Emergenza Coronavirus, Confartigianato: “Da Stato di Diritto alla Repubblica dell’incertezza”

Sulle attività consentite troppa confusione.

“Siamo consci che di fronte a un’emergenza tanto drammatica quanto inedita le istituzioni si trovino in affanno e non si possa pretendere l’assenza di errori ed approssimazioni. Tuttavia, non possiamo accettare che l’Italia abbia sospeso di essere uno Stato di diritto, scegliendo la strada dell’incertezza giuridica, con tutte le ricadute negative e dannose non solo sui cittadini costretti a vivere da reclusi, ma su tutti coloro che a casa non possono stare perché devono garantire la tenuta dell’economia nazionale”: così commentano Dino DE SANTIS (Presidente Confartigianato Imprese Torino) e Giorgio FELICI (Presidente Confartigianato Imprese Piemonte).

“Da tre settimane il Governo cerca di inseguire il virus a colpi di decreti che si succedono nell’arco di pochi giorni, senza contare le ordinanze regionali che spesso si sovrappongono creando ulteriore confusione. Con il Decreto del 21 marzo il Presidente Conte ha disposto il fermo di tutte le attività, salvo quelle considerate essenziali e indicate in un elenco allegato. Dopo 48 ore, ecco che si decide – sotto la pressione dei sindacati – di modificare quell’elenco, continuando a seguire gli obsoleti codici Ateco e dimenticando come nell’economia complessa ogni produzione si intreccia ad un’altra. Ci permettiamo di ricordare che lo Stato ha imposto dal gennaio 2019 la fatturazione elettronica obbligatoria a tutte le imprese: con un’analisi di questi big data si potrebbe con rapidità ricavare le indicazioni sull’appartenenza delle imprese alle filiere classificate come essenziali. Invece, si preferisce incaricare i Prefetti di procedere caso per caso in appositi tavoli con associazioni di categoria e sindacati. Quindi sulla salute e sull’essenzialità di un’attività si deve ricorrere ad una trattativa sindacale? Confusione ed incertezza sono una pessima strada per un Paese che potrebbe veder collassare il proprio cuore produttivo, con tutti i conseguenti rischi anche sotto il profilo sociale e di ordine pubblico”

“Gli effetti della crisi da coronavirus e dei lockdown sull’economia piemontese, italiana ed europea saranno senza precedenti – proseguono Dino De Santis e Giorgio Felici – Come rileva uno studio di Confartigianato, siamo in presenza di shocks simultanei sul lato dell’offerta, e della domanda, sul sistema finanziario e sui bilanci pubblici. L’escalation internazionale del contagio penalizzerà il commercio estero. Il turismo ha sofferto fin dall’inizio della crisi da Covid-19. La crisi di liquidità genera pressioni sul sistema finanziario, ripercuotendosi sulle banche. Cresceranno i fallimenti delle imprese. La sincronia di questi shocks è altamente nociva e amplificherà gli effetti recessivi. Serviranno politiche fiscali straordinariamente espansive – con maggiori deficit e debito pubblico – associate e coordinate con la politica monetaria. Sarà necessario un cambio di paradigma nelle politiche economiche e nella governance fiscale condotta a livello europeo. E’ prematuro disporre di previsioni affidabili sull’intensità e la durata della recessione. Gli esiti della battaglia in corso sul fronte epidemiologico determineranno durata e profondità del calo del PIL.”