Lettere al direttore

“Bravo Rasero, io ti invito a fare ancora di più per ciò che la memoria rappresenta”

Riceviamo e pubblichiamo

“Complimenti a Rasero, ha saputo andare oltre e portare nella sede giusta il valore della cittadinanza. E’ un primo passo, ma poi va accompagnato con la dedizione educativa al rispetto e alla memoria!

Si è andati oltre la querelle e il Sindaco ha dato l’assenso: ha fatto ciò che è doveroso per ciò che la Segre rappresenta.
E’ doveroso perchè la politica ha bisogno di esempi, contro la politica urlata e l’odio.
E’ una scelta che ha a che fare anche con una storia: quella della nostra città!
E’ doveroso perchè la storia di Asti e delle famiglie ebree si intrecciano: basti pensare al ruolo che ha avuto Ottolenghi nella storia architettonica di Asti. Ne frequentiamo le vie, le piazze, i palazzi ridisegnati , attraversiamo il ghetto.

E quel ghetto dovrebbe parlarci, io vorrei raccontasse (non solo a chi ha letto e studiato) una lezione morale sull’esclusione.

Ecco vorrei entrando per andare nei locali della movida, vedere pannelli che raccontano cosa era quel posto, le vite che son passate da quel posto e cosa rappresentano per Asti, così come in tutta Europa accade e in tutta Europa le vie diventano memoria viva e che ad Asti ad esempio scuole e Israt contiinuano da anni a raccontare agli studenti.
Una delle opere più importanti che racconta la nostra città è di un’altro personaggio del mondo ebraico Guido Artom.

La storia della memoria, dell’esclusione traccia finestre, dipinti, altezze delle case: basta entrare nel ghetto in Via Aliberti (una delle vie oggi dei locali, delle feste). E Asti ha le sue memorie dell’esclusione, della persecuzione: le sorelle Jona. Ha ospitato, nascosto durante la guerra Rita Levi Montalcini, che qui conduceva i suoi esperimenti.
Se c’è una storia che oltre il medioevo e la resistenza con cui si intreccia ha a che fare con Asti è quella delle famiglie ebree.

Il Sindaco ama Asti e questo lo si nota, può sbagliare e io non ho mai lesinato opposizione ma a suo modo la ama.

Quindi di cosa discutevamo? Si faceva l’eco alle questioni politiche nazionall, si tagliava e incollavano posizioni nazionali e la Segre diventava oggetto di dibattito, per noi astigiani invece dovrebbe non esserlo: dovremmo essere la sua naturale scorta.

Una scorta che si alimenta, se si fa cultura, se si fornisce a scuola e Israt risorse per raccontare e attualizzare memoria. Una scorta che non servirebbe se si avesse coscienza della nostra storia.

E poi c’è la memoria vissuta ogni giorno, chi investe nella memoria, nell’analisi dell’attualità che racconta questa storia, si pensi al mondo della scuola e dell’ISRAT che organizza viaggi della memoria, che fa ricerca storica, che va nelle classi, che restituisce voce a vie, piazze, palazzi, la Sinagoga, il cimitero ebraico.

Ecco la naturale prosecuzione di tale scelta, investire su cultura, memoria e storia e su questo vorrei che il Sindaco riflettesse, lo dico da persona che ha cercato di andare oltre gli steccati ideologici: la cittadinanza si costruisce con l’educazione e la formazione.

Questo vorrei dire al Sindaco: così come scegli di schierarti dalla parte dei diritti, dei valori costituzionali e del rispetto, scegli anche di camminare al fianco passo dopo passo con chi cammina insieme ai giovani giorno per giorno in un difficile lavoro educativo, non sarei franco con lui se non facessi notare che questo è un passo e occorre valorizzare i centri che si occupano di memoria.

Un anno fa circa a Nizza e Asti, i miei studenti su Liliana Segre hanno composto un rap, “Restiamo umani” in un percorso con l’ISRAT.
E’ grazie a quei percorsi che si sono innamorati del costruire a loro volta conoscenza e memoria.

Quindi è doveroso, non solo dare una cittadinanza, ma fornire strumenti. Mi verrebbe da dire:Ok diamo la cittadinanza e poi restituiamola a tutte le persone che hanno fatto parte della nostra città, aiutando le realtà che si occupano di tenere viva la memoria, facendo parlare vie e strade, personaggi che hanno reso Asti, nonostante l’esclusione ciò che è.

La Cittadinanza alla Segre è un antidoto che un Istituzione prende contro le barbarie, anche come occasione di riflessione sul limiti che non devono essere valicati, che siano odio online o di persona, bullismo politico o esclusione.

Se Asti si dice città del rispetto fa bene a darsi questa occasione di riflessione e scelta in nome dei valori costituzionali, e la si porti avanti insieme: maggioranza e minoranza.
E’ l’inizio, ma è poi nella concretezza, nell’impegno educativo che si difendono i valori!”

Mario Malandrone