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Le Rubriche di ATNews - Il Tri-angolo di Mengozzi

Il Tri-angolo di Mengozzi: Famiglie di… Strumenti Musicali

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Sesto appuntamento con la rubrica mensile che arricchisce le proposte per i lettori di Atnews.it.

“Il Tri-angolo di Mengozzi” prende spunto da un intervento sul nostro quotidiano del musicista astigiano di fama internazionale Fabio Mengozzi, compositore, pianista, direttore d’orchestra e docente di musica, in seguito ai fatti di Corinaldo (clicca QUI).

L’obiettivo della rubrica è quello, sempre nel massimo rispetto delle scelte musicali di tutti, di fornire con nozioni semplici un punto di vista alternativo da quello che offrono ogni giorno i media, di educare ed indirizzare i giovani alla musica profonda, spirituale, in modo da ampliare le possibilità di scelta nell’ascolto della musica.

FAMIGLIE DI…STRUMENTI MUSICALI

Vorreste essere capaci di riconoscere il suono di uno strumento musicale semplicemente ascoltandone il timbro? Forse non ci crederete, ma non si tratta di una cosa molto complicata; con  alcune nozioni ed un po’ di esercizio vi si può riuscire. Certo gli strumenti musicali sono numerosissimi, ma limitandoci a quelli attualmente in uso nelle orchestre il campo si restringe parecchio. Si deve innanzitutto sapere che esiste una particolare scienza chiamata “organologia” che si propone di classificare gli strumenti musicali. Per far ciò si avvale di sistemi diversi: si possono considerare ad esempio il metodo di emissione del suono oppure il modo in cui gli strumenti vengono maneggiati dagli esecutori (soffiando, pizzicando le corde o sfregandole con l’arco, percuotendo lo strumento oppure premendo i tasti di una tastiera). In un’orchestra troviamo diverse famiglie strumentali: i fiati (suddivisi in legni e ottoni), gli archi, le percussioni e talvolta altri strumenti quali arpa e pianoforte.

Un modo divertente per imparare a riconoscere i timbri degli strumenti musicali è ascoltare la fiaba musicale “Pierino e il lupo” del compositore russo Sergej Prokofiev (1891 – 1953). Composta nel 1936 in soli quattro giorni, narra di un bambino coraggioso al punto da affrontare e neutralizzare un grosso lupo proveniente dalla foresta. Nell’opera compaiono diversi personaggi, come il gatto, l’uccellino, l’anatra, il nonno, i cacciatori. La cosa interessante di questa composizione è che ad ogni personaggio corrisponde uno strumento musicale cui viene affidato un tema caratteristico; inoltre prevede una voce recitante che, mentre racconta la vicenda, spiega passo passo quali strumenti vengono utilizzati.

Anche un altro musicista, Benjamin Britten (1913 – 1976), ha ideato un’opera musicale finalizzata a presentare gli strumenti dell’orchestra; si intitola “The Young Person’s Guide to the Orchestra” cioè “Guida del giovane all’orchestra”. Partendo da un bellissimo tema di  Henry Purcell, che fu compositore di epoca barocca, nel 1946 Britten ha dato vita a questo brano organizzando una serie di variazioni che si concludono con una fuga. L’opera presenta le varie sezioni strumentali dell’orchestra in modo didascalico.

Una volta acquisita una certa dimestichezza con il timbro e le caratteristiche dei vari strumenti, è arrivato il momento di cimentarsi con la musica del Novecento, epoca in cui le potenzialità degli strumenti musicali sono state indagate giungendo ad uno straordinario ampliamento tecnico ed espressivo. Un ascolto particolarmente esemplificativo è quello delle “Sequenze” del compositore italiano Luciano Berio (1925 – 2003), composte in un arco temporale che va dal 1958 al 2002; si tratta di brani che travalicano quelli che potevano essere considerati i tradizionali limiti degli strumenti musicali. Ascoltando questi brani, vi potrete rendere conto di quante incredibili risorse dispongano gli strumenti.

In conclusione di questo breve articolo, vale ricordare che più musica si ascolta e più il nostro orecchio si forma. Ascoltate con attenzione, dunque, e non dimenticate di approfondire: domandatevi quali strumenti stiano suonando in ogni momento del brano, cercate riscontri, recatevi direttamente ai concerti per osservare ed associare l’immagine dello strumento al suono che viene prodotto. E al termine del concerto non abbiate timore di chiedere qualche delucidazione ai musicisti se della loro esecuzione o del loro strumento qualcosa vi ha particolarmente colpito: i veri musicisti praticano la musica con amore e troveranno sempre un minuto per voi.

 

Fabio Mengozzi

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