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Le Rubriche di ATNews - Il Tri-angolo di Mengozzi

Il Tri-angolo di Mengozzi: Egitto in Musica

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Quinto appuntamento con la rubrica mensile che arricchisce le proposte per i lettori di Atnews.it.

“Il Tri-angolo di Mengozzi” prende spunto da un intervento sul nostro quotidiano del musicista astigiano di fama internazionale Fabio Mengozzi, compositore, pianista, direttore d’orchestra e docente di musica, in seguito ai fatti di Corinaldo (clicca QUI).

L’obiettivo della rubrica è quello, sempre nel massimo rispetto delle scelte musicali di tutti, di fornire con nozioni semplici un punto di vista alternativo da quello che offrono ogni giorno i media, di educare ed indirizzare i giovani alla musica profonda, spirituale, in modo da ampliare le possibilità di scelta nell’ascolto della musica.

EGITTO IN MUSICA

L’interesse e la curiosità per tutto quanto è riconducibile all’Egitto ha radici lontante. Basti ricordare che vi sono oggi nella sola città di Roma più obelischi di quanti ne siano rimasti in piedi in tutto l’Egitto. Questo interesse è pienamente comprensibile: gli antichi egizi erano stati capaci di realizzare imponenti opere architettoniche come piramidi e sfingi, disponevano di una nutrita schiera di affascinanti divinità, conoscevano le tecniche della mummificazione ed avevano adottato un sistema di scrittura misterioso come i geroglifici.

Molti in Occidente nel corso dei secoli si accostarono pertanto all’Egitto: chi per studiarlo e comprendere di più, chi incuriosito e desideroso di carpirne i segreti. Vanno ad esempio ricordati i tentativi di traduzione dei geroglifici condotti nel Seicento dal gesuita Athanasius Kircher, ritenuto il primo egittologo. Ma è soprattutto con la campagna di Napoleone del 1798 che l’Occidente si scopre attratto da quella terra lontana e connotata da significati mitici, magici e simbolici.

A seguito dell’incursione francese, infatti, rapidamente si diffuse in Europa una specie di mania per l’Egitto: a ciò contribuì anche la monumentale opera “Description de l’Égypte”, scritta da centinaia di studiosi e pubblicata nel corso di ben vent’anni (1809-1829). Ed ancora ai giorni nostri, l’Egitto non può mancare dagli scaffali delle biblioteche o nei servizi televisivi dei programmi dediti ai misteri.

Anche i musicisti non si poterono sottrarre dal confrontarsi con l’Egitto. In modo particolare si ritrova nell’opera lirica una presenza di personaggi storici legati all’Egitto; ecco alcuni esempi: nel 1724 venne rappresentata a Londra l’opera “Giulio Cesare in Egitto” di Georg Friedrich Händel; nel 1789 a San Pietroburgo “La Cleopatra” di Domenico Cimarosa.

Fiabesco e pregno di simbologie è l’Egitto di Wolfgang Amadeus Mozart. Il suo “Flauto magico”, ambientato nell’antico Egitto, è all’insegna di allegorie massoniche: ricordiamo che il genio di Salisburgo fu un fervente Libero Muratore.

Un successo sensazionale fu riservato alla prima della “Aida” di Giuseppe Verdi; l’opera, sebbene commissionata per celebrare l’apertura del Teatro del Cairo, andò in scena soltanto nel 1871 ad inaugurazione nel frattempo avvenuta; l’anno successivo approdò alla Scala e fu un nuovo strabiliante successo per Verdi.

Anche in epoca più recente i compositori hanno messo in scena l’Egitto. È il caso di Philip Glass, ottantaduenne compositore statunitense fra i padri del minimalismo musicale ed autore di “Akhnaten”. Si tratta di un’opera rappresentata a Stuttgart nel 1984, incentrata sulla figura del faraone Akhenaton, passato alla storia per aver dismesso il politeismo sostituendolo con una pratica religiosa fondata sull’adorazione di Aton. Particolarmente interessente è il fatto che nell’opera vengano cantati versi poetici composti dallo stesso faraone e tratti dal “Libro dei morti”.

Oltre che musica per il teatro, i compositori “egittofili” si sono prodigati a creare anche brani strumentali: il francese Camille Saint-Saëns compose il suo “Concerto n.5 per pianoforte e orchestra n.5, Op.103” detto “Egiziano” durante un soggiorno vicino al Tempio di Luxor nel 1896. Una quindicina di anni dopo, Claude Debussy, un altro francese, componeva “Canope” brano per pianoforte che, come il titolo suggerisce, allude all’antico vaso egizio.

Quali altre suggestioni il misterioso mondo degli antichi egizi riserverà ai compositori della nostra epoca e a quelli del futuro? Di certo l’interesse per l’antico Egitto resta molto grande e vi è quindi da ben sperare che possano nascere ancora opere musicali, e non solo, sulla scia delle precedenti in grado di esaltare questa terra antica e misteriosa.

 

Fabio Mengozzi

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