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Le Rubriche di ATNews - Comunicare la bellezza

Roberto Cabiale: “Quando arrivano i turisti io racconto il territorio” foto video

Continua il nostro viaggio nei territori astigiani che hanno ottenuto il riconoscimento UNESCO per i loro “Paesaggi Vitivinicoli”. Siamo nuovamente a Moncalvo, uno dei Comuni situati, come viene chiamato in gergo tecnico, in “Buffer Zone”, per incontrare un produttore che dei paesaggi vitivinicoli patrimonio dell’umanità se ne prende cura tutti i giorni.

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Roberto Cabiale: “Quando arrivano i turisti io racconto il territorio”

di Silvia Musso

Roberto Cabiale, 48 anni, conduce l’azienda vitivinicola “Cabiale” a Moncalvo. Possiede 22 ettari di vigneti (11 di proprietà e 11 in affitto) e due ettari noccioleto.
Con la moglie porta avanti l’attività di famiglia nella speranza che i loro tre figli seguano le sue orme. Il suo prodotto prevalente è il vino Barbera.
Ama profondamente il territorio e la maggior parte del suo tempo lo dedica al lavoro in vigna. Nel passato ci sono stati lavori di ampliamento dell’azienda, l’accorpamento fondiario e il recupero di vigneti semiabbandonati. Nel futuro vede la realizzazione di un agriturismo per poter trasmettere ai suoi ospiti il profondo amore per il suo territorio.
Il riconoscimento UNESCO è sicuramente motivo di attrazione turistica ma i risultati si vedranno negli anni e solo con la creazione di una rete di collaborazione tra produttori e aziende.

Cosa è cambiato per la sua attività con il riconoscimento UNESCO?

Voglio essere sincero. Per adesso è cambiato poco. Se ne parla molto. Ci fregiamo di questo riconoscimento, ma ad oggi non sono ancora in grado di quantificare i benefici che il riconoscimento può aver avuto sull’azienda.
Bisogna riconoscere che esisteva già un trend delle aziende locali prima della nomina di questi territori a Patrimonio dell’Umanità. Il turismo enogastronomico già esisteva e le aziende accoglievano turisti specialmente stranieri. Il nostro problema è la scarsa capacità di valorizzarci. È un grande handicap. Questo riconoscimento può servire da volano, ma prima è necessario creare un tessuto, una rete tra aziende. Siamo colleghi non concorrenti e tutti lavoriamo per salvaguardare e valorizzare questo territorio e la sua bellezza.
Per sapere se ci sono risultati bisognerà aspettare qualche anno. È un percorso lungo. Per ora il cambiamento principale ha riguardato l’incremento di burocrazia. Con L’UNESCO si è insediata una Commissione Paesaggistica che dà limiti e vincoli, che possono anche essere giusti, ma che rallentano i lavori come quelli di ristrutturazione delle aziende anche per un risvolto turistico.
E se da un lato la burocrazia cresce dall’altra stiamo continuando ad aspettare i nuovi bandi del PSR (Piano di Sviluppo Rurale) che continuano a subire proroghe.
Io per esempio, vorrei creare un agriturismo, ma anche solo per aprire una finestra le procedure sono lunghe e questo è sicuramente un impedimento per chi lavora per valorizzare il territorio e per far girare la sua economia. Per ora ci sono più difficoltà di prima e gli sforzi fatti per avere il riconoscimento UNESCO per ora non hanno ancora avuto riscontri.

Qual è il suo rapporto con il paesaggio?

La mia è un’attività di famiglia che va avanti da tre generazioni. Ho sempre pensato che avrei svolto questo lavoro e non ho mai avuto un ripensamento. La cosa più bella è fare un lavoro che piace e nonostante tutti i sacrifici io amo la mia professione. Amo soprattutto le attività nel vigneto. Non ho la vocazione per andare in giro all’estero e vendere i miei prodotti. Non nego che un’azienda debba essere anche “commerciale” e puntare sulle vendite cercando sempre nuovi mercati, ma io mi concentro soprattutto sul vigneto, tutto parte da lì e il lavoro in vigna è quello cui mi dedico di più. Altri possono delegare a dipendenti io preferisco seguire il lavoro in prima persona.
La differenza di un prodotto lo si fa nel vigneto: senza una materia prima di qualità non si ha un buon prodotto finale. Ed è un lavoro di ricerca e formazione costante. Il clima cambia, le caratteristiche di maturazione non sono le stesse di un tempo, la professionalità dell’azienda agricola è aumentata e la conoscenza del territorio è sempre più attenta.
Abbiamo un efficiente sistema di controlli che danno garanza di salubrità . Noi produttori siamo per le regole e per i controlli perché siamo i primi a volere un prodotto buono e sano. Accordi internazionali come il CETA per noi sarebbero dannosissimi perché ci esporrebbero ad una concorrenza estera sleale. Ma chi viene qui sa che trova prodotti sicuri oltre che buoni.

A questo proposito perché un turista dovrebbe visitare la sua azienda?

Noi offriamo un prodotto legato ad un territorio spcifico. Io non sono portato a girare il mondo per vendere il mio vino perché voglio che i visitatori vengano qui e che vedano come il prodotto nasce. Ultimamente si nota un ritorno anche di turisti italiani e non solo stranieri. Noi siamo abituati a questi paesaggi, ma i cittadini ricercano questo verde e questa pace. Alcune mattine sono così tranquille e silenziose che ho quasi paura a mettere in moto il trattore.
Un turista se sceglie un itinerario lo fa anche per i prodotti che trova e qui a Moncalvo di prodotti di qualità ce ne sono tre: il vino ovviamente ma anche la nocciola e lacarne con l’IGP razza piemontese. Ma poi non gli basta vuole sapere cosa c’è dietro questi prodotti. Il nostro è un turismo di chi vuole muoversi piano a piedi o in bici, di chi preferisce l’agriturismo all’albergo e soprattutto per chi vuole conoscere le storie di queste colline e delle persone che le abitano. E questo è quello che faccio io quando arrivano visitatorinella mia azienda: racconto il mio lavoro e il territorio.

Quanto lavoro c’è dietro alla bellezza di questi paesaggi?

È un lungo lavoro di cura, evidente anche al visitatore: un conto è vedere le vigne semi-abbandonate un conto è vedere vigne pulite con geometrie impeccabili.
Fino a dieci anni fa c’erano frammentazione e abbandono. Vigneti a macchia di leopardo: molti piccoli appezzamenti con proprietari ormai anziani. Poi c’è stato lo sforzo di alcuni produttori più giovani che hanno ampliato le aziende con l’accorpamento fondiario.
All’epoca gli agricoltori avevano, inoltre, fatto rete per contrastare il problema sanitario dei vigneti abbandonati che diffondevano malattie e insetti di tutti i tipi come la flavescenza. Il problema c’era ed era stato affrontato insieme.
Con vigneti più estesi, meno frammentati e più sani e con la valorizzazione del vitigno Barbera il reddito è migliorato e gli agricoltori sono stati più invogliati ad investire.
Come allora anche adesso è necessario replicare la rete tra produttori e avere come obiettivo la valorizzazione in chiave turistica dei nostri territori UNESCO per creare reddito e una nuova economia.

 

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Il Progetto “Comunicare la Bellezza: Narrazione Digitale dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato” è realizzato grazie al contributo di:

Regione Piemonte

Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato

Cooperativa della Rava e della Fava

Il Progetto ha ricevuto il Patrocinio di:

Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato

Comune di Asti

Comune di Vaglio Serra

Provincia di Asti