Lettere al direttore

Luigi Florio ricorda Sergio Fantoni, direttore artistico di Asti Teatro 12

Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Sergio Fantoni scritto da Luigi Florio.


Con Sergio Fantoni se n’è andato un autentico gentleman del teatro e del cinema italiano. Nonostante avesse lavorato con i più grandi registi italiani – tra i quali Visconti e Rossellini – e avesse vissuto, trentenne, una stagione esaltante a Hollywood, appariva – ed era – estremamente semplice e alla mano, attento a mettere sempre a proprio agio l’interlocutore. Nel 1990 ero assessore alla cultura della prima giunta guidata da Giorgio Galvagno e lo proposi come direttore artistico di Asti Teatro 12.

Ricordo bene l’impegno e l’umiltà con cui si calò nel ruolo, decidendo di vivere lunghi periodi ad Asti per conoscerne luoghi e persone. Ricordo anche il suo stupore per il fatto che il teatro Alfieri, all’epoca inagibile salvo che per la sala Pastrone appena ultimata, avesse invece uffici perfettamente ristrutturati, dove si era trasferita parte dell’assessorato. “Di solito si fa il contrario”, mi disse. Fantoni – che tre anni prima aveva riscosso un grande successo ad Asti Teatro 9 portando in scena “Orfani” di Lyle Kessler con Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini – tentò un’operazione rivoluzionaria: dividere il festival in due tronconi e spostarne la parte più consistente in ottobre, quando le stagioni teatrali invernali ancora non sono iniziate. Era convinto che in questo modo si potesse ottenere maggiore attenzione di critica e di pubblico rispetto al periodo estivo, già affollatissimo di festival, assicurando così un maggior ritorno al consistente investimento di denaro pubblico.

Non seguii direttamente la fase autunnale del festival perché nel frattempo si erano svolte le elezioni amministrative ed il partito liberale, di cui ero esponente, non partecipò alla successiva giunta. Sta di fatto che l’assessore che mi succedette ritenne di dover riportare l’intero festival in estate; Fantoni allora, senza alcuna polemica, preferì non continuare quell’esperienza e si accomiatò da Asti con la consueta eleganza. Quando, otto anni dopo, mi chiamò per congratularsi per la mia elezione a sindaco, mi confidò di ricordare con molta nostalgia la sua esperienza astigiana.

Luigi Florio

Foto: adnkronos.com