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Stop alla violenza, gli oggetti che aiutano le donne: Lo specchio della Stanza tutta per sé

Ci sono oggetti molto semplici con cui abbiamo a che fare tutti i giorni che passano quasi inosservati, ma se messi in determinati posti assumono un significato fondamentale per chi se li trova di fronte.

Prosegue il nostro percorso fatto di cinque tappe, una per ogni oggetto, che proveranno a farci capire cosa possano significare questi oggetti per una donna che ha subito violenze da parte del marito, del fidanzato o del compagno e che si è rivolta a qualcuno che può aiutarla.

Dopo la scatola di fazzoletti del Centro Antiviolenza Orecchio di Venere di Asti oggi parliamo dello Specchio della Stanza tutta per sè che si trova al Comando Provinciale dei Carabinieri di Asti.

Lo specchio della Stanza tutta per sé

“Come mi vede?”, la domanda fatta ripetutamente al carabiniere e poi al medico del Pronto Soccorso. Una donna chiede aiuto, ma non è ancora pronta a denunciare chi l’ha percossa.

E’ scappata dai carabinieri. La faccia pesta dopo le botte.

La donna non si guarda (sa bene cosa vedrebbe?; non vuole vedere?), ma chiede a qualcun altro di farlo per lei (quanto altro dolore proverebbe nello scoprirsi così?).

“Mi fa male la faccia, come sto?”. Il primo a cui lo domanda, in un giorno di ordinaria violenza familiare, è un carabiniere che l’accoglie nella Stanza tutta per sé riservata alle vittime di violenza al Comando provinciale di via delle Corse ad Asti.
Il racconto di parole e silenzi sono aghi conficcati nella pelle. La faccia tumefatta parla per lei.

Il carabiniere (uomo o donna che sia) la conforta e quando la convincerà a sottoporsi agli accertamenti in ospedale, lei lo domanderà anche al medico del Pronto Soccorso: “Come mi vede? Cosa vede?”. Per quel giorno il suo coraggio arriva fin lì: farsi dire come è lei, cos’è diventata la sua faccia, come l’ha ridotta qualcuno che la conosce bene.

Può succedere anche che nella Stanza tutta per sé, dopo i maltrattamenti, arrivi una donna non ancora preparata ad ammettere le violenze subite e che dica di essere lì per chiedere informazioni per conto di qualcun’altra: amica, sorella…

Il carabiniere la ascolterà, le farà sentire la sua vicinanza, le spiegherà come potrebbe essere protetta, le ricorderà che la violenza è un reato. Poi le dirà: “Se vuole fermarsi qui, per un po’ o per non tornare più a casa e trovare una sistemazione alternativa, potrà farlo. L’aiuteremo. Ci pensi, ha tutto il tempo”.

Le darà il kit della dignità: indumenti, prodotti per l’igiene personale, un pettine e uno specchio. Uno specchio in cui guardarsi, prendere coraggio e esplorare sulla pelle ciò che rimane dopo la violenza, ammettere che quella faccia è la sua. Come può ridurla uno che dice di volere il suo bene.

Specchi piccoli, o più grandi, tondi o allungati, colorati. Specchi che raccontano la verità.  Immagini da cui non si scappa. Osservare per riconoscersi.

Forse un giorno la donna tornerà in caserma per fare la denuncia, a mettere nero su bianco quel che per ora riflette lo specchio.

 

www.sos-donna.it percorsi attivi contro la violenza ad Asti