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Il Cerchio magico: Bambini e rete: quale approccio?

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Uno degli argomenti che più preoccupa i genitori oggi è come proteggere i propri figli dai pericoli della rete, come aiutarli a riconoscerli e ad affrontarli. Quando si prova a informarsi sull’argomento, la prima e più diffusa ricetta riguarda l’impedire l’accesso o limitarne i tempi: sembra che questa sia quasi l’unica strada individuata dai genitori per affrontare il problema. Senza nulla togliere all’importanza di regolare il tempo di utilizzo di questi strumenti, da genitore che utilizza quotidianamente internet per ragioni di lavoro, ho sempre sentito insufficiente questo tipo di approccio.

Recentemente mi sono imbattuta nel lavoro di un filosofo e psicologo americano, Jordan Shapiro che, nel suo nuovo libro (The New Childhood), dice che in realtà non stiamo trascorrendo abbastanza tempo sui dispositivi elettronici con i nostri bambini: “Una delle cose che suggerisco nel libro è che i bambini dovrebbero iniziare sui social media molto più giovani e di giocare ai videogiochi insieme a loro”. Nel suo approccio, più che limitare, l’attenzione è quella formare degli utenti competenti dei nuovi media e allora avvicinarsi, chiedere: “cosa stai guardando? A cosa stai giocando? Perché ti piace?”, così come giocare con loro, guardare con loro e anche esplicitare le ragioni per le quali a te – genitore – certe cose non piacciono è decisamente più utile che regolamentare l’accesso, a lungo termine.

È quello che l’Accademia Americana di Pediatria chiama “coinvolgimento mediatico congiunto”  e lo raccomanda: posto che è impossibile che i nostri ragazzi crescano senza questi strumenti e che i divieti non hanno mai impedito l’accesso ad alcun tipo di piacere, allora si tratta di accompagnarli nelle diverse fasi dell’età alla scoperta di un mondo che, noi per primi, dobbiamo imparare a considerare positivamente, se non lo facciamo già.

Quando parla di utilizzo precoce dei social, ovviamente Shapiro non si riferisce al lasciar entrare i bambini su Instagram o su Snapchat, ma di creare dei piccoli social familiari (ad esempio una chat familiare su wathsapp) alla quale loro abbiano accesso e nella quale sperimentino un modo di agire sui social rispettoso, educato, attento.. in modo tale che quando saranno adolescenti e affronteranno da soli questo tipo di medium non siano lanciati senza paracadute, incapaci di riconoscerne potenzialità e rischi.

È molto impegnativo, ma come genitori di questa epoca ciò che dobbiamo fare è insegnare ai nostri figli a dare un senso a ciò che costruiscono, che si parli di videogiochi, social media o YouTube e come accompagnarlo nel costruire una loro personale visione di questi strumenti se l’unica cosa che facciamo con loro è limitarli?

Utilizzare gli strumenti digitali insieme ai bambini, in maniera bella, creativa, funzionale si può: tirar fuori lo smartphone e cercare su google per soddisfare una curiosità nata mentre si discute a tavola, utilizzare facetime o le videochiamate di whatsapp per vedere i nonni lontani… sono tutti modi per sperimentare la bellezza di internet insieme.

Dicono gli esperti che maggior parte degli adolescenti fa un uso piuttosto appropriato e non patologico della rete: dipendenze o cyberbullismo, non sono causati di per sé da internet o dai videogiochi, ma rappresentano la spia di un disagio o di una condizione patologica preesistente. Allora costruire relazioni positiva con i figli, entrare nel loro mondo per capire e dare senso e non giudicarlo dall’esterno, è senza dubbio la più potente leva che abbiamo per evitare che cadano nella dipendenza patologica.

Poi, certamente, ci sono i rischi e i lupi e – da genitori – dobbiamo essere accorti, ma ancora una volta i nostri figli saranno tanto più capaci nel riconoscerli quanto maggiore sarà la loro competenza, competenza acquisita in famiglia e non nonostante la famiglia.

 

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