Giovani e contraccettivi: a che punto siamo

Più informazioni su

Qualche tempo fa le regioni Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Toscana avevano annunciato, fra le proprie virtuose politiche di salute pubblica, la decisione di  erogare gratuitamente i contraccettivi attraverso i consultori.

In seguito vi fu anche un’interrogazione urgente rivolta all’Assessore regionale competente, Saitta, per sapere se realmente fosse stato dato seguito alla Delibera di Giunta. L’atto riguardava da una parte l’erogazione di contraccettivi alla popolazione più giovane  attraverso i consultori familiari, ma anche la garanzia di una distribuzione omogenea dei medici specialisti in grado di garantire le interruzioni di gravidanza richieste tramite accesso ai consultori stessi.

Quando si diffuse la notizia della possibilità di ottenere contraccettivi gratuiti da parte dei giovani in varie regioni d’Italia, furono in molti ad essere soddisfatti: la sessualità responsabile ed in sicurezza dipende anche dall’accesso al necessario per la contraccezione.

La disinformazione ancora diffusa, pur essendo nell’era del 2.0 per l’accesso alla conoscenza con pochi gesti delle dita, combinata ai costi costituiscono un forte disincentivo per i giovani a seguire le buone pratiche. Tanto per fare due conti, si parla di una quindicina di euro per la pillola anticoncezionale, una ventina di euro per l’anello vaginale, una dozzina per il cerotto.

Ma volendo tralasciare l’aspetto meramente economico, non si possono assolutamente ignorare le ripercussioni che hanno i metodi citati sull’organismo della donna: tanto per citarne alcuni si osserva la comparsa di acne, dolori al seno dovuti al suo momento dimensionale, incremento del peso, frequenti mal di testa con nausea, sensibile alterazione del desiderio sessuale e forti sbalzi di umore.

Le ripercussioni sulla donna non sono affatto trascurabili, ma a questo bisogna aggiungere il fatto che non siano metodi atti a prevenire le malattie sessualmente trasmissibili. Chlamydia, herpes genitale, infezione da papilloma virus, candidosi, sifilide e AIDS sono in lenta diminuzione in Italia, ma il problema riguarda ancora anche molti giovani e non bisogna abbassare la guardia.

Con i mutamenti dello stile di vita e delle abitudini sessuali di molti Paesi, come l’Italia, si è verificato un repentino abbassamento dell’età in cui si inizia ad avere rapporti intimi completi. Per questo motivo il nostro Ministero della Salute sta spingendo sull’uso dei nuovi media per informare meglio le nuove generazioni, in particolare con la Campagna di comunicazione “Con l’HIV non si scherza” #HIVriguardatutti avviata nel 2019.

L’incidenza maggiore di infezione da Hiv è nella fascia di età 25-29 anni e la principale modalità di trasmissione resta quella dei rapporti sessuali non protetti. L’uso dei preservativi è indispensabile per evitare di contrarre ciò che non vediamo, come l’ Hiv, per se stessi ma anche per tutte le persone con le quali dovessimo venire a contatto successivamente.

Allo stato attuale, però, la distribuzione gratuita dei contraccettivi agli under 26 e la possibilità di accedere agevolmente all’iter per l’interruzione di gravidanza mediante i consultori familiari non corrisponde a quella paventata da quanto deliberato in Regione. Continua a persistere una situazione di efficienza a macchia di leopardo.

Foto: kerryank / Piixabay

 

Più informazioni su