente, siamo tornati al villaggio e siamo stati invitati a casa sua a mangiare il pesce dove abbiamo trovato un suo amico che aveva fatto lo stesso “tour” con altri turisti, quindi ci siamo trovati a mangiare tutti insieme tra sconosciuti, il modo più bello per congedarci da un paese meraviglioso ed ospitale.

Dopo il Laos, il percorso vi porta nel Vietnam e in Cambogia.
Il Vietnam va diviso fra Nord e Centro/Sud. Il nord del Vietnam è la parte più fredda ed è quella mi ha affascinato di più, soprattutto la regione di Ha Giang, la più a nord del Vietnam con paesaggi e villaggi più remoti, personalmente nella mia top 3 dei posti più belli del mondo, insieme al deserto del Gobi e il Baikal, il lago più profondo del mondo che si trova in Russia. Inoltre il Vietnam del Nord, attraverso i pendii delle montagne, offre una vastità chilometrica di risaie con i rilievi in secondo piano. La parte centro/sud è la parte dove il turismo è più accentuato, in particolare ad Hoi An, una moderna città lungo la costa, in cui ogni sera diventa tutta illuminata grazie a lanterne di diversi colori, spettacolare. Il sud lo abbiamo girato meno, però di molto importante nella città di Ho Chi Minh c’è il museo dedicato all’omonimo primo presidente vietnamita, nonché leader della lotta di indipendenza del paese. Nel complesso, della popolazione vietnamita ho apprezzato la semplicità, come loro vivono, in modo non pretenzioso, ammirevole. La Cambogia mi ha impressionato per una cosa che io e Sasha non avevamo mai visto in vita nostra: il fiume Tonlé Sap con i suoi villaggi galleggianti. Inoltre mi ha quasi messo a disagio il loro rispetto nei nostri confronti, tutto quello che possono darti te lo danno e non chiedono nulla in cambio.

Siamo a Marzo e tu e Sasha vi trovate in Cambogia, nel Battambang. Intanto in Europa l’emergenza Covid-19 stava diventando sempre più grave. In conclusione, come si è evoluta la situazione in quei giorni e com’è stato il ritorno a casa?
Ci siamo resi conto che si stavano complicando le cose nel momento in cui la Thailandia, la quale sarebbe dovuta essere la tappa successiva, decide di chiudere le frontiere a Italiani e altri 15/16 paesi europei. Allora abbiamo pensato di prendere un aereo per la Malesia, ma nel giro di qualche ora hanno cancellato i voli per Malesia, Indonesia e Australia, non solo, il giorno seguente un gruppo di Francesi viene trovato positivo al Covid 19 e nell’attimo in cui ci dicono che non possiamo muoverci dalla Cambogia capiamo che la nostra avventura è finita. Dopo una settimana di chiamate e contatti con l’ambasciata, la Thailandia concede un volo da Phnom Penh, capitale della Cambogia, in direzione Bangkok, a condizione di presentare un visto di transito, un foglio medico (rilasciato da una clinica privata) e il test che provasse la nostra negatività al Covid-19. L’odissea finisce il 31 marzo quando arrivo a Torino dopo ben cinque voli presi. Ora mi godo la mia famiglia a Montemagno e, non appena sarà possibile, spero di chiudere il cerchio di questo viaggio assieme al mio amico Sasha e terminare il nostro percorso.