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Casa del Consumatore: “Sta per nascere il gestore unico degli acquedotti astigiani? Aumenteranno le tariffe?”

“Abbiamo intercettato i rumors della politica: già entro giugno 2018 dovrebbe iniziare la fusione delle quattro società che attualmente gestiscono le acque potabili astigiane  e che confluiranno nel nuovo gestore unico degli acquedotti ed il procedimento potrebbe essere completato nel 2020″.

Esordisce così Stefano Santin, presidente della Casa del Consumatore Piemonte, che nel dare la notizia non nasconde alcune perplessità.

La fusione delle società è uno degli effetti del decreto legge 133/2014, detto “Sblocca Italia“, che prevede processi di aggregazione, fusione e dismissione delle società pubbliche al fine di raggiungere un’ottimizzazione delle risorse.
Oggi le acque potabili in provincia di Asti sono gestite da quattro gestori: ASP S.p.A., Acquedotto Valtiglione S.p.A., Acquedotto della Piana S.p.A. e Acquedotto del Monferrato.

Nel 2008 si sono mossi i primi passi per un’unificazione mediante la costituzione del consorzio S.I.A.M., acronimo di Servizi Idrici Astigiani Monferrato, al quale partecipano in forma paritaria i quattro attuali gestori per un totale di 154 comuni serviti di cui 104 nell’Astigiano.

“Certamente – chiariscono dalla Casa del Consumatore – non può che farci piacere l’aumento di standard di servizio ed economie di scala in grado di aumentare l’efficienza. Non siamo però sicuri che tutti i quattro gestori abbiano una rete idrica similare e negli anni abbiano fatto quegli investimenti necessari alla diminuzione delle perdite idriche. Il problema non è di poco conto se si considera che una parte della tariffa comprende i lavori di manutenzione. Ci risulta che la migliore rete idrica sia quella gestita dall’ASP: abbiamo pertanto il sentore che i cittadini astigiani possano un domani vedersi aumentare la tariffa al fine di provvedere al miglioramento della rete idrica dei paesi della provincia. Se ciò avvenisse comporterebbe un enorme svantaggio per gli utenti attualmente serviti da ASP, che dovrebbero contribuire al miglioramento delle altre reti idriche”.

Si deve anche tenere conto che solo ASP ha una componente privata nel proprio capitale sociale.

“Sarebbe opportuno capire assieme agli attuali gestori – continuano dalla Casa del Consumatore – qual è lo stato di salute della rete idrica, quali saranno gli investimenti previsti per uniformarla ed i relativi aumenti tariffari che indubbiamente subiranno, in particolar modo, gli utenti attualmente clienti ASP”.

“La fusione non può essere portata avanti senza la dovuta trasparenza nei confronti degli utenti e partecipazione degli stessi – conclude Stefano Santin – l’acqua è bene pubblico ed il sistema idrico è un servizio che, per sua natura, è monopolistico. L’utente non può conoscere le decisioni solo quando sono state già prese perché così dovrebbe solo subirle”.