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Speciale 118 Sindaci: intervista a Valter Valfrè, sindaco di Castello d’Annone

118 Sindaci: incontriamo Valter Valfré, sindaco di Castello d’Annone.

Da bambino aveva mai immaginato di diventare sindaco?

No

Come è nata la Sua candidatura a sindaco?

Per caso. 

Aveva già qualche esperienza di tipo amministrativo o comunque nel settore pubblico?

Sono stato, prima di diventare sindaco, per 5 anni consigliere comunale. Questa esperienza mi è servita per capire che, di amministrazione di un comune, non ne sapevo niente.

Quale è stato il suo primo pensiero nel momento che ha capito di essere stato eletto?

Che dovevo alzare lo sguardo.

Quale è stato (o è) l’impegno più complesso che in questa carica ha dovuto affrontare?

Quello di trovare il tempo per essere sempre presente.

A quale tipologia di materia o argomento deve dedicare più tempo?

A tutto. Non c’è una risposta specifica su questa cosa.

Fino ad oggi, quale è stato l’atto da Lei compiuto in carica, che Le ha dato più soddisfazione?

Il buon rapporto con i cittadini che sono riuscito a instaurare. E’ vero che sono già 15 anni che sono sindaco, e questo fatto avrebbe anche potuto influenzare negativamente, ma così non è stato, e la cosa mi da soddisfazione.

In che modo (o in quali modi) comunica con i concittadini?

A Castello d’Annone si comunica a parole. E’ la miglior cosa che si può fare.

Il guardarsi in faccia è la cosa che porta a capire bene quello che si vuole e quello che si deve poi fare.

Soddisfatto di come porta avanti il suo incarico o no?  Si augura di poter continuare per altri mandati amministrativi?

Soddisfatto si.

Ma ora è arrivato il tempo di tornare a casa.

Quali accorgimenti, che lei ha attuato, consiglierebbe ai colleghi per rendere l’azione del sindaco più efficace?

La costante presenza e la precisione nelle decisioni che in ogni caso devono sempre essere motivate.

Di cosa avrebbe bisogno un sindaco per fare funzionare meglio la macchina comunale?

Risorse, e poi la collaborazione dei concittadini.

Il problema sicurezza, nel suo Comune come è percepito dai cittadini? Cosa viene fatto e cosa, eventualmente, si dovrebbe fare di più.

Il problema della sicurezza c’è ed è sentito dai cittadini, ma non va enfatizzato. Avremmo bisogno di una maggior presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, e qui abbiamo la Stazione dei Carabinieri, che sono presenti, ma che dal punto di vista dell’organico, sono sottodimensionati.

Ai carabinieri va il mio grazie.

Sono aumentati negli ultimi anni i bisogni sociali della popolazione? Di che tipo? Cosa si può fare per affrontarli meglio?

Si sono aumentati, data la situazione economica e quindi ci sono nuovi casi di disagio famigliare.

Noi siamo associati al COGESA che ha la delega ai servizi sociali e assistenziali e che opera egregiamente.

Anche come Comune, a volte interveniamo per agevolare situazioni di disagio, magari non facendo pagare i buoni mensa o altre iniziative.

Ma su questo dobbiamo stare molto attenti, ci si conosce tutti e a volte si scopre che esigenze di bisogni vantati non sono poi quelli effettivi.

Ci sono organizzazioni di volontariato nel suo Comune? Collaborano con il Comune? Se si, in che modo?

Certo che ce ne sono, cito la Protezione Civile, la Pro Loco, i Circoli, e l’Unione Sportiva che gestisce gli impianti sportivi comunali e organizza i giovani nelle varie discipline.

Tutti sono molto collaborativi e ognuno opera nel proprio campo di competenza, fanno tutto loro, perché il comune non organizza di propria iniziativa alcun evento.

Ha ancora un sogno o un progetto tutt’ora nel cassetto, che vorrebbe poter realizzare?

Ne ho ancora molti di sogni, ma il tempo è tiranno, e personalmente non posso più realizzarli.

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