Lettere al direttore

Enrico Cavallero: “Un bambino è il frutto di due persone di sesso diverso”

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Riceviamo e pubblichiamo.

“Pur non avendo opinioni e posizioni preconcette alle unioni di persone dello stesso sesso, ci sono questioni sulle cronache giornalistiche di questi giorni che non condivido, per esempio considerare una “conquista” che il sindaco di Torino e dopo di lei il sindaco di Roma abbiano autorizzato la registrazione all’anagrafe un bimbo con due madri e un bimbo con due padri.

Intanto è bene sottolineare che l’Italia non riconosce e vieta la maternità surrogata e quindi si potrebbe configurare un evidente falso in atto pubblico e di una forzatura a sfondo demagogico visto che i bimbi per legge di natura non possono avere due madri e due padri. Lo Stato dovrebbe intervenire con un messaggio chiaro: un bambino è il frutto di due persone di sesso diverso. Non potrebbe ammetterne il contrario poiché significherebbe introdurre un’ambiguità nel concetto di genitorialità che sta alla base della nostra società.

Non meno importante è la questione etica, se due persone vogliono convivere devono sicuramente essere libere di farlo come ribadito da una rilevante sentenza del Consiglio di Stato secondo la quale l’ordinamento italiano include anche le unioni di fatto tra individui dello stesso sesso, diverso è un figlio. Le coppie di Torino e di Roma evidentemente hanno usato altri mezzi o persone per concepire e la compagna o il “compagno potranno avere ogni affetto e la massima considerazione verso un bimbo che però non hanno generato e quindi non possono essere parafrasati come veri genitori.

Si tratta inoltre di una perversione dei diritti umani, i diritti non consistono nel “dar diritti” secondo una stretta uguaglianza, non si devono per nessuna ragione conferire diritti per obbedire ai capricci di una persona o di un gruppo. Il capriccio e il desiderio non sono la giustizia. Ad esempio sarebbe ingiusto non dare a tutti il diritto al lavoro, ma sarebbe sconsiderato reclamare per tutti i lavoratori il diritto allo stesso trattamento economico, perché questo dipende dalle capacità e dalle possibilità di ognuno.

Nessuno ha diritto a un figlio, né i gay, né gli altri: un bambino è una persona ed è un dono che ha il diritto di crescere in una famiglia al di là dei diversi orientamenti politici e religiosi. In particolare la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione indissolubile di un uomo e una donna in un vincolo di amore, è l’unica realtà capace di garantire la stabilità di cui i figli hanno bisogno.”

 

Enrico Alessandro Cavallero Costigliole

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