Giovanni Boccia: “Libia, ultima chance!”

Fermo restando che le vite umane debbano essere sempre salvate quando si trovino in pericolo, una riflessione si impone quando queste (le vite) siano “spinte” al pericolo.

Alludo al fatto che le maniere, per l’aiuto a chi soffre, ce ne sono, eccome (si cerchino le mie precedenti lettere datate fin dal lontano 2002)!
Basterebbe applicarle nei Paesi in questione. Le soluzioni, le più elementari, signor Direttore, non vengono messe in atto unicamente per il disumano business sui più disgraziati. E anche adesso, nel momento in cui riporto questo mio punto di vista, addirittura la Libia stessa potrebbe essere “svuotata”, dalla presenza degli immigrati in tutta sicurezza.

Non ci credete? Ebbene, io conosco, essendoci stato personalmente, la città di Zohuara da dove partono il 99,9% dei cosiddetti barconi.

Essa è molto vicina al confine tunisino (circa 60 km) e con molta facilità si può arrivare a Ben Garden (città nel sud della Tunisia) o addirittura, via mare, raggiungere l’isola di Djerba. Controllate sulla cartina geografica e ne comprenderete meglio il significato.
Esse sono rotte abbastanza tranquille ed è in tal senso che un intervento di salvataggio si potrebbe porre in essere, sotto l’egida dell’ONU e senza spargimento di sangue.

Quindi…..di fatto, signor Direttore, il “corridoio umanitario” esiste già. Questa sarebbe la prima fase. La seconda prevederebbe il rimpatrio dei nigeriani, senegalesi, maliani, ivoriani, ghanesi, guineani, beninesi, togolesi, ed esso potrebbe avvenire con ponti aerei.
Terza fase, in loco (nei Paesi d’origine) le varie Ambasciate europee e Consolati dovrebbero ascoltare e valutare le eventuali richieste di espatrio (magari con un pò più di tolleranza).

Ed allora con la stessa cifra che questi giovani pagano per imbarcarsi su pericolose e fatiscenti barconi, in tutta sicurezza potrebbero arrivare in Europa via aerea.

Non morirebbero tristemente in silenzio nel deserto, non rischierebbero di annegare nel Mediterraneo, non finirebbero nei lager libici (di gheddafiana memoria) ed arriverebbero direttamente nei vari Paesi U.E. senza continue e falsi liti sulle ripartizioni.

Il tutto, cosa di non secondaria importanza, ci permetterebbe di accogliere soggetti con identità certe (oggi in buona parte falsate soprattutto nella data di nascita, con vergognose dichiarazioni di minori età), e si darebbe loro, inoltre, la giusta dignità umana. Si tenga presente che inevitabilmente, entrerebbero in gioco tutti i Paese dell’Unione Europea e non solo la nostra Italia, in quanto ciascun soggetto richiedente, potrebbe rivolgersi all’Ambasciata o Consolato del Paese U.E. preferito (e quindi non ci sarebbe nemmeno bisogno di creare fantasiosi Hotspot in loco, essendo, detti Paesi africani, di fatto pullulanti di Ambasciate europee e Consolati ai quali serenamente rivolgersi).

Ed infine, una volta arrivati sul suolo del vecchio continente, ecco che allora sì che le varie Croci Rosse o chi per esse, potrebbero prenderli in carico e seguirli (con annesso, in questo caso, il lecito arricchimento economico) per 24 mesi al fine di favorirne l’inserimento sociale e superare lo shock culturale (checchè se ne dica, alla base oggi della totale mancata integrazione).

Signor Direttore, purtroppo così non sarà in quanto la Francia continuerà a fornire le armi al generale Haftar e terrà la Libia nel caos al fine di procurarsi il businnes sul petrolio e far rivolgere altrove l’attenzione dei propri cittadini francesi (leggasi gilet gialli, banlieux parigine, terrorismo islamico, mancata integrazione di cittadini di terza e quarta generazione).

Cittadini subalpini alle prese con le “perle” dei loro ultimi tre “splendidi” Presidenti della Repubblica, uno……meglio dell’altro (Come no!)!

Giovanni Boccia Presidente del Consiglio Comunale di Asti
(P.S. dalla mia analisi sono esclusi, somali, sudanesi, eritrei e siriani)