Alba: Martina Cincotta alla chitarra mercoledì 9 maggio in sala Beppe Fenoglio

Ad Alba prosegue la 41esima Stagione di Musica da Camera organizzata dal Civico Istituto Musicale “Lodovico Rocca” in collaborazione con Asamimus (Associazione Amici dell’Istituto Musicale).

Il prossimo appuntamento è mercoledì 9 maggio, ore 21.00 in sala Beppe Fenoglio (Cortile della Maddalena – via Vittorio Emanuele II, 19) con “La chitarra attraverso i secoli” per il “Concerto Premio Giovanni Mosca”.

Sul palco Martina Cincotta alla chitarra interpreterà brani di Domenico Scarlatti, Fernando Sor, Dionisio Aguado, Napoléon Coste, Mario Castelnuovo Tedesco, Alexandre Tansman e Carlo Domeniconi.

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Martina Cincotta è nata a Genova nel 1997. Ha iniziato lo studio della chitarra a sette anni con il maestro Massimo Ceravolo. Nel luglio 2017 ha conseguito la laurea di I° livello presso il Conservatorio “N. Paganini” di Genova con 110 e lode con una tesi sulla musica dodecafonica per chitarra. Attualmente frequenta il I° anno del biennio accademico di II° livello nel Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria nella classe del maestro Emanuele Segre. Dal 2016 frequenta le Masterclass annuali con il maestro Aniello Desiderio. Ha frequentato anche Masterclass con i maestri Giulio Tampalini, Marcin Dylla, David Russell e Ermanno Rignolo.
Nel 2016 ha ottenuto la maturità musicale con 93/100 nel Liceo Musicale “Sandro Pertini” di Genova. Ha vinto 13 primi premi e primi premi assoluti in concorsi nazionali e internazionali di chitarra, sempre partecipando alle categorie senza limiti di età, tra i quali il Concorso Internazionale di Stresa, il Concorso Internazionale Val Tidone, il Concorso Internazionale di Solero, ecc… vincendo anche concerti premio e borse di studio. Nel 2012 ha tenuto il primo recital da solista e si è esibita in varie rassegne, stagioni e associazioni. Dall’anno accademico 2016/2017 frequenta il corso preaccademico di composizione, dapprima al Conservatorio “Niccolò Paganini” di Genova nella classe del maestro Luigi Giachino e attualmente nel Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria nella classe del maestro Paolo Ferrara. Nel 2015 ha registrato un brano inedito per la colonna sonora di un film e nel 2017 ha registrato il terzo tempo della Sonata Romantica di Manuel Maria Ponce per la Rai trasmessa su Rai 3.

Nel 2018 farà parte della giuria del concorso internazionale di Agliè in quanto vincitrice dell’edizione 2017. Suona una chitarra del liutaio svizzero Pepe Toldo del quale è endorser dal 2017.

«Le prime due sonate della serata sono trascrizioni di due opere di Domenico Scarlatti per clavicembalo. La leggerezza di scrittura e gli ornamenti che abbelliscono costantemente la melodia rimandano a un carattere squisitamente barocco ed imprimono al tempo stesso un sapore squisitamente spagnoleggiante, anche dovuto al trasferimento di Scarlatti in Spagna intorno al 1730 come maestro di musica della principessa Maria Magdalena Barbara, in seguito divenuta regina. Dalla ben più corposa Fantaisie Élégiaque di Fernando Sor traspare invece un temperamento classico che già mostra una venatura preromantica. L’introduzione e la marcia funebre che dividono la Fantaisie in due grandi sezioni ricordano le potenti introduzioni mendelssohniane e le marce funebri beethoveniane, con la loro marmoricità melancolica.
Dioniso Aguado Y Garcia fu un chitarrista e didatta madrileno assai conosciuto nell’Ottocento, sopratutto per il suo trattato Nuovo método para guitarra e per la sua idea di appoggiare la chitarra ad un treppiede per aumentarne il volume sonoro. Il suo Andante e Rondò brillante è un’opera tecnicamente più completa della precedente Fantaisie (la tecnica chitarristica con Aguado fa un grande salto in avanti verso la moderna chitarra) ma forse proprio per questo rimane più in superficie, e risulta di conseguenza meno avvolgente della composizione di Sor.

Non così l’allievo prediletto di Sor, Napoléon Coste. Chitarrista di assoluto livello e altresì didatta straordinario, Coste è riconosciuto come uno dei più importanti compositori per chitarra del romanticismo. Il suo Andante fa suonare la chitarra in tutta la sua armoniosità come pochi autori prima di lui seppero fare. Coste inventò anche la chitarra eptacorde, con una corda esterna alla tastiera che fungeva da risuonatore e aumentava la rotondità del suono. La seconda parte del concerto si apre con brano di un compositore italiano di inizio Novecento ancora pressoché sconosciuto. Mario Castelnuovo Tedesco, allievo di composizione del grande Ildebrando Pizzetti, fu autore prolifico dalla vena melodica spiccata. Grande orchestratore (non possiamo non consigliare l’ascolto delle sue imponenti Ouvertures shakespeariane), si cimentò anche in opere più contenute, tra cui molte per pianoforte e per chitarra. Le sue Variazioni attraverso i secoli testimoniano il suo grande rispetto per la musica colta e mettono in mostra non solo una sapiente miscela di tecnica e ispirazione compositiva, ma anche un’organicità nella trattazione del materiale musicale che è pari a quella testimoniata dalle sue opere più importanti. L’Hommage mostra di Tansman l’anima più recondita. Compositore più che fecondo, ebbe occasione di entrare in contatto con tutti i musicisti più importanti del primo Novecento, tanto classici (Ravel, Stravinsky, Bartók e Prokoviev) quanto quelli appartenenti ad ambiti musicali diversi (Duke Ellington, Armstrong e molti altri). Questa grande apertura artistica si assapora all’interno della sua enorme produzione, ma anche in qualche brano si può sentire a tratti una volontà di superare il dogmatico confine di musica colta non colta. Un confine che nel Novecento tende a dissolversi nella maggior parte degli artisti. Chiude il concerto Koyunbaba di Carlo Domeniconi.

Il titolo è ricco di ingredienti mistico-leggendari cui si rimanda il lettore per una più ampia comprensione del brano. Certamente chiara è la tendenza a pensare l’opera come un ponte tra la nostra e una cultura più orientale. Domeniconi si innamora della cultura turca dopo aver visitato quelle terre. La sua scrittura risente inevitabilmente di questa nuova prospettiva. Un piccolo tessuto di Italia musicale che finalmente si apre all’altro. Buon ascolto a tutti».

Nicola Davico