Le Rubriche di ATNews - Il Cerchio Magico

Il Cerchio magico: L’autostima delle ragazze

Qualche anno fa, una ricerca della fondazione Zancan, ci raccontò che i nostri ragazzi crescendo diventano sempre più insicuri e insoddisfatti. In pratica si passava da un buon livello di autostima a 14-15 anni a un peggioramento in quattro su dieci. Al tempo stesso se il 77% si dichiarava felice a 11-12 anni, già a 14-15 sono solo il 58%.

È naturale, si dirà, è l’adolescenza, il periodo più terribile della vita a provocare questo cambiamento ed è vero, ma l’aspetto più interessante è che: “nel primo anno di osservazione, quando i ragazzi avevano 11-12 anni, non sono emerse differenze tra maschi e femmine nel livello di autostima e fiducia in sé stessi. Al crescere dell’età, invece, le differenze per genere si fanno più forti: i maschi mediamente esprimono maggiore fiducia in sé stessi rispetto alle coetanee femmine. A 15 anni, ad esempio, l’87% dei maschi ha un atteggiamento positivo verso di sè, mentre per le femmine è vero nel 75% dei casi. Sono complessivamente soddisfatti l’84% dei ragazzi e il 77% delle ragazze. Viceversa, il 18% delle ragazze pensa di essere un vero fallimento (il 10,8% per i maschi). Il 50% a volte si sente inutile (il 32% per i maschi). Il 50% delle femmine desidera avere maggior rispetto di sè (il 39% per i maschi)”.

È normale questa differenza? Dipende da qualche fattore intrinseco come ad esempio la famigerata “maturità” e “sensibilità” delle ragazze o non potrebbe dipendere piuttosto dal dover affrontare aspettative differenti? Le ragazze sembrano meno inclini a riconoscersi delle capacità e a considerare il proprio valore e pare che l’area più critica riguardi l’aspetto fisico, del quale le ragazze sono mediamente più insoddisfatte dei loro coetanei. Possiamo dunque dire che anche in un immaginario estetico maggiormente pluralista rispetto al passato, i requisiti fisici socialmente desiderabili influenzano ancora pesantemente l’autostima.

Tra questi uno dei più stringenti riguarda la magrezza. L’obesità è un serio problema di salute pubblica e come tale va affrontato promuovendo la cultura del mangiare sano e del movimento fisico, ma – anche volendo ignorare l’arbitrarietà con la quale sono stati definiti gli indici di massa corporea e l’idea di “normalità” astratta che portano avanti – qualunque dietologo potrà confermare che lo stigma sociale, il disprezzo con cui obesi e sovrappeso sono normalmente considerati, non ha mai aiutato nessuno a migliorare la propria condizione, anzi. È evidente come l’atteggiamento colpevolizzante tenda a portare all’isolamento e ad assumere comportamenti fortemente autodistruttivi ed è chiaro che sono le più giovani a farne le maggiori spese, considerando anche che la grassezza è una delle principali cause di bullismo tra gli adolescenti.

Per chi ritiene che le campagne di empowering delle bambine e delle ragazze (che passino attraverso le “fiabe della buonanotte per bambine ribelli” o i messaggi delle calciatrici della nazionale) siano inutili in un contesto che già premia le ragazze con migliori risultati scolastici (sudati, non regalati), è utile quindi ricordare quante energie disperse e quanta sofferenza ancora oggi le nostre adolescenti patiscono a causa di modelli estetici costruiti a partire dall’immaginario maschile.
Ben vengano dunque tutte le espressioni di diversità in passerella, sulle riviste, nelle serie TV, insieme alle parole di stima e apprezzamento, ripetute mai abbastanza in famiglia e a scuola… con la speranza che pian piano questo dislivello nell’autostima tra ragazzi e ragazze non esista più.

Paola Lazzarini