Truffa sulla gestione di centri di accoglienza: anche un’astigiana arrestata dalla Guardia di Finanza di Imperia

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Una truffa sulla pelle dei migranti. Questo quanto emerso dall’‘Operazione Patroclo’  della Guardia di Finanza di Imperia in mano al procuratore aggiunto Grazia Pradella. Al centro delle indagini, iniziate nel 2017 e proseguite nel 2018, la cooperativa Caribu di Cuneo, che gestisce due centri di accoglienza per migranti in attesa di protezione a Vallecrosia e Sanremo.

L’Operazione Patroclo, che ha portato ieri, mercoledì 17 luglio, a quattro arresti e tre indagati in stato di libertà,  ha permesso di sgominare, secondo quanto riporarto da Riviera24.it, un’associazione per delinquere, che faceva capo alla cooperativa sociale cuneese, accusata di trattenere dal 50 al 70 per cento dei fondi statali destinati ai migranti ospitati nei due centri di accoglienza.

Tra gli arrestati anche Emanuela De Mita, 48 anni, di Asti, compagna di Gianni Morra, 62 anni, residente a Cuneo, considerato il personaggio chiave dell’organizzazione criminosa, anche lui arrestato con Guido Tabasso, 67 anni, avvocato di Torino, col ruolo di consulente, e Antonella Morra, 58 anni, residente a Cuneo.

Indagati in stato di libertà anche un ex funzionaria della Prefettura d’Imperia e due commercialisti del Torinese.

L’operazione ha inoltre portato al sequestro di 1,3 milioni di euro.

Secondo le indagini, gli arrestati attraverso fatture e numeri gonfiati, risparmiavano soldi dalla gestione dei migranti, per acqusti personali: l’astigiana De Mita avrebbe persino acquistato una pompa d’acqua per la propria piscina, inviando la fattura alla Prefettura, addebitandola alle spese per gli stranieri e biancheria intima per se stessa. Per incassare più soldi, inoltre, l’associazione criminale inviava più volte la stessa fattura alla Prefettura, che la pagava ogni volta. Altro sistema adottato: quello di gonfiare il numero dei migranti per ricevere più soldi dallo Stato.

Secondo quanto spiegato da Grazia Pradella e riportato sempre su Riviera24.it: “Tra i metodi per risparmiare c’era un metodo di sfruttamento del lavoro dei migranti stessi e un metodo di trattamento inaccettabile delle condizioni fisiche e psichiche dei migranti. Il gip nella sua ordinanza dice che venivano trattate come bestie e in realtà abbiamo delle intercettazioni dove si disquisisce sul tipo di cibo da dare e viene deciso di dare polmone con varie frattaglie per ottimizzare i costi: un tipo di cibo che probabilmente le persone non danno neppure ai loro gatti. Chi provava a ribellarsi, abbiamo la prova in un’intercettazione, è stato picchiato e umiliato”.

[Fonte: Riviera24.it]

 

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