DDL “Riparti Piemonte”: le osservazione di CGIL CISL UIL regionali

Per Cgil Cisl Uil regionali il cosiddetto “Riparti Piemonte” non è valutabile nel suo complesso poiché le risorse finanziarie previste hanno procedure di reperimento, disponibilità e tempi di erogazione molto diverse tra loro.

Secondo i segretari generali di Cgil Cisl Uil Piemonte Pier Massimo Pozzi, Alessio Ferraris, Gianni Cortese: “gli interventi vanno valutati anche in rapporto a quelli nazionali, per evitare sovrapposizioni e/o esclusioni. In tema di detassazione, bisognerebbe riequilibrare il sistema della fiscalità regionale per ridurre l’addizionale Irpef ai redditi bassi e medi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Rispetto al piano e ai provvedimenti annunciati e/o adottati, non vi è stato alcun coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali da parte della Giunta Regionale, pertanto sull’insieme dei provvedimenti ci riserviamo di esprimere, successivamente, un giudizio complessivo e articolato”.

Cgil Cisl Uil regionali hanno presentato nel merito alcune osservazioni e proposte di modifica.

Le più importanti riguardano lo stanziamento di 10 milioni per la costituzione di un fondo presso Finpiemonte S.p.A. di sostegno al reddito, un provvedimento apprezzato dai sindacati in quanto rispondente a una loro richiesta. Rispetto al contributo “una tantum” di sostegno al reddito per le lavoratrici ed i lavoratori che non hanno avuto accesso ad alcun tipo di ammortizzatore e subìto una riduzione della retribuzione a causa della sospensione o della cessazione della prestazione lavorativa, nel periodo da marzo 2020 a maggio 2020, Cgil Cisl Uil hanno chiesto di disporre dei contributi con gli stessi tempi definiti per i bonus alle imprese dell’artigianato e del commercio, definendo previo accordo, entro 10 giorni dall’approvazione della presente legge, i destinatari dell’intervento, le quantità economiche del bonus e le modalità di erogazione.

Si chiede inoltre che i contributi a fondo perduto, destinati alle aziende, siano erogati previo impegno dell’impresa richiedente a non effettuare riduzioni di personale e a mantenere la sede operativa nel territorio della Regione Piemonte.

Nel settore dell’edilizia, Cgil Cisl Uil chiedono la cancellazione delle disposizioni che limitano l’invito e la partecipazione alle gare pubbliche alle sole aziende con sede legale in Piemonte. Oltre ai possibili contenziosi che potrebbero insorgere, questa norma rischierebbe di produrre l’effetto contrario alla ripresa delle attività del settore. La mobilità delle maestranze è un fattore strutturale del settore edile e norme come quella proposta, se adottata, potrebbe addirittura penalizzare le aziende piemontesi per le prevedibili reazioni delle altre regioni italiane. Senza contare che sono previsti, a breve, provvedimenti del Governo che ristabiliscano la mobilità fra le regioni.

Sempre sul fronte dell’edilizia, Cgil Cisl Uil Piemonte chiedono l’abrogazione degli articoli relativi alle semplificazioni in materia di documentazione antimafia (65) e al Durc, Documento unico di regolarità contributiva (66).

Nel primo caso perché non esistono motivazioni valide per autorizzare in maniera generalizzata allentamenti dei controlli. Anzi, esiste il ragionevole rischio di stimolare i tentativi di infiltrazione mafiosa a danno delle imprese sane e dei lavoratori, con possibili conseguenze anche sulla qualità e sui tempi di realizzazione degli interventi.

Nel secondo caso, relativo al Durc, Cgil Cisl Uil regionali ritengono che la materia non rientri fra quelle di esclusiva competenza della Regione e che non si possa intervenire su perimetri già normati dagli ultimi Dpcm e dalle leggi di conversione. Quindi, oltre al conflitto nel nostro ordinamento giuridico con norme di rango superiore, esistono considerazioni di merito per chiederne l’abrogazione. In edilizia, il Durc viene rilasciato nella misura in cui, oltre ai versamenti Inps e Inail, le imprese procedano correttamente agli accantonamenti presso le Casse Edili, come previsto dai Ccnl e Ccpl di settore. I suddetti accantonamenti si riferiscono al pagamento di alcuni istituti contrattuali che attengono al salario quali: ferie, gratifica natalizia, previdenza complementare, sanità integrativa, formazione e sicurezza.

È evidente che un provvedimento così concepito andrebbe a danneggiare in particolar modo i lavoratori, mettendo seriamente a rischio i loro salari.