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Lettere al direttore

Nella giornata contro la violenza di genere, un pensiero speciale per le donne disabili

Gentilissimo Direttore,

si è appena conclusa la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Poco si parla e si conosce delle donne disabili che anche loro sono spesso vittime di violenze tra le mure domestiche e non è quindi un problema marginale.

Poco ascolto e poca forza e volontà delle stesse donne che hanno timore di denunciare le loro precarie condizioni. Subiscono una duplice violenza: si colpisce la persona e nel contempo la disabilità.

Credo che si debba fare molto di più per permettere a queste donne anche più deboli perché possano dare voce alla loro condizione, che le rendono svantaggiate già in partenza.

Vorrei segnalare pertanto un disagio e un malessere che come donna disabile provo a sentire, quando quotidianamente notizie di cronaca mettono in evidenza femminicidi e tragedie analoghe.

Sento quindi il bisogno di esprimere tutta la mia solidarietà a tutte quelle donne che sono coinvolte in questo dramma e in particolare a quelle donne anche disabili che non riescono a uscirne e a emergere da questo fenomeno ormai diventata una piaga sociale.

Vorrei inoltre segnalare una pubblicazione che merita di essere promossa e divulgata dell’autrice Sara Carnovali, dottoressa di ricerca in Diritto costituzionale, dal titolo “Il corpo delle donne con disabilità”.

La dottoressa ha rivolto delle domande alle donne vittime di violenza con disabilità e ha scoperto che grazie alla sua tesi di laurea ha aperto un varco in un tema che mai prima di allora era stato affrontato. Questo è un brutto segnale, vuol dire che queste donne sono emarginate, discriminate e abbandonate a se stesse a priori.

Occorre quindi da questo momento ricordarsi anche di loro, che magari fanno meno notizie e clamore nel campo mediatico ma che sono sempre comunque presenti nella vita reale.

Occorre un grande sforzo collettivo per abbattere questi muri di omertà. Trovare il coraggio di esporsi e di proteggere chi in famiglia o alla porta accanto del proprio appartamento subisce quotidianamente violenze non solo fisiche ma anche psicologiche.

Occorre parlarne sempre e non solo una volta all’anno ma deve essere un tema dibattuto e affrontato anche tra banchi di scuola, negli oratori e in tutti quei luoghi di aggregazione in cui i giovani sono impegnati, presenti e partecipi.

Occorre fare squadra e nel contempo sensibilizzare. Non bastano slogan, progetti sporadici ma occorre creare un filo rosso che tenga sempre tutti con la “testa alzata e non abbassata in segno di sottomissione.”

Per A.P.R.I. Onlus,

Renata Sorba