Quantcast

Le Rubriche di ATNews - Il Tri-angolo di Mengozzi

Il Tri-angolo di Mengozzi: “Chi era Beethoven?”

Più informazioni su

Parte questa sera una nuova rubrica che arricchisce le proposte per i lettori di Atnews.it.

“Il Tri-angolo di Mengozzi” prende spunto da un intervento sul nostro quotidiano del musicista astigiano di fama internazionale Fabio Mengozzi, compositore, pianista, direttore d’orchestra e docente di musica, in seguito ai fatti di Corinaldo (clicca QUI).

L’obiettivo della rubrica è quello, sempre nel massimo rispetto delle scelte musicali di tutti, di fornire con nozioni semplici un punto di vista alternativo da quello che offrono ogni giorno i media, di educare ed indirizzare i giovani alla musica profonda, spirituale, in modo da ampliare le possibilità di scelta nell’ascolto della musica.

CHI ERA BEETHOVEN?

Beethoven, un nome che non necessita di presentazioni. Chi non conosce “Per Elisa” o il celebre “Inno alla gioia”, la meravigliosa ode scelta come inno europeo? Chi non si è mai imbattuto nel motto iniziale della Quinta Sinfonia? Sono solo alcune fra le molte composizioni del grande Ludwig. Pagine celebri, universalmente apprezzate da una platea che va ben oltre il pubblico degli specialisti.

È ricca di eventi la biografia di Beethoven: un’infanzia difficile, la prematura scomparsa della madre stroncata dalla tubercolosi appena quarantenne, un padre violento ed alcolizzato. Ma un particolare evento segnerà la vita del grande compositore tedesco, facendo da spartiacque: prima dei trent’anni Beethoven iniziò ad accusare i sintomi della sordità, destinata ad acuirsi a causa delle inefficaci cure dell’epoca e che intorno ai cinquant’anni condannerà il Nostro alla più grave fra le disgrazie che possano capitare ad un compositore: l’impossibilità di ascoltare la propria musica. Un evento scritto dal destino nella vita di un uomo che, attraverso i suoni, esprimeva se stesso.

Fu così che Beethoven, per carattere piuttosto schivo e scostante, si isolò ancor di più dal resto del mondo. Tuttavia, nonostante il fortissimo sconforto che lo portò persino a meditare il suicidio, egli sempre resistette alla malattia accettando infine un destino ritenuto ineluttabile, contrapponendo lo Spirituale al materiale. Non solo continuò a comporre, ma incrementò il proprio sforzo creativo facendo venire alla luce, ormai completamente sordo, alcune delle sue più strabilianti composizioni, come la “Nona Sinfonia” da cui il celebre “Inno alla gioia” è tratto.

L’arte fu la vera sua àncora di salvezza, vi si aggrappò con tutta la forza dell’anima sublimando la meschina sorte in canto aureo. Senza l’amore incondizionato per la musica non sappiamo cosa sarebbe stato di quest’uomo. Altri, privi delle difese ch’egli possedeva celate nel profondo del cuore, si sarebbero arresi all’avversa sorte smarrendo totalmente la fiducia nella vita e lo scopo della propria esistenza. Anche per questa ragione, Beethoven oltre che immortale genio della musica è per noi anche un esempio: aldilà dei valori e della bellezza racchiusi nelle sue note, egli ci ha mostrato che è possibile tramutare in occasione di crescita qualunque trista situazione della vita, così da vincere sulle disgrazie innalzandoci verso ciò che è superiore.

Fabio Mengozzi

Più informazioni su