Le Rubriche di ATNews - Il Cerchio Magico

Il Cerchio magico: Padri… Eroi?

Vorrei proseguire la riflessione sulla paternità avviata nello scorso numero di questa rubrica e lo farò provando a offrire una tipologia di padri, costruita a partire dai personaggi di un ciclo di film che – tutto o in parte – in molti conoscono dal momento che si tratta di blockbusters ad altissima popolarità. Si tratta degli Avengers.

Quel che da subito mi ha colpita di questo ciclo di film (e dai fumetti che ne sono l’ispirazione) è che si tratta di un universo al maschile, nel quale l’elemento materno è reso periferico. Negli ultimi film della saga le donne stanno riguadagnando terreno e la speranza è quella che nei prossimi film ci sarà maggiore spazio anche per il femminile, ma intanto è assolutamente funzionale al nostro discorso il fatto che si tratti di un universo popolato di padri. Di tutti i generi!

Proverò a elencarli, descrivendoli brevemente, solo per pennellate, così da offrire piccoli spunti di riflessione per padri e/o madri postmoderni e riflessivi.

1. C’è il padre padrone, che ha potere di vita e di morte sui suoi figli, anzi le sue figlie: è Thanos il gigante che è pronto a sacrificare la sua stessa figlia (Gamora) per portare avanti il suo progetto sull’universo. In Thanos è presente un’etica imperativa (tutta sua ovviamente), che ne guida le azioni. Non c’è posto per gli affetti nel cuore di Thanos, non perché questi non ci siano, ma perché sono continuamente sottomessi al disegno etico di cui si sente portatore. Nell’educazione delle figlie ne valorizza la competizione per ottenere, da una parte, di essere l’unico oggetto di amore/timore e dall’altra di associare ciascuna di esse alla propria azione.

2. C’è il padre autorevole, ma ancora distante affettivamente: è Odino, che per educare il proprio figlio Thor alla responsabilità, non esita a mandarlo lontano da sé e a metterlo alla prova, anche a costo di rischiare di perderlo. È il padre giusto, ma difficilmente caldo, la sua autorevolezza si compie nella capacità di farsi da parte al momento giusto per segnare l’avvento dell’et adulta nei figli.

3. C’è anche il padre manipolativo (nel secondo episodio dei Guardiani della Galassia) è Ego il padre di StarLord, che considera il figlio come un prolungamento di sé, ma si comporta come il padre che chiunque vorrebbe: complice, amico, vicino, ma lo fa soltanto perché questo va a comporre il quadro del suo narcisismo. A Ego interessa sè stesso, è un vitalista disperato, incapace di amare, che diventa padre per poter proseguire a esistere nel tempo.

4.C’è il padre che si occupa della figlia sia rispondendo ai suoi bisogni che costruendo una relazione profonda con lei. È Ironman, che -significativamente- diventa padre da “grande” e forse anche per questo vive una paternità riconciliata, oblativa, che rende quasi evanescente la figura della madre. Ciò che rende più interessante questa figura è il fatto che nonostante la dimensione familiare e privata abbia così tanta importanza per lui, mantiene un senso di responsabilità anche verso la società ed estende il proprio ruolo di educatore anche ad altri ragazzi, in particolare a SpiderMan.

5. C’è poi la figura del padre lontano dalla quotidianità dei figli perché separato, Ant-Man, che non è il padre della cura semplice, ma vuole essere l’eroe e questa dinamica del padre/eroe nel rapporto padre/figlia è molto evocativa perché il rischio di cadere e deludere è sempre alto e allora occorrerà al figlio costruire la propria identità a partire dalla debolezza paterna. Non a caso è l’uomo formica: che diventa microscopico, ma anche gigante… è un padre sempre strattonato da questa contraddizione.

6. Ci sono infine i “grandi padri”: Hank Pym e Howard Stark, figure di padri eccellenti, importanti, ingombranti, ma anche irrisolti nel r rapporto con i figli, sempre in bilico tra l’idealizzazione e la delusione, forti, fortissimi all’apparenza e invece fragilissimi… che stanno lì a dirci che davvero non c’è mai stata un’età dell’oro della paternità.

Ecco direi che anche solo questi accenni ci dicono la compresenza di moltissimi modelli di paternità e la complessità nel definire la paternità oggi. E non si tratta, io credo, soltanto di riconoscersi più nell’uno che nell’altro, che è un’operazione comunque divertente, ma di accogliere l’idea che se in passato c’era un modello paterno sufficientemente universale, oggi questo difficilmente si riproporrà.

Paola Lazzarini