Cerro Tanaro, nuova data astigiana per “Guido suonava il violino”

Dopo il positivo debutto vari apprezzamenti e seguito di pubblico, ancora una data astigiana per il un nuovo lavoro teatrale di casa degli alfieri sul solco della teatralità popolare “che dalla carta si trasferisce alla vita”, realizzato in collaborazione con l’ISRAT – Istituto per La Storia della Resistenza della Provincia di Asti: “Guido suonava il violino”, liberamente tratto dal racconto “Un violino” di Nicoletta Fasano.

Un monologo teatrale tutto al femminile, scritto e diretto da Patrizia Camatel e con protagonista l’attrice , che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico.
La vicenda è ispirata a fatti e persone realmente esistiti, ed è basata sulle ricerche effettuate e documentate dalla d.ssa Nicoletta Fasano, stimata ed apprezzata ricercatrice dell’ISRAT.

Sarà in scena (a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti disponibili): venerdì 14 febbraio alle ore 21 a Cerro Tanaro (AT) nella Confraternita SS Trinità.

Un appuntamento promosso e finanziato dal Comune, che ha fortemente voluto ospitare lo spettacolo.

guido suonava il violino foto di piermario adorno

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio.

Quel violino uscito dalla polvere di una cantina pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza e ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata ad Asti al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione.

Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare.

Chi sono i “sommersi”, chi i “salvati”, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prima ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda?
Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto l’Olocausto, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami.

Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.

Commenta Nicoletta Fasano: “Guido Foà di otto anni – a cui è dedicato il lavoro, è stato il più piccolo deportato ebreo astigiano – salito sullo stesso convoglio di Primo Levi, fu uno di quei bambini caricati, all’arrivo ad Auschwitz, su un camion diretto alla camera a gas, poiché non utili al lavoro. Questo è un dato storico, mentre non sappiamo se Guido suonasse il violino, ma il teatro e l’arte usano la poesia per far volare bagliori di verità.”

Ne scrive la giornalista Nicoletta Cavanna: “Lo spettacolo si nutre di verità, la restituisce in forma lirica, tiene sospeso lo spettatore, come un racconto giallo, e, grazie ad un’interprete dalla fortissima presenza scenica come Elena Formantici, non lascia neppure per un attimo indifferenti.”