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Le Rubriche di ATNews - Comunicare la bellezza

Comunicare la bellezza: il Castello di Calosso, perla incastonata tra vigneti di moscato fotogallery

“In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti” questo l’incipit del celebre romanzo di Calvino “Il castello dei destini incrociati”, che grazie a poche, soppesate parole, riesce ad esprimere tutta la suggestione e il fascino che da sempre queste strutture esercitano sui visitatori. Imponenti, maestosi, austeri, talvolta anche stravaganti, i castelli rappresentano sicuramente uno dei più importanti patrimoni storici e artistici italiani.

Anche la nostra provincia, dove il fenomeno dell’incastellamento prese il via intorno al IX secolo con le invasioni degli Ungari e dei Saraceni, presenta sul suo territorio un cospicuo numero di castelli, molti dei quali riconducibili alle lotte tra il comune di Asti e il Marchesato del Monferrato. Tra questi, particolarmente importante risulta essere il Castello di Calosso, che ad oggi costituisce una significativa testimonianza della storia del piccolo borgo.

Il complesso, adiacente al centro abitato, sorge su un’alta collina nei pressi dei comuni di Canelli e Costigliole, tra le valli del Nizza e del Tinella, immerso in un ambiente naturalistico incantevole, tra vigneti pregiati e boschi maestosi.

Le prime testimonianze dell’esistenza del Castello di Calosso permettono di collocarne la costruzione nei decenni immediatamente precedenti l’anno 1000, ciononostante, le numerose opere di ristrutturazione che l’edificio dovette subire rendono difficile effettuare una datazione precisa. Nel 1377, l’intero feudo di Calosso viene acquistato dal nobile banchiere astigiano Percivalle Roero. Nel 1659 il feudo, dopo la Pace dei Pirenei, sotto il dominio spagnolo dall’inizio del secolo, entra a far parte del ducato di Savoia. Persa la sua importanza strategica, i signori di Calosso, i Roero di Cortanze, lo trasformarono in una residenza di campagna, ristrutturando ed ampliando buona parte della struttura originaria. Il castello è attualmente di proprietà della famiglia Balladore Pallieri, discendenti diretti, in linea femminile, dei Roero di Cortanze.

Nel 1592, in soggiorno al castello nel corso di una visita pastorale, il vescovo di Pavia Alessandro Sauli, santificato nel 1904, morì improvvisamente a causa di un malore. L’evento suscitò subito un grande clamore, tanto che, nel 1683, Calosso istituì la festa patronale di Sant’Alessandro (11 ottobre) e la camera del castello, dove il vescovo spirò, fu convertita in cappella.

Gli interventi eseguiti nel XVII secolo hanno portato ad una sostanziale ristrutturazione delle strutture originarie, facendo assumere al castello l’aspetto di un’elegante dimora di campagna. Ciononostante, le mura cinquecentesche, con bocche da fuoco e feritoie, sul lato nord e la massiccia torre cilindrica sono rimaste pressoché intatte.

Il borgo è rinomato per la sua produzione di Moscato d’Asti, tuttavia sulle colline di Calosso troviamo molti altri vitigni pregiati, tra i quali Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e il rinomato Gamba di Pernice, da poco DOC con la denominazione Calosso.

La cosiddetta“Fiera del Rapulè”, celebrata ogni anno il terzo weekend di ottobre, costituisce la ricorrenza principale per la cittadina, in occasione della quale viene offerta ai visitatori la possibilità di visitare i “crotin”, le tradizionali cantine scavate nel tufo.

Il Castello fa parte del circuito delle Dimore Storiche Italiane, e, nelle giornate di visita, i proprietari accompagnano gli interessati in visita alla Cappella di Sant’Alessandro, ai sotterranei, ai salotti e al parco, dal quale si può godere della magnifica vista delle valli circostanti.

È possibile visitare il castello l’ultima domenica di ogni mese. La visita guidata costa 5 euro a persona. Per prenotazioni o informazioni è possibile inviare una mail a castellodicalosso@gmail.com o telefonare al 3395971315.

G.V.