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Speciale 118 Sindaci: intervista a Francesco Chiara, Sindaco di Cortazzone

118 Sindaci: incontriamo Francesco Chiara, Sindaco di Cortazzone.

Da bambino aveva mai immaginato di diventare sindaco?

Le rispondo con un pensiero che prendo in prestito da Fabrizio De Andrè, “Da bambino volevo guarire i ciliegi, quando rossi di frutti li credevo feriti”. La troviamo nel componimento “Un medico” pubblicata nel 1971 nel disco “Non all’amore non al denaro né al cielo”.

E così, come narra la canzone nel seguito, da bambino volevo fare il “dottore”.

Sinceramente non avrei mai pensato di candidarmi ed essere eletto Sindaco del Comune ove sono nato, cresciuto e vissuto fino ad oggi.

Vale la pena però ritrovarsi nel cercare di curare i ciliegi “feriti: essere Sindaco credo voglia dire curare la propria comunità a tutto tondo. Il profilo amministrativo non può prescindere dalla dimensione umana e sociale. 

Come è nata la Sua candidatura a sindaco?

La decisione di candidarmi a Sindaco, con altri amici e concittadini è stata presa al termine di lunghe riflessioni ed incontri.

L’idea che mi spinse a creare un gruppo di lavoro e successivamente a formalizzare una lista di candidati per le elezioni comunali del 2009, scaturì durante il secondo ciclo di studi in Farmacia: avevo ricevuto un’offerta di lavoro a Francoforte.

Ero già laureato in Chimica e la mia tesi era piaciuta al Centro di Ricerca della Bayer: <>. Condivisi il pensiero dapprima in famiglia e poi con quelli che sarebbero stati miei amici e collaboratori. Decidemmo di fare nascere l’avventura di “Noi con Voi”.

Aveva già qualche esperienza di tipo amministrativo o comunque nel settore pubblico?

Nell’ambito del settore pubblico od amministrativo non avevo mai avuto esperienze precedenti.

Devo dire che mi è stata di aiuto la mia formazione scientifica ed il primo approccio è stato lo studio pedestre del Testo Unico dei Enti Locali.

Successivamente alle elezioni, nel giugno 2009, ho partecipato a corsi ANCI che, devo dire, sono serviti a “prendere confidenza” con l’ambiente amministrativo e politico.

Quale è stato il suo primo pensiero nel momento che ha capito di essere stato eletto?

La elezione a Sindaco è stata certamente una soddisfazione per il risultato ottenuto da una “macchina”, la mia squadra, che ha lavorato per otto mesi ininterrottamente, sia direttamente sul territorio che sul piano di progettazione e valutazione di quelle che potevano essere le potenzialità del Comune partendo dal suo bilancio. In questa fase è stata essenziale e di supporto l’attività svolta dal mio attuale Assessore al Bilancio, Manlio Remondino, che, nonostante le difficoltà trasversali, non ci ha mai abbandonato in questi dieci anni di attività.

In particolare, a fronte della vittoria elettorale, il primo pensiero è andato ai giovani: la prima montagna da scalare era la riqualificazione del campo sportivo e l’introduzione di sussidi per buoni mensa e retta scuolabus, per le famiglie a basso reddito, cose che, nel nostro Comune, sino ad allora, non erano mai state applicate.

Quale è stato (o è) l’impegno più complesso che in questa carica ha dovuto affrontare?

Un singolo impegno veramente complesso non c’è mai stato, ma devo dire che sono stati i miei primi tre anni da Sindaco, durante la mia prima legislatura, un po’ più complessi. Mi riferisco al dissesto del territorio causato da avvenimenti metereologici. C’erano frane dappertutto, mi ricordo, nel 2009, di una signora che doveva essere trasportata in barella per andare a fare chemioterapia e l’ambulanza non poteva arrivare fino a casa sua. Mi si raggelava il cuore, bisognava affrontare decisamente il discorso del dissesto idrogeologico, qui, dove abbiamo circa 50 km d strade comunali, il tutto dovuto al fatto che a Cortazzone non c’è più agricoltura, e poi c’era inerzia.

Ci sono cose fondamentali da fare per la prevenzione dei rischi, e da subito si è fatta attenzione a questo tipo di attività.

Si tratta di cose fondamentali, anche se a livello più alto (Provincia e Regione) non si tende ad agire in prevenzione.

Un secondo problema complesso, è il far fronte alla disgregazione sociale. E’ difficile tenere insieme la comunità. Qui non c’è molta socialità, e questo è un problema alla cui soluzione ci ho sempre lavorato e al quale ci tengo molto.

A quale tipologia di materia o argomento deve dedicare più tempo?

Devo dire che negli ultimi anni, in particolare per ciò che riguarda questo secondo mandato, la maggior parte del tempo l’abbiamo dedicata a consolidare quanto fatto nei cinque anni precedenti e a mantenere la guardia alta sul rischio idrogeologico.

Vorrei però aprire una riflessione sul tempo.

Durante il mio primo mandato, siamo riusciti a mettere insieme maggioranza ed opposizione ed abbiamo realizzato alcune cose.

Nel secondo mandato, invece, mi sono trovato con una “opposizione” che tenta sempre di distruggere tutto, anche sul piano personale. Mi spiace, che per questo tipo di comportamento debba farmi carico di un sacco di cose che nulla hanno a vedere con il bene della Comunità .

A volte siamo chiamati a rispondere o giustificare cose assolutamente personali o addirittura insignificanti, che poi si risolvono in un nulla, ma che fanno distogliere molto tempo da quello che dovrebbe essere dedicato ai cittadini.

Nonostante tutto io non ho mai mollato perché ho sempre pensato a quelli che mi hanno eletto. Tengo la barra dritta e vado avanti.  

Fino ad oggi, quale è stato l’atto da Lei compiuto in carica, che Le ha dato più soddisfazione?

Dal mio punto di vista la cosa che mi ha dato più soddisfazione è stato il grandissimo riconoscimento, in termini di voti (quasi una percentuale “bulgara”) avuta dai miei concittadini nelle elezioni del mio secondo mandato.

Credo sia stato un riconoscimento per quanto realizzato nel mio primo mandato.

In che modo (o in quali modi) comunica con i concittadini?

Fondamentalmente mi trovano qui in ufficio oppure telefonicamente, il mio numero di cellulare è addirittura esposto in bacheca fuori dal municipio.

Quindi ci sono le affissioni.

Abbiamo una mailing-list per comunicare con i cittadini che ci hanno fornito il loro indirizzo mail, e poi teniamo aggiornato il sito internet del comune.

Soddisfatto di come porta avanti il suo incarico o no?  Si augura di poter continuare per altri mandati amministrativi?

Nei primi cinque anni sono stato molto soddisfatto, non lo sono più per il secondo mandato a causa del “clima” in cui stiamo lavorando. Senza questa situazione si poteva fare di meglio.

Nel futuro vorrei riprendere un po’ di più la mia vita privata, ma sarò di aiuto per chi vorrà condividere il proseguimento del lavoro già fatto.

Quali accorgimenti, che lei ha attuato, consiglierebbe ai colleghi per rendere l’azione del sindaco più efficace?

Le decisioni dobbiamo prenderle noi sindaci, e non dobbiamo lasciarci troppo influenzare dalle opinioni dei tecnici e dei dipendenti comunali.

Spesso non è comodo, ma se si vuol fare bisogna avere coscienza.

Chi ha la gestione, non deve fare politica, ognuno deve essere consapevole del proprio lavoro, e anche l’organizzazione degli uffici può essere modificata sempre avendo come scopo il bene della comunità.

Di cosa avrebbe bisogno un sindaco per fare funzionare meglio la macchina comunale?

Dal mio punto di vista servirebbero degli strumenti normativi che consentano una maggior incisione su quelli che sono gli iter burocratici.

Il problema sicurezza, nel suo Comune come è percepito dai cittadini? Cosa viene fatto e cosa, eventualmente, si dovrebbe fare di più.

Naturalmente i cittadini percepiscono le cose negative con un coefficiente di moltiplicazione da 1 a 10 di quanto accade.

Fino cinque anni fa abbiamo avuto problemi di furti nelle case, per cui con i carabinieri della stazione di Montafia abbiamo concordato un piano di videosorveglianza.

Siamo arrivati sesti a livello nazionale sul bando per le telecamere! Siamo a buon punto e per marzo le avremo tutte installate.

In paese, sempre con la collaborazione dei carabinieri facciamo riunioni con la popolazione sul tema della sicurezza. E si fanno anche riunioni per informare la popolazioni sugli aggiornamenti e sulle nuove regole di comportamento.

Sono aumentati negli ultimi anni i bisogni sociali della popolazione? Di che tipo? Cosa si può fare per affrontarli meglio?

Sicuramente sono aumentati i bisogni di natura reddituale. Abbiamo famiglie che fanno veramente fatica.

Noi ci abbiamo pensato da subito, quando siamo stati eletti nel 2009.

Abbiamo destinato una parte del bilancio in buoni mensa e buoni scuolabus per le famiglie a basso reddito.

C’è anche una collaborazione con la Caritas che interviene per distribuire prodotti che provengono dal Banco Alimentare

L’altro problema è la mobilità, specialmente per gli anziani, ma anche per chi ha bisogno di spostarsi e non ha mezzi suoi. Abbiamo dei volontari (anche fra i consiglieri comunali) che si prestano per trasportare le persone.

Ci sarebbe anche bisogno di incrementare i servizi per la raccolta e l’assistenza dei bimbi negli orari in cui la scuola è chiusa.

Su questi problemi ci vorrebbe l’intervento di qualche Ente Superiore, si tratta di problemi di vita quotidiana che oggi non vengono neanche considerati come problemi, e mi riferisco in particolare, ai trasporti locali.

Ci sono organizzazioni di volontariato nel suo Comune? Collaborano con il Comune? Se si, in che modo?

Sì. Il primo volontariato è quello del Comune, Noi facciamo volontariato di servizio, e molte volte operiamo anche noi direttamente.

Abbiamo la Pro Loco che è l’anima folk del paese. Va detto che al Festival delle Sagre di Asti riusciamo ogni anno ad essere pemiati.

Poi si fa la Fiera del Tartufo tutti gli anni.

La Pro Loco fa un lavoro encomiabile e anche grazie ad essa se abbiamo un ristorante in paese.

Stiamo cercando di organizzare la Protezione Civile.

Poi abbiamo il Circolo Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, poi c’è la Biblioteca Comunale intitolata a Margherita Pelletta, una scrittrice del ‘500 nata qui a Cortazzone.

La Biblioteca ha riportato in paese un po’ di cultura, oltre a prestare libri si fanno anche incontri e iniziative culturali. La Biblioteca organizza anche, ogni estate, spettacoli e proiezioni di film in collaborazione con “Torino Film Festival” ed altre organizzazioni del settore.

Ha ancora un sogno o un progetto tutt’ora nel cassetto, che vorrebbe poter realizzare?

Il primo sogno è quello relativo alla soluzione dei problemi che riguardano le famiglie.

Vorrei avere più risorse per migliorare la vivibilità e la mobilità delle famiglie che abitano in paese.

Un secondo sogno che ho è quello che potrebbe permettere ai comuni come il nostro di rendere efficiente la macchina amministrativa: Si tratta della fusione fra noi comuni piccoli, che non vorrebbe dire perdita di identità, anzi, se fatta con dovizia le nostre piccole identità ne uscirebbero addirittura rafforzate.

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