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Marco e Gabriele Reggio: “Unesco, una certificazione che devi guadagnare prima e devi mantenere dopo” fotogallery

Prosegue la Narrazione Digitale dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato; a tu per tu con padre e figlio viticoltori a Castelnuovo Calcea.

Marco e Gabriele Reggio: “Unesco, una certificazione che devi guadagnare prima e devi mantenere dopo”

di Silvia Musso

Un lavoro che si trasmette di generazione in generazione. La passione, il dovere di tutelare il territorio e la consapevolezza che il lavoro agricolo ha buone prospettive di sviluppo. Marco Reggio titolare dell’omonima azienda vitivinicola (5 ettari di superficie vitata), segue le orme di famiglia. Insieme a lui, il figlio Gabriele, classe 1998, che studia all’Istituto agrario Umberto I di Alba e ha già le idee chiare sul suo futuro: contribuire alla salvaguardia e alla promozione del territorio partendo dal lavoro in vigna.

Cos’è cambiato con il riconoscimento Unesco?

Negli ultimi anni il numero dei turisti è aumentato e di conseguenza anche la vendita diretta di vino. È inoltre aumentata la collaborazione con B&B e strutture ricettive.

I visitatori, soprattutto stranieri, che vengono qui sono molto esigenti in qualità e sono disposti a pagarla. Spesso ordinano senza nemmeno chiedere i prezzi per poi stupirsi dei costi bassi quando devono pagare.

Vengono da Canada, USA, Svizzera, Norvegia, Estremo Oriente. Spesso arrivano gruppi in autobus molto numerosi. Il Monferrato è ormai una tappa di itinerari turistici insieme a Cinque Terre e Venezia.

Perché il turista apprezza queste aree e perché le sceglie?

I visitatori sono attratti dal paesaggio e dal vino. E sono molto preparati: sanno cosa vogliono, sanno dove andare, cosa visitare. Importante poi è l’alternanza del paesaggio: qui non esiste il monovitigno, questo è un aspetto positivo e un valore aggiunto.

Cosa serve secondo voi per promuovere il territorio?

Considerando la situazione oggi, l’agricoltura penso sia uno dei pochi spazi di crescita. L’economia legata all’agricoltura e alla viticoltura sta andando bene, ancora di più dopo il riconoscimento Unesco. Ma non è sufficiente per una promozione del territorio.

C’è necessità di una maggiore sensibilità. Abbiamo ancora molto da imparare sull’ospitalità. Le strutture ricettive devono aumentare e non si deve aver paura della concorrenza: più strutture ci sono, più si riempiono, più locali ci sono più ne attirano altri. Abbiamo delle strutture anche molto buone, ma sono ancora poche. C’è ancora parecchio spazio di crescita: più c’è offerta più la gente viene.

Poi bisogna curare i paesi piccoli perché mantengano i servizi. Il nostro rischio è di restare senza negozi. Bisogna collaborare: nessunoda solo ha la forza e capacità di affrontare questa trasformazione. Bisogna collaborare e mettersi in rete gli uni con gli altri per beneficiarne tutti.

Qual è il vostro rapporto con il paesaggio vitivinicolo?

La vigna è la nostra vita. Siamo viticoltori da diverse generazioni. Io ho cercato di fare altro, altri tipi di lavoro anche lontano, ma poi sono tornato alle radici e alla terra. L’azienda iniziava ad accusare l’anzianità dei miei genitori e dare un seguito all’attività era necessario, quasi un dovere.

Abbiamo meraviglie naturali che in qualche modo ci sono state regalate, nostro preciso dovere è salvaguardarle. È un lavoro di cura del paesaggio, che va pulito, mantenuto e tutelato. Bisogna lavorare per un bene che non è solo nostro è di tutti. Inizialmente è stato anche difficile far passare il discorso Unesco a cittadini e produttori. Essere Unesco è un impegno. Non è solo un titolo, è una certificazione che ti devi guadagnare prima e devi mantenere dopo. Siamo sotto osservazione: non c’è Unesco se il paesaggio va a rotoli.

A chi tocca la cura del paesaggio?

La cura del paesaggio è compito soprattutto dei viticoltori perché sono loro che intervengono direttamente ogni giorno sul territorio con il loro lavoro e sono quindi loro che si impegnano per il suo continuo miglioramento. Devono per esempio far fronte alla diffusione delle malattie facendo attenzione a dove ci sono incolti o vigne selvatiche: è lì che si sviluppa la flavescenza dorata che può facilmente attaccare i vigneti coltivati.

Una cosa che non si fa più è il diserbo chimico della vigna. Un tempo si vedevano linee arancioni là dove si era passati con il diserbante che aveva seccato l’erba. L’abolizione del diserbante era già iniziata prima del riconoscimento Unesco, ma certo questo ha contribuito affinché tutti smettessero velocemente questa pratica. Non lo facciamo più sia per la qualità e per una maggiore naturalità del prodotto sia per l’estetica del paesaggio.

Se il paesaggio è bello, arrivano turisti e ci sono ricadute positive per tutti. Non è solo per poche aziende che lavorano direttamente con i turisti. L’economia si sviluppa e i suoi benefici ricadono su tutti.

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Il Progetto “Comunicare la Bellezza: Narrazione Digitale dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato” è realizzato grazie al contributo di:

Regione Piemonte

Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato

Cooperativa della Rava e della Fava

Il Progetto ha ricevuto il Patrocinio di:

Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato

Comune di Asti

Comune di Vaglio Serra

Provincia di Asti