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Le Rubriche di ATNews - Il Tri-angolo di Mengozzi

Il Tri-angolo di Mengozzi: A cosa serve la musica?

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Terzo appuntamento del 2020 con la rubrica mensile che arricchisce le proposte per i lettori di Atnews.it.

A cosa serve la musica?

Da diversi anni mi interesso di educazione. Come insegnante ho avuto ed ho quotidianamente la possibilità di lavorare con ragazzi provenienti dai più disparati contesti socio-economici, linguistici e culturali: la scuola è davvero un sincero specchio della società. Insegnare le note musicali, la posizione delle mani sulla tastiera, educare all’ascolto attivo sono obiettivi importanti ma ritengo non si debba mai perdere di vista ciò che andrebbe invece considerato il punto fondamentale della formazione musicale ed umana degli studenti: sapere a cosa serve la musica.

Per questa ragione fra poco vi racconterò come solitamente si svolge la prima lezione dell’anno scolastico, il giorno in cui mi presento alla classe e faccio conoscenza con gli studenti, ovvero le persone con cui condividerò molte ore della mia vita.
Come dicevo, le classi oggigiorno sono multietniche. Penso che ciò rappresenti un’opportunità per l’insegnante, in quanto si può tenere conto e muovere l’azione educativa a partire dal vissuto e dai prerequisiti di ogni ragazzo, valorizzandoli. Nel corso degli anni ho imparato che persino gli svantaggi, a volte, possono tramutarsi in opportunità.

Qualche anno fa, iniziando la mia attività di insegnante, varcai la soglia proprio di una di quelle classi in cui è alta la percentuale di studenti stranieri: marocchini, rumeni, albanesi, cinesi, spesso con difficoltà linguistiche. Mi ero proposto di non imporre alcuna definizione nozionistica quanto piuttosto, facendo leva sulla consapevolezza dei ragazzi, condurli a trarre direttamente le conclusioni. Non tutti seguono questo metodo, ma Socrate avrebbe apprezzato…

Mi rivolsi alla classe ponendo questa domanda: “Tutti ascoltiamo musica, chi il rock chi la classica, oppure il jazz. O, ancora, c’è chi preferisce il pop o il rap. La ascoltiamo alla radio, in cuffia, in auto, a teatro o dalla televisione. Ma vi siete mai soffermati a domandarvi quale sia lo scopo della musica? In parole più semplici, vi siete mai chiesti a cosa serva la musica?”
Qualcuno bisbigliò qualcosa. Poi, a turno, i ragazzi espressero le loro idee: “Serve per ballare. Serve a calmarmi. Serve per i matrimoni. Serve per darci la forza quando siamo tristi”. Fui colpito da certe considerazioni perché attraverso di esse i ragazzi davano prova di essere consapevoli riguardo alcune significative funzioni della musica. Ma ancora non era propriamente stata data una risposta appagante, la parola universalmente valida che avrebbe messo tutti d’accordo sulla peculiare natura della musica.

“Ragazzi, tutte queste cose sono vere. Ma avete dimenticato una cosa importantissima. Proviamo a domandarci: Che cos’è la musica? Vi voglio dare un suggerimento” dissi. Poi, dopo qualche secondo di silenzio, ripresi la parola: “Oggi è proprio una bella giornata, perché c’è il sole!”. I ragazzi, un po’ spiazzati, ridacchiarono. Allora dissi: “Tutti avete capito quello che ho detto. Per forza, ho parlato in italiano” e subito mi rivolsi a Cheng, il ragazzino cinese: “Per favore, Cheng, potresti farci sentire la stessa frase in cinese? Vogliamo sentire come suona”. Cheng obbedì. Tutti estasiati i ragazzi ed io pure. Ripresi la parola: “A noi è incomprensibile ma è la stessa frase di prima, ha lo stesso significato ed ha una sua bellissima musicalità, per quanto diversa dall’italiano. Ora Amine, tu che sei di origine marocchina, potresti farci sentire la stessa frase in arabo?” Amine annuì e subito pronunciò un’affascinante quanto a me incomprensibile sequela di fonemi. Poi mi guardò timidamente, quasi in attesa di un mio assenso. Karima, che era seduta poco distante, nell’udire la parlata araba, tutta divertita disse: “Io ho capito cosa ha detto!”. Allora mi rivolsi alla classe: “Vedete ragazzi? Karima ha capito quel che ha detto Amine: ciò è stato possibile perché anche lei è di origine marocchina e conosce l’arabo. Ma tanto Cheng quanto noi altri che non conosciamo l’arabo, se non lo avessimo saputo preventivamente non avremmo capito un tubo di quanto Amine ha detto! Qui a scuola abbiamo la fortuna di parlare o imparare tutti l’italiano e di capirci ma… immaginate per un attimo di trovarvi in un altro paese, in cui non si parla la vostra lingua e nessuno vi insegna la lingua del luogo. Come fareste ad esprimervi? Come vi fareste capire?”

Poi mi avvicinai al pianoforte, poggiai le mani sulla tastiera e iniziai a suonare un brano gioioso. “Ragazzi” dissi rivolgendomi alla classe: “Che cosa vi trasmette questa musica?” E tutti urlarono: “Felicità! Gioia! Allegria!”. Fu allora che mi misi a suonare un brano lugubre, funereo, strappalacrime, riproponendo al termine la stessa domanda di prima. “Prof, questo è diverso!” gridarono: “Qui sembra che sia successo qualcosa di triste, come un lutto…e il musicista vuole raccontarlo”.

“Ragazzi” dissi: “Con le vostre risposte avete dimostrato di sapere che cos’è e a che cosa serve la musica. In questa classe ci sono alunni italiani e rumeni, cinesi e marocchini, albanesi e sudamericani ed alcuni di voi hanno qualche difficoltà a parlare la lingua italiana; ma voi tutti avete compreso il messaggio di gioia insito nella prima musica e quello di tristezza della seconda. Eppure, pensateci, io non vi ho detto nulla! Non ho neppure aperto bocca. Sono stati i suoni con il loro potere a suggerirvi uno stato d’animo: hanno comunicato direttamente con il vostro cuore. Allora…che cos’è la musica, ragazzi?”. “È un linguaggio per parlare a tutto il mondo senza usare le parole, prof!” risposero coralmente.

Ai miei allievi insegno questo: che la musica è un linguaggio universale, che trascende ogni idioma, un meraviglioso mezzo che abbatte ogni barriera e permette di comunicare quanto abbiamo dentro: da cuore a cuore.

Fabio Mengozzi

“Il Tri-angolo di Mengozzi” prende spunto da un intervento sul nostro quotidiano del musicista astigiano di fama internazionale Fabio Mengozzi, compositore, pianista, direttore d’orchestra e docente di musica, in seguito ai fatti di Corinaldo (clicca QUI).

L’obiettivo della rubrica è quello, sempre nel massimo rispetto delle scelte musicali di tutti, di fornire con nozioni semplici un punto di vista alternativo da quello che offrono ogni giorno i media, di educare ed indirizzare i giovani alla musica profonda, spirituale, in modo da ampliare le possibilità di scelta nell’ascolto della musica.

 

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