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Di passaggio in passaggio. Il significato della Pasqua

Domenica 12 aprile 2020 ci apprestiamo a festeggiare la Pasqua.

È risaputo da tutti, atei o credenti e, tra questi, praticanti regolari o saltuari, che questa festa cristiana celebra la morte e la successiva resurrezione di Gesù, detto Cristo (cioè, letteralmente, l’unto, di Dio), dopo tre giorni.

In italiano, la parola pasqua è arrivata, come molte altre, tramite il greco (πάσχα, pascha) e poi il latino (pascha) ma, diversamente dal solito, la sua origine non risiede in nessuna di queste due lingue: si tratta, infatti, di una parola del gruppo linguistico semitico, attestata in aramaico (פַּסְחָא, paschà’) e in ebraico (פֶּסַח, pèsach), il cui significato è “passaggio”, “transito”.

La Bibbia, in origine il libro sacro degli Ebrei (תּוׄרַה, Toràh, letteralmente “dottrina”, “legge”), fu scritta quasi interamente in ebraico, salvo alcune parti piuttosto brevi in aramaico; la prima traduzione antica fu fatta in greco e solo molto dopo seguì quella in latino.

La Pasqua ebraica nell’Antico Testamento

La parola “pasqua” compare nell’Antico Testamento (la parte, per l’appunto, più antica della Bibbia cristiana, quella che coincide all’incirca con la Bibbia degli Ebrei) almeno in due passi: nel libro dell’Esodo e nel Deuteronomio. L’analisi di ciascuno ci restituisce interpretazioni discordanti.

Esodo 12

3 “Nel decimo giorno di questo mese (il mese detto “della spiga”, corrispondente ad aprile) ogni capo di casa si provveda un agnello […] 11 Lo mangerete in questa maniera: avrete i fianchi cinti, i calzari ai piedi, il bastone in mano: mangiatelo in fretta: è il Passaggio del Signore. In quella notte io passerò per l’Egitto e percuoterò ogni primogenito del paese […] 13 Quel sangue servirà a indicare le case dove voi abitate: quando io vedrò quel sangue, passerò oltre senza toccarvi […] 14 Quel giorno sarà per voi memorabile, voi lo celebrerete come festa solenne del Signore”.

In questo passo, Dio spiega a Mosè e a suo fratello Aronne, capi della comunità ebraica che, secondo la tradizione, si era stanziata in Egitto divenendo schiava del faraone (fatto storicamente assai dubbio, per non dire certamente falso), come comportarsi per evitare la decima piaga che Egli scaglierà contro l’Egitto per costringere il faraone a concedere agli Ebrei di rientrare nella loro terra d’origine.

In questo senso, la pasqua, non ancora festività (ecco perché la minuscola), è spiegata come il “passaggio” di Dio di casa in casa per uccidere i figli primogeniti degli Egizi. Dio compie il passaggio, gli Ebrei rimangono fermi.

Deuteronomio 16

1 “Abbi cura di osservare il mese di Abib (letteralmente il mese “della spiga”, vd. sopra) e celebra la Pasqua in onore del Signore, Dio tuo, poiché, nel mese di Abib, il Signore Dio tuo, di notte, ti trasse dall’Egitto […] 3 Mangia con la vittima dei pani azzimi (cioè non lievitati), un pane da miseri, poiché in tutta fretta tu hai dovuto uscire dal paese d’Egitto: così tu ti ricorderai del giorno che uscisti dal paese d’Egitto, per tutto il tempo della tua vita”.

In quest’altro passo, che si riferisce a un momento successivo a quello dell’Esodo, Mosè riferisce agli Ebrei gli ordini ricevuti da Dio volti a fissare le regole di comportamento che ogni ebreo deve rispettare sempre, tanto nella vita privata, quanto in quella pubblica. Nello specifico, vengono qui esposte le istruzioni su come celebrare la Pasqua (ora diventata festa, perciò con la maiuscola). In questo caso, tuttavia, notiamo che il “passaggio” viene traslato da Dio agli uomini: la Pasqua è ora il passaggio degli Ebrei dall’Egitto alla terra promessa, è l’abbandono della schiavitù in favore della libertà. Qui Dio rimane fermo, mentre gli Ebrei compiono il passaggio.

La Pasqua cristiana nel Nuovo Testamento

Presso il cristianesimo, che nasce da una costola dell’ebraismo (Gesù, d’altronde, era ebreo e la sua predicazione prese avvio proprio dalla secolare tradizione religiosa dei suoi connazionali), diversi aspetti della religione ebraica vengono perciò mantenuti, a cominciare dalla fede monoteistica nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. La Pasqua, per esempio, come celebrazione religiosa ebraica codificata nel passo del Deuteronomio sopra riportato, è citata nei vangeli canonici (Marco, Matteo, Luca, Giovanni) ma successivamente, per i seguaci di Gesù Cristo, cioè appunto i cristiani (non più ebrei), essa assume un altro valore: si evince chiaramente in una lettera (la prima di due) che san Paolo, apostolo predicatore assai attivo negli anni immediatamente successivi alla morte di Gesù, scrive ai Corinzi (gli abitanti di Corinto).

I Vangeli e le lettere di san Paolo, già citati, insieme agli Atti degli Apostoli, alle lettere cattoliche e all’Apocalisse costituiscono il Nuovo Testamento (la parte più recente della Bibbia, che gli Ebrei non riconoscono), che è stato scritto in greco, molto tempo dopo l’Antico.

San Paolo, I Corinzi, 5

7 “Sbarazzatevi dunque del vecchio fermento, affinché siate una pasta nuova, come siete azzimi. Difatti, il nostro Agnello pasquale (letteralmente, “la nostra Pasqua”), Cristo, è già stato immolato. Celebriamo dunque la festa non nel lievito vecchio”.

In questo passo, appare chiaro che il cristianesimo, per tramite di san Paolo, opera un’altra traslazione, perciò avviene un altro “passaggio”: dalla religione antica, quella ebraica (il pane azzimo), alla religione rinnovata dalla predicazione di Cristo (la pasta nuova). L’Antico Testamento accoglie il Nuovo e, anzi, gli concede una posizione predominante. Va sottolineato, tra l’altro, che il termine “pasqua” assume ora anche il significato di “agnello pasquale”, cioè di “agnello sacrificale”: non la sua vicenda, bensì Gesù stesso viene identificato con la Pasqua, diventa Egli stesso la Pasqua. Inoltre, il “passaggio” può anche essere inteso dalla condizione in cui versava l’uomo a causa del peccato originale commesso da Adamo ed Eva al principio della storia umana, a quella di purezza portata dal sacrificio espiatorio di Gesù sulla croce. Non va trascurato, poi, che Gesù è anche “passato” attraverso la morte, la condizione che spetta agli uomini mortali, raggiungendo la vita eterna ultraterrena, che spetta invece a Dio e agli spiriti celesti. La promessa del cristianesimo consiste, in ultima analisi, proprio in questo: cioè di poter vivere anche oltre la morte, in eterna letizia, abbandonando il dolore e la sofferenza terreni e tornando dalla divinità creatrice, possibilità che è stata offerta all’uomo dal sacrificio di sé che il creatore stesso ha fatto sulla croce. In questo modo, dal primo “passaggio” compiuto da Gesù (vero Dio secondo i cristiani), deriva il futuro “passaggio” di ciascun uomo che creda in Lui.

Queste ultime considerazioni sulla Pasqua sfociano nell’escatologia, la dottrina che si occupa di indagare il destino ultimo che attende l’uomo al termine della vita.

Come sempre, mi piace trarre spunti di riflessione dalla cultura antica per estenderli anche al presente.

Anche noi stiamo vivendo un periodo transitorio, di passaggio, che perdura da oltre un mese e, stando all’ultimo messaggio del Presidente del Consiglio, continuerà a durare almeno fino al 3 maggio. Stiamo attraversando un momento difficile di lutto e sofferenza, di costrizione, quasi di reclusione.

Possa, anche questo passaggio, concludersi al più presto e ricondurci quantomeno alla nostra vita precedente (la nostra “terra promessa”), se non a una nuova (la vita “dopo la morte”), migliore sotto gli aspetti economico, sociale, familiare e ambientale.

Sia questa la nostra Pasqua 2020.

Auguri di buone feste a tutti.

Prof. Fabrizio Biglia