Quantcast

Le Rubriche di ATNews - Asti BenEssere

Asti BenEssere: Racconti delle mamme dopo il parto

Continua l’appuntamento autunnale con la rubrica quindicinale dedicata al benessere con gli interventi di professionisti del settore. Dopo i neonati questa settimana parliamo di mamme con un altro articolo a doppia firma di Chiara Cattaneo, Ostetrica libera professionista, e Cristina Massano, doula, educatrice prenatale e neonatale.

 

Racconti delle mamme dopo il parto

di Chiara Cattaneo- Ostetrica libera professionista e Cristina Massano- doula, educatrice prenatale e neonatale

“Vocalizzare durante la fase attiva del travaglio è stato istintivo, nulla di pianificato prima. Mi ha aiutata ad abbandonarmi, sostenendo il fluire del diventare madre.” GIULIA

“Mi ero promessa di non urlare, ma l’ho fatto!Ma stando sempre insieme al mio bambino…guidandolo…percorrendo insieme questo viaggio,questa nascita. La voce è importante, anche quella dei papà. Le voci guidano il bambino!” LUANA

“Posso dire con certezza che il canto ha rappresentato per me un grande compagno d’avventura ed ogni vocalizzo ha cullato il mio dolore, sostenendomi nella maniera più dolce possibile nel lungo, doloroso, ma indimenticabile viaggio verso la mia bimba ed il nostro incontro.” SARA

“Il canto è stato il mezzo attraverso il quale ho accettato il dolore e l’ho fatto passare attraverso il mio corpo. Ma l’urlo è stato l’atto liberatorio dal dolore.” STEFANIA

“Un’onda coscientemente positiva, a tratti irragionevolmente insopportabile, l’energia liberatoria dell’ultima spinta, accompagnata dall’urlo,ha segnato non un distacco, ma la nascita di un legame speciale, indescrivibile.” ROMINA

Durante la contrazione uterina, che noi definiamo “un’onda”, l’utilizzo  di vocalizzazioni con un suono di sottofondo è un potente strumento analgesico. Si inizia sussurrando la A per poi passare  alle altre vocali,utilizzando delle scale, varie tonalità e finire con una M.

I suoni vengono modulati insieme al respiro, per tutto il tempo della fase di espirazione e dell’onda, con effetti profondi a livello psichico ed emotivo. Questo tipo di vocalizzazione è detta  canto carnatico o “canto delle vocali”, è una tradizione che nasce nel sud dell’India intorno al 2000 a.C. Tramandato di generazione in generazione, negli anni ’70 è stato ripreso e portato in Europa da un ginecologo francese, Frédérick Leboyer.

Un aiuto per guidare il corpo in ogni fase del parto, lasciandosi attraversare dal dolore e scaricando le tensioni, ma risparmiando le energie e vivendo il travaglio in modo attivo. Inoltre permette alle donne di affinare la consapevolezza del respiro addominale e di alleviare eventuali tensioni muscolari. La validità del canto carnatico scaturisce dalla profonda connessione presente tra bocca/gola e vagina/cervice, che si sviluppano a partire dallo stesso foglietto embrionale durante il primo trimestre di gravidanza: una bocca rilassata si traduce in una vagina più elastica e viceversa donne che tendono a stringere le mascelle avranno tessuti perineali più rigidi.

Grazie alle vocalizzazioni aumenta l’ossigenazione anche a livello placentare, con conseguenze benefiche per il nascituro. La vocale A favorisce il rilassamento della gola e come conseguenza si ha una maggiore dilatazione cervicale e distensione perineale. L’emissione dei suoni più gravi, poi, favorisce  la progressione del bambino nel canale del parto. Non ci sono solo benefici fisici: il canto produce una sensazione di piacere in chi lo pratica poiché libera le endorfine. La voce risulta essere uno dei mezzi analgesici più potenti durante il travaglio.

Durante la fase finale accompagnare il premito dovuto alla testolina del bimbo, che scende nel canale del parto, con l’urlo (liberatorio, gutturale, breve, prolungato o soffiato) aiuta la donna a guidarlo verso la luce e verso di sé. L’urlo aiuta lo sforzo, favorisce la distensione e l’apertura dei tessuti perineali. La donna che urla mettendo al mondo il proprio figlio è potente, ma a volte quest’istintività può far paura, alla donna stessa e a chi l’assiste.

Ma l’apertura della bocca con la fuoriuscita dell’urlo è liberatoria, è la via attraverso cui lasciarsi andare, spegnere la parte razionale del cervello e dare sfogo a quello che il corpo ci dice di fare. La “brava partoriente” che soffre in silenzio e a bocca chiusa è un’imposizione di alcuni operatori, che non accettano e non rispettano l’istintualità della donna durante il parto.

“I miei figli meritavano di affacciarsi alla vita con i loro tempi, per poter uscire dal mio abbraccio interiore e trovare subito il mio cuore.” SILVIA

Bibliografia:

E se poi prende il vizio–  pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini -Alessandra Bortolotti, IL LEONE VERDE, 2011, Città di Castello (PG)

Sono qui con te – l’arte del maternage – Elena Balsamo, IL LEONE VERDE, 2007, Città di Castello (PG)

Speciale “Perché i bambini piangono”-  UPPA rivista bisemestrale indipendente scritta da pediatri   e altri specialisti dell’infanzia italiani (www.uppa.it)

Il dolore del parto– Verena Schmid, Una nuova interpretazione della fisiologia e della funzione del dolore per la donna moderna. Metodi di analgesia naturale.  Quaderni di donna & donna numero 5, 2008, EDIZIONI S.E.A.O.(scuola elementale di arte ostetrica s.r.l.), Pozzolatico Firenze

L’arte di partorire–  Esercizi vocali e di respirazione dall’inventore del parto senza violenza-Frèdèrick Leboyer, RED EDIZIONI, 2015, Milano

 

Chiara Cattaneo- Ostetrica libera professionista
Cristina Massano- doula, educatrice prenatale e neonatale

 

La Rubrica Asti BenEssere è a cura della Cooperativa della Rava e della Fava