Le Rubriche di ATNews - Il Cerchio Magico

Il Cerchio magico: Quanti sogni in quel test di ammissione

In questi giorni molti tra nipoti e figli di amici stanno facendo o hanno appena terminato le prove di ammissione a varie facoltà universitarie. È un tempo particolare questo, nel quale i sogni si confrontano (forse per la prima volta in maniera così concreta) con la realtà, con la propria situazione ATTUALE in termini di conoscenze e competenze. Ci sono strade che si aprono e altre che, almeno momentaneamente, si chiudono, ragazzi che affidano ai risultati dei test la scelta definitiva e altri che sono determinatissimi ad affrontare un certo corso di studi, tanto da sostenere esami di ammissione in diverse città. Insomma a questo momento si giunge da percorsi molto diversi, con aspettative diverse, ma un’unica comune convinzione di essere sulla soglia di qualcosa di decisivo per il proprio futuro.

A noi adulti che, a vario titolo, li accompagniamo in questo momento, può essere utile avere un quadro della situazione occupazionale dei laureati, in maniera da offrire ai nostri ragazzi quegli elementi di contestualizzazione che sempre devono trovare posto in un serio processo di orientamento e che spesso sfatano i luoghi comuni. Allora dal Rapporto 2017 di Almalaurea emerge che a un anno dalla laurea è occupato il 68% dei giovani che hanno terminato il triennio e il 71% di chi ha conseguito la laurea magistrale, a tre anni dalla laurea il tasso di occupazione raggiunge l’82% tra i laureati triennali e l’83% tra i magistrali biennali, insomma contro i preconcetti che noi forse abbiamo sulla laurea “breve”, la realtà ci dice che la differenza in termini di opportunità occupazionali tra chi ha fatto 3 o 5 anni non è significativa. Restano invece impari le opportunità che i diversi corsi di laurea offrono: favoriti i laureati delle professioni sanitarie e di ingegneria, penalizzati i laureati dei gruppi disciplinari psicologico e geobiologico.

Nel rapporto si evidenzia il fatto che le esperienze lavorative compiute nel corso degli studi, così come alcune competenze maturate (ad. Esempio nell’ambito sociale, culturale o sportivo), esercitano un effetto positivo in termini occupazionali. “A parità di ogni altra condizione, infatti, le esperienze di lavoro, di qualsiasi natura, le competenze informatiche, i tirocini/stage compiuti durante gli studi, le esperienze di studio all’estero sono tutti elementi che rafforzano la probabilità di lavorare, entro un anno dal conseguimento del titolo” quindi al vecchio adagio “finisci in fretta gli studi e poi penserai a lavorare” dovremmo sostituire un: “non studiare soltanto, cercati un lavoretto e coltiva le tue passioni, perché anche quelle ti aiuteranno a trovare lavoro”.

C’è un ultimo elemento a cui vorrei dare evidenza ed è la pertinenza degli studi fatti rispetto al lavoro trovato, solo per la metà dei laureati occupati a un anno il titolo risulta “molto efficace o efficace”: 51% per i triennali e 48% per i magistrali biennali, col trascorrere del tempo e migliorando le caratteristiche del lavoro cresce l’efficacia del titolo, a cinque anni tali quote aumentano raggiungendo, rispettivamente, il 63 e il 54% degli occupati, ma insomma non è affatto detto che si lavori nell’ambito per il quale si è studiato! Questo non è necessariamente un male, certo col tempo è più facile che questa corrispondenza si trovi, ma è importante sapere fin da subito che lo studio universitario non è un binario del treno che necessariamente porterà dove immaginiamo, le possibilità sono tante e la maggioranza di queste sono imponderabili.

Avere presente questo quadro mi pare che stemperi un po’ quella atmosfera da “oddio qua mi gioco il futuro” e restituisca alla realtà la sua dimensione complessa, accettando del fatto che non tutto è nelle nostre mani. Questo non significa che i ragazzi non debbano impegnarsi (e tanto) per prepararsi ai test e farli bene, vuol semplicemente dire che non si sa mai come andrà: a volte una strada presa per ripiego può rivelarsi la migliore, a volte capita che quel che si sogna a 19 anni non necessariamente sia quel che si vuole a 25, che il mondo del lavoro in cui si troveranno loro sia ancora da immaginare … insomma le risposte facili non esistono, quel che invece deve esistere e resistere – anche a questo periodo – sono la nostra fiducia e il nostro appoggio.

Paola Lazzarini