Lettere al direttore

Mario Malandrone: “Cosa chiedo a questo Natale? Un processo partecipato da tutti per ridare vita a Asti”

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Mario Malandrone

“Cosa chiedo a questo NATALE.

I consiglieri di minoranza e di maggioranza
Al Sindaco

Convochiamo un consiglio comunale aperto che sia l’inizio di un processo partecipativo per la città per il recupero degli spazi abbandonati!

Spazi abbandonati

Ho partecipato all’iniziativa del 18 dicembre della rivista www.adlculture.it a Fuoriluogo sulla rigenerazione degli spazi inutilizzati. Ho sentito suggestioni, idee, riflessioni sul riuso di spazi, sulle problematiche nel poter attuare tali obiettivi. E’ stata richiamata la visione di città.
Mi sembra di essere fermo da anni nello stesso tempo, si moltiplicano riflessioni, il tema degli spazi vuoti continua a essere dibattuto, in città in passato è stato il tema centrale delle campagne elettorali, eppure l’agire rimane cristallizzato e a fare un breve conto non molto è cambiato.

Nel 2009 comparvero sulle facciate di diverse strutture pubbliche striscioni che ne denunciavano l’abbandono. Su quegli stabili comparve la scritta “spazio occupabile” erano l’ex Enel, gli immobili ASL, la palazzina di comando della ex Colli di Felizzano, l’Upim, Via Allende…..Una provocazione che denunciava la fame di alloggi pubblici.

Sono passati 11 anni e gli immobili comunali, pubblici o privati vuoti continuano essere gli stessi, qualche eccezione: L’ex Caserma Muti è diventata Fuoriluogo grazie all’impegno di giovani, lo Spazio Vinci è diventato una scuola ma non è ancora stato completato, Via Orfanotrofio una Casa di Riposo.

Tutto il resto è immobile nel suo abbandono: la maternità, l’ex ospedale, Via Allende (tornata vuota e abbandonata), il Ferrohotel abbandonato, l’Upim (privata) abbandonata, l’Enofila abbandonata, lo spazio della Waya in attesa di una chiusura della bonifica è abbandonata, gli stabili dell’ex Casermone cadenti e poi ci sono tutti gli stabili destinati a alienazione (alcune scuole di frazione, la ex sede della Croce Verde, gli stabili di Via Govone).

Son passati ormai più di 10 anni, forse è ora di fissare una scadenza, eppure molte città hanno approvato documenti sul riuso degli edifici. Invece qui tutto è cristallizzato.

Si dirà che mancano risorse, si dirà che occorre rivedere standard urbanistici, che l’intervento al settore non conviene, che si potrebbero fare se ci fossero risorse pubbliche. Tanti se e ma, ma non si è ancora affrontato il tema con una visione di città complessiva, semmai si viaggia in ordine sparso a tentoni.

Anche le varie iniziative dell’amministrazione per ora sono rattoppi, senza un’idea organica. Occorre attrarre tutti i soggetti che hanno proposte, idee a collaborare insieme e il Comune deve essere la regia di tutto ciò. Senza questo passaggio il processo rimane zoppo e non può iniziare realmente.

Ripartire

Io credo che occorra far ripartire il processo e come?

– Occorre mettere in piedi gli stati generali della città che abbiano come tema il riuso dei contenitori vuoti. (E’ vero che esiste un tavolo sula questione abitativa, ma occorre unirlo a altre riflessioni).
– Occorre mapparli, dichiarare il valore di “bene comune” di edifici che diventino luoghi, da valorizzare, con una funzione sociale, culturale, tassello vivo di una città.
– Occorre fare sintesi sulle visioni di ciascun attore del processo partecipativo e perseguire un piano di città e visione che rianimi quartieri, che crei un effetto a cascata.

Per fare questo io chiedo che si riporti in Consiglio il tema degli spazi vuoti, in un consiglio comunale aperto che sia l’inizio di un vero piano partecipato, lo chiedo al Sindaco e ai consiglieri di maggioranza e minoranza! Facciamocene carico! O ora o quando? Dobbiamo ripartire a pianificare insieme e rompere questo stallo, avviare un processo, un processo moderno che tenga conto della vocazione che vogliamo dare ad Asti, che tenga conto di un recupero sostenibile, della cultura, di una città più vivibile. Ogni intervento deve essere scelto pensando alla città come organismo vivente (dove gli spazi ricettivi? dove le scuole? dove creare meno traffico? dove strutture ricettive’). L’alternativa a tale processo partecipato è un “processo” molto più triste su chi in questi anni di immobilismo ha “ucciso una città”.”

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