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Le Rubriche di ATNews - Il Tri-angolo di Mengozzi

Il Tri-angolo di Mengozzi: Stravaganze Musicali

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Secondo appuntamento con la nuova rubrica mensile che arricchisce le proposte per i lettori di Atnews.it.

“Il Tri-angolo di Mengozzi” prende spunto da un intervento sul nostro quotidiano del musicista astigiano di fama internazionale Fabio Mengozzi, compositore, pianista, direttore d’orchestra e docente di musica, in seguito ai fatti di Corinaldo (clicca QUI).

L’obiettivo della rubrica è quello, sempre nel massimo rispetto delle scelte musicali di tutti, di fornire con nozioni semplici un punto di vista alternativo da quello che offrono ogni giorno i media, di educare ed indirizzare i giovani alla musica profonda, spirituale, in modo da ampliare le possibilità di scelta nell’ascolto della musica.

STRAVAGANZE MUSICALI

Non vi è da stupirsi che nel 1950 il compositore Leroy Anderson abbia scritto un brano per… macchina da scrivere e orchestra: la storia della musica è infatti disseminata di stravaganze e sono numerosi i brani musicali frutto non soltanto del genio ma anche di un pizzico di eccentricità dei loro autori.

Già trecento anni prima di Anderson e del suo“The Typewriter” il compositore Adriano Banchieri nel “Contrappunto bestiale alla mente” faceva emettere ai cantanti miagolii, il verso del cane che abbaia e quello del cuculo. Da par suo, Gioachino Rossini in “Petit caprice (style Offenbach)” prescrive al pianista una diteggiatura che lo costringe a fare le corna con la mano, usando indici e mignoli: il burlone Rossini si prendeva gioco di Offenbach, che aveva fama di iettatore. E pochi anno orsono, il tedesco Karlheinz Stockhausen concepiva addirittura un “Quartetto d’archi con elicottero”, inviando in orbita i musicisti con quattro elicotteri Alouette: la prima musica scritta da un terrestre per essere eseguita in volo nello spazio.

Ma chi ha forse più di ogni altri rivoluzionato il modo di intendere l’atto creativo del compositore è stato lo statunitense John Cage. Cultore delle filosofie orientali ed in particolarre dello Zen, Cage tentò di epurare da ogni volontà l’atto compositivo affidandosi al caso: nacquero così brani come “Imaginary landscape no. 4” (1951) in cui Cage prevede che dodici radio vengano accese mentre i musicisti suonano; oppure 4′33″, un brano in cui l’esecutore dopo essersi avvicinato al proprio strumento deve rimanere in silenzio per quattro minuti e trentatré secondi, senza mai suonare una sola nota: un invito ad aprire le orecchie ed ascoltare i suoni prodotti dalla sala. Cage ha anche condotto una sperimentazione sul timbro degli strumenti musicali ed introducendo gomme, bulloni e viti fra le corde ideò il “pianoforte preparato”, capace di generare suoni davvero lontani da quelli di un “normale” pianoforte.

Numerosi sono stati nel secolo scorso i tentativi di pervenire al suono attraverso nuovi ed originali sistemi di notazione. “Stripsody”, ideata da Cathy Berberian nel 1966, è una spassosa composizione in cui al posto delle note e dei tradizionali pentagrammi troviamo un fumetto colmo di figure e versi onomatopeici.

Un altro esempio di originalità è la “Serenata per un satellite” (1969) di Bruno Maderna, brano commemorativo e aleatorio; si tratta di un’opera “aperta”, ovvero una partitura di tipo pittorico in cui i pentagrammi si intrecciano lasciando all’esecutore la libertà di disporre e far susseguire le varie note come egli preferisce.

Riguardo al testo musicato, tentavi originali sono stati compiuti dall’ungherese György Ligeti in “The Alphabet” e dall’estone Arvo Pärt con il suo “Solfeggio ; il primo ha previsto che venissero cantate in successione le lettere dell’alfabeto, mentre il secondo ha utilizzato come testo il nome delle note stesse, creando un’avvolgente e bellissima atmosfera.

A volte i compositori si sono avvalsi di strumenti piuttosto inusuali come fischietti e sirene; così all’inizio del II atto de “Il trovatore” di Giuseppe Verdi è impossibile non riconoscere il suono dei martelli battuti sulle incudini. Il pittore futurista Luigi Russolo inventò nuovi strumenti musicali per imitare addirittura il suono delle macchine, dei treni, della folla e li fece confluire nell’orchestra di “intonarumori”.

A conclusione di questa carrellata (solamente esemplificativa e certamente non esasutiva) si potrà forse restare allibiti per le bizzarie raccontate; ma non si deve pensare che queste siano sempre il risultato dell’eccentricità del compositore o dell’intento provocatorio finalizzato a spiazzare l’ascoltatore: infatti dietro brani che possono apparire bizzarri se non addirittura banali, si cela spesso una ben salda concezione musicale, una sperimentazione ed un pensiero che giustificano le scelte – per quanto non convenzionali – messe in campo dall’artista.

 

Fabio Mengozzi

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