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Il valore assoluto della sostenibilità: alla Douja d’Or un convegno su viticoltura e paesaggio

“Buone pratiche nel settore vitivinicolo tra qualità dei prodotti e miglioramento del paesaggio”.

È il titolo del convegno che si è tenuto ieri pomeriggio a Palazzo Borello, sede della Camera di Commercio di Asti nell’ambito delle iniziative promosse in concomitanza con la Douja d’Or. Ad aprire i lavori è stato Marco De Vecchi, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi della provincia di Asti che ha sottolineato l’importanza del momento per il territorio astigiano alla luce anche del recente riconoscimento Unesco.

A fare gli onori di casa il presidente della Camera di Commercio di Asti Erminio Renato Goria: “Credo che i luoghi, la gente, i castelli e i vigneti del nostro territorio siano importantissimi tenuto conto che attirano molte persone sia dall’Italia che dall’estero. Quindi dobbiamo tutelarli e valorizzarli al meglio come una risorsa economica fondamentale. Sarà ciò che lasciamo, magari migliorato, alle future generazioni a raccontare di noi e del nostro lavoro”.

A prendere la parola è stato quindi Roberto Cerrato direttore dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe – Roero e Monferrato: “Stiamo lavorando da circa sei mesi ad un progetto di fruizione ed accessibilità del sito Unesco. Abbiamo censito già 750 luoghi ed i risultati verranno resi noti nei prossimi mesi. Continueremo a lavorare a testa bassa per valorizzare sempre di più questo importante territorio”.

È stata quindi la volta di Vincenzo Gerbi, professore ordinario di enologia all’Università di Torino e consulente ONAV: “La chimica ha invaso l’agricoltura per molti anni con molte esagerazioni, un po’ per avidità e un po’ per ignoranza. Oggi non possiamo però parlare d’innaturalità se vengono utilizzati lieviti selezionati. La prima cosa di una fermentazione alcolica è che si concluda completamente per evitare problemi successivi. Non possiamo quindi tacciare d’innaturalità chi utilizza oggi i lieviti”. Secondo Gerbi bisogna giungere ad elaborare protocolli di sostenibilità che comprendano tutte le fasi di produzione del vino.

Di sostenibilità e certificazione nella filiera vitivinicola ha parlato Riccardo Ricci Curbastro presidente di Equalitas: “Quando si parla di sostenibilità nel nostro Paese vi sono molti approcci legati alla molteplicità dei progetti. Tenuto conto delle specifiche richieste provenienti dai mercati internazionali, Equalitas propone un modello univoco di progetto per la certificazione. Abbiamo quindi creato un vero e proprio standard per giungere alla certificazione”. Ma cosa si sta facendo per raggiungere la sostenibilità nel settore vitivinicolo?

A spiegarlo è stato Daniele Eberle, agronomo: “La sostenibilità è un fattore di successo delle aziende agricole per affrontare il futuro. Dobbiamo migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo. Allo stesso tempo non dobbiamo impoverire la biodiversità per dare un futuro alle nuove generazioni”. Tra gli studi sulla sostenibilità ambientale già realizzati in provincia vi è il progetto Prefer finalizzato a valutare l’impronta ambientale nel Distretto dell’Asti Docg. A concludere l’incontro è stato ancora Marco De Vecchi che è anche presidente dell’Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano: “Bisogna raccogliere la sfida lanciata dall’Unesco rispettando e proteggendo i saperi tradizionali. Il sito costituisce infatti una testimonianza unica di una tradizione culturale viva. I vigneti di Langhe, Roero e Monferrato sono ormai parte dell’immaginario collettivo, come affermato dal Piano paesaggistico della Regione Piemonte”.