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Piemonte, oltre 60.000 donne convivono con il tumore al seno

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Trattamenti personalizzati; accesso facilitato alla diagnostica più innovativa come i test molecolari; terapie meno aggressive e più efficaci.

È quanto chiedono a gran voce le donne piemontesi che convivono con un tumore al seno. Nella Regione ogni anno si registrano 4.500 nuovi casi di cancro della mammella (dato AIOM – AIRTUM 2017), trend in lieve aumento, come dimostrano i ricoveri, anche a seguito dell’allargamento dello screening mammario alle 45enni. Le piemontesi che convivono con una diagnosi di tumore al seno sono 64.700 (dato AIOM – AIRTUM 2015) mentre la sopravvivenza a 5 anni si avvicina all’88%. Malgrado questo, non si arresta la ‘fuga’ di molte pazienti, che scelgono per diversi motivi di curarsi in altre Regioni.

Per rispondere alle esigenze delle donne, A.N.D.O.S. Onlus – Associazione Nazionale Donne Operate al Seno ha promosso nell’ambito di “Ottobre Rosa”, la tradizionale iniziativa di sensibilizzazione e prevenzione del tumore al seno, il convegno “Quale terapia… LA MIA, a misura di donna”, che si è svolta ieri a Torino nell’Aula Consiliare di Palazzo Lascaris, alla presenza tra gli altri di Nino Boeti, Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte.

Obiettivo dell’evento, che ha messo a confronto le Donne operate di tumore al seno e tutti i protagonisti del “sistema cura” – Istituzioni, Direzioni aziendali sanitarie, Ordine dei medici, Centro di prevenzione regionale – è quello di dare voce alle esigenze delle pazienti riguardo alle cure innovative e ai percorsi di prevenzione, ribadendo il valore e la sostenibilità dei nuovi farmaci innovativi che migliorano la qualità di vita, l’importanza e il ruolo dei test genetici nella prevenzione ma anche per una maggiore appropriatezza delle scelte terapeutiche.

“Oggi rispetto al passato sono disponibili terapie che impattano sempre meno sulla vita delle donne con tumore al seno, farmaci che semplificano la vita, facilitando la vita di relazione e la ripresa dell’attività lavorativa – dichiara Fulvia Pedani, Oncologa presso la Città della Salute e della Scienza di Torino, Presidente Comitato di Torino e Coordinatore nazionale A.N.D.O.S. Onlus – terapie biologiche e ormonali che possono combinarsi e rappresentare spesso un’alternativa valida alla chemioterapia. Si tratta di farmaci costosi, certo, ma sostenibili per il SSN, come diversi studi di farmaco-economia dimostrano, con un elevato ritorno sociale in termini di risorse risparmiate, che potrebbero essere spostate e utilizzate altrove, ad esempio per ridurre le liste d’attesa. Gli amministratori dovrebbero guardare alla sostenibilità di questi farmaci con una visione a 360°, considerando l’insieme del sistema cura: minori ricoveri, facile somministrazione, minori complicanze, maggiore autonomia della paziente ed effetti positivi sul dolore”.

Nel corso del convegno i relatori, oltre che sulle terapie innovative, sul valore intrinseco e la loro sostenibilità come nuova frontiera della medicina e sulla sostenibilità per il SSN, si confrontano
con particolare attenzione sull’importanza dell’accesso ai test molecolari multigenici e sul valore della genetica nella prevenzione primaria dei tumori della mammella.

“La diagnostica molecolare consente di caratterizzare meglio il tumore, di fare diagnosi più corrette, di capire la risposta ai farmaci e la loro tossicità – afferma Pedani – in pratica, i test genetici permettono all’oncologo di personalizzare al massimo le cure in quanto forniscono informazioni sulla probabilità di recidiva, sull’efficacia dei farmaci, sulla reale necessità della chemioterapia. In Piemonte le pazienti hanno qualche difficoltà ad accedere a questi test anche a causa delle lunghe liste d’attesa. È invece assai chiaro quello che le donne chiedono: trattamenti semplici, efficaci, meno aggressivi e personalizzati; appropriatezza diagnostica e terapeutica; non doversi spostare in altre Regioni per curarsi ma avere una più rapida fruibilità delle diverse opzioni di cura nella propria sede di residenza”.

Presentati durante l’incontro il video e il libro fotografico “Quale terapia… LA MIA, a misura di donna”, realizzati con il fotografo Roberto Gandoli: un segnale di esperienze emozionali e coinvolgenti per dare speranza alle donne, aiutandole a superare le paure e il disorientamento del dopo diagnosi e renderle consapevoli di quanto oggi la chemioterapia, e le terapie in generale, siano evolute e possano consentire una buona qualità di vita non solo nelle forme iniziali ma anche in quelle più avanzate di malattia.

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