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Asti, sull’autismo tutti concordi per interventi più efficaci

Si parla di spettro autistico per definire una diagnosi, ma non incute paura come il termine può evocare.

I soggetti che lo esprimono, 500 mila le famiglie coinvolte in Italia, presentano una interazione sociale e della comunicazione anomala e una marcata ristrettezza del repertorio di attività e di interessi. Ma le manifestazioni del disturbo variano ampiamente a seconda del livello di sviluppo e dell’età del soggetto.

Di questa problematica si inizia ad averne più consapevolezza per l’azione svolta da associazioni e famiglie, l’accresciuta pratica e competenza sanitaria, la ricaduta sociale degli interventi più idonei.

Per iniziativa dell’assessorato Politiche sociali della Città si è voluto affrontare l’argomento nel corso di un incontro svoltosi in Municipio nelle settimane scorse che ha riunito le associazioni Ama e Anfass, il direttore del Servizio di Neuropsichiatria infantile di Asl At Davide Traetta, le referenti del Servizio Disabilità del Comune di Asti.

“Esprimiamo la volontà di creare e supportare risposte organiche”, hanno espresso congiuntamente il Sindaco Maurizio Rasero e l’Assessore Mariangela Cotto, “perché se vale il principio della risposta individuale ai problemi tanto più questo deve valere per l’autismo. Che non è una malattia come le altre e se lo fosse non è così inquadrabile”.

Si coglie quindi tutta l’articolazione e la differenziazione richiesta al momento e successivamente alla diagnosi, che si sono fatte col tempo molto accurate e precoci, e possono prevedere interventi riabilitativi specialistici, anche di logopedia e psicomotricità.

Oltre un centinaio i ragazzi con autismo certificato da Asl e un più 25 nel solo anno in corso, segnale di un fenomeno in crescita, che richiede una presa in carico opportuna e differenziata.

Sono infatti le associazioni a mettere in luce l’importanza di individuare piani terapeutici individualizzati che tengano conto dell’universo di vita in cui sono coinvolti i ragazzi autistici. “Frequentano la scuola, stanno in famiglie, sono accolti in servizi”, rammenta Marcello Follis di Anfass Asti, “ma serve una visione educativa e di sostegno che raccordi e insista su apprendimenti e linee di lavoro comuni”. Parlano di piani abilitativi di base “dove incontrare la quotidianità dei gesti e la vita reale, e mettere a maggior esito le competenze e gli interventi più adeguati da caso a caso”.

(nella foto: un momento dell’incontro in Municipio)