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Lettere al direttore

Angela Quaglia: “La chiusura del’ospedale di Nizza è una perdita per tutta la Provincia”

Riceviamo e pubblichiamo

Ho letto con attenzione la lettera di Carcione e Perazzo sui media locali relativa all’Ospedale di Nizza Monferrato e concordo con loro sul fatto che “la chiusura del Santo Spirito è stata anche una perdita per i cittadini di Asti, non solo per quelli di Nizza e Canelli”. E’ stata, in buona sostanza, una perdita per tutta la Provincia,

Perché?
Semplicemente per il fatto che oggi il Presidio Territoriale Santo Spirito di Nizza Monferrato è di fatto un “ ibrido”, la cui connotazione, anche in relazione al futuro nuovo presidio, non è affatto chiara e definita.
Consultando il sito aziendale possiamo vedere quali servizi sono descritti:
Farmacia di presidio;
Punto di primo intervento H24
Continuità assistenziale a valenza sanitaria (30 posti letto gestiti da medici ospedalieri);
Hospice (6 posti letto più 1 diurno) gestiti da medici ospedalieri;
Una medicina fisica riabilitativa con riabilitazioni importanti ( gestita da medici ospedalieri)
Una radiologia (gestita con un “service” privato).

Dal sito si vede quanto a Nizza si fa ma, in realtà, a Nizza si fanno anche altre cose per tutta la Provincia, o almeno per coloro che, per ridurre i tempi di attesa, si fanno carico del viaggio fino a Nizza.
Infatti, oggi, pur in un ambiente vetusto, si svolgono sedute in day hospital di chirurgia generale: piccoli interventi che, se non fossero svolti a Nizza, andrebbero a gravare su Asti, dove si incontra già estrema difficoltà a far funzionare le 11 sale del blocco operatorio e le 3 sale di daysurgery.
A Nizza, inoltre, così come a Canelli, si svolge un’attività ambulatoriale specialistica di non poco conto, oltre ad avere, sul territorio, Servizi di salute mentale.

Che cosa chiedere, allora, al nuovo Direttore Generale dell’ASL AT per Nizza? ( E, di conseguenza, per rendere i servizi sanitari della Provincia più rispondenti ai bisogni del nostro territorio?)

1) Innanzitutto che la cosiddetta “rimodulazione progettuale” per quanto concerne la ripresa dei lavori in località Boido sia definita e discussa con gli Enti Locali in modo che sia chiara la volontà di terminare i lavori del nuovo presidio;
2) La definizione puntuale delle attività che si svolgeranno nella nuova struttura e quale sarà la sua vocazione (certamente non solo strettamente territoriale),
3) La continuità assistenziale a valenza sanitaria  che conta oggi 30 posti letto) : orientata verso il tema delle “cronicità” nella più ampia accezione del termine;
4) I posti letto per l’Hospice, che attualmente non rispondono, nel numero, agli standards regionali;
5) La medicina fisica riabilitativa: non più solo ambulatoriale ma dotata di “posti letto” per consentire al territorio del sud astigiano di non gravare su Asti per la riabilitazione, o almeno per parte di essa;
6) Il punto di Primo soccorso h24, che deve essere mantenuto, così come la Farmacia Territoriale;
7) La radiologia , con caratteristiche pubbliche;
8) La specialistica ambulatoriale che deve coprire tutti i settori, anche per evitare ai residenti di dover correre ad Asti.

Sono spunti di riflessione che vorrei venissero tenuti in considerazione da chi, nelle prossime settimane, si troverà ad affrontare il tema del futuro del nuovo presidio sanitario di Nizza.
Il diritto alla salute è un bene prezioso sul quale, negli anni scorsi, c’è stata una corale convergenza di intenti. Nel 2014 erano state presentate in Regione 35mila firme a sostegno della salvaguardia della sanità di Asti e Nizza!
Sono convinta che con ragionevolezza, lungimiranza e ascoltando il territorio si possa impostare un percorso a vantaggio di tutti.

Angela Quaglia, consigliera comunale di Asti ma nicese di nascita