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Comunicare la bellezza: speciale “Gandolfino da Roreto” (seconda parte)

Conoscere l’arte astigiana descritta da un giovanissimo appassionato. Secondo appuntamento con il nostro speciale su Gandolfino da Roreto.


Interprete sensibile del rinnovamento culturale che stava travolgendo l’Europa del suo tempo, Gandolfino da Roreto, artista cuneese vissuto ad Asti a cavallo tra il XV e il XVI secolo, è annoverato tra i principali esponenti del rinascimento piemontese. Oggi poco conosciuto, nel corso della sua carriera divenne il principale artista astigiano realizzando opere di grandissimo pregio e conducendo una bottega tra le più importanti della scena Piemontese.
Tra le numerose opere realizzate nel corso degli anni, lo stile e la forza espressiva dell’artista emergono principalmente in tre lavori: lo “Sposalizio della Vergine”, la “Sacra Parentela” e la “Pala Solaro”.

Sposalizio della Vergine

Prima opera realizzata in contesto astigiano, lo Sposalizio della Vergine, collocato nella Cattedrale di Asti, risale probabilmente al 1496. Si hanno notizie certe dell’opera dal 1516, quando Guglielmo Cacherano stabilì con il suo testamento dei lasciti per il mantenimento di una cappella della cattedrale.
Soggetto della pala è il matrimonio tra S. Giuseppe e Maria, ambientato all’interno di un tempio accuratamente realizzato. L’opera costituisce una delle prime testimonianze della profonda fede mariana che accompagnerà l’artista per tutta la sua vita. Il rosso e il verde della tunica di S. Anna, che tiene una mano sul braccio di Maria in segno di protezione, simboleggiano rispettivamente la passione amorosa e la rinascita della speranza nel cuore degli uomini. Alle spalle di Giuseppe si stagliano dei sottili bastoni di legno. I Vangeli apocrifi narrano che lo sposo di Maria sia stato scelto tramite sorteggio tra gli uomini celibi della Palestina. A tutti sarebbe consegnato un bastone e quello di Giuseppe sarebbe fiorito miracolosamente. Ciò avrebbe fatto ricadere la scelta su di lui, visto come il prescelto di Dio per prendere in sposa Maria.

Genealogia della Vergine

Al 1501 risale invece la Genealogia della Vergine, realizzata su committenza della potente famiglia dei Pelletta. La tela faceva parte di un polittico oggi smembrato e facente parte del complesso decorativo della cappella di San Filippo Neri all’interno della Cattedrale.
Ispirandosi ai Vangeli apocrifi, Gandolfino torna a rappresentare un tema mariano, ritraendo la Madonna contornata dai suoi antenati e da tutta la sua parentela; ogni personaggio regge una pergamena che lo identifica. Frutto di un approfondito lavoro di esegesi, la pala si sofferma in particolare sulla rivendicazione del fatto che Gesù non avesse fratelli, tema lungamente dibattuto durante il medioevo. La posizione dell’autore è espressa da un’iscrizione ai piedi dei personaggi: “Si è soliti dire che Anna abbia concepito tre Marie e queste furono generate dagli uomini Gioacchino, Cleofa e Salome. Gli uomini Giuseppe, Alfeo e Zebedeo le sposarono. La prima generò Cristo, la seconda generò Giacomo minore, Giuseppe il giusto con Simone e Giuda. La terza generò Giacomo maggiore e Giovanni Alato (l’evangelista)”

Pala Solaro

Ultima grande opera di Gandolfino è la Pala Solaro, realizzata nel 1516 e collocata anch’essa in Cattedrale. Commissionata dal governatore Oberto Solaro, ritratto sulla sinistra ai piedi di Maria, l’opera è riconosciuta come la più alta testimonianza dello stile di Gandolfino, che alla sua tecnica già matura fonde con abilità gli ultimi approdi della pittura veneta e fiamminga.
Soggetto del dipinto è la Madonna in trono col bambino circondata da quattro santi e da un coro di angeli. La cura nella realizzazione delle vesti, del vaso di garofani e degli oggetti dei santi testimonia la grandissima attenzione dell’artista ai dettagli e l’espressività del suo stile, caratteristiche che ne fanno a tutti gli effetti il più grande artista astigiano del rinascimento.

(FINE SECONDA PARTE)